Con Temporarily Censored Home, ho inserito clandestinamente alcune fotografie nella mia casa adolescenziale a Pechino, per mettere in discussione la normatività dello spazio eterosessuale dei miei genitori.

Queste foto – scattate negli ultimi quattro anni – si compongono di ritratti miei e di altri uomini gay all’interno dell’ambientazione domestica allestito per il progetto One Land To Another; stampe delle mie stesse opere fatte negli Stati Uniti; fotografie di paesaggi naturali ed urbani scattate negli Stati Uniti, in Europa e in Cina; pagine strappate da riviste di cinema e moda che ho collezionato durante la mia adolescenza; foto dagli album di famiglia.

Posizionando e sovrapponendo queste immagini, sono riuscito ad accostare, mettere in contraddizione e far crollare i concetti di spazio e tempo, sconvolgendo la casa della mia adolescenza. Si colma la frattura tra il personale e il politico nel contesto dei sistemi oppressivi sia della Cina che degli Stati Uniti. Sebbene le installazioni non fossero permanenti, sono riuscito a “bonificare” la mia casa di Pechino, diventata un queer space, fatto di libertà e di protesta, anche se temporanea.

Sono nato e cresciuto in una famiglia conservatrice, a Pechino, in Cina, dove la manifestazione di comportamenti non etero-normativi era vietata. Mio padre è un ufficiale militare, mia madre un’impiegata statale. Nessuno dei due, ancora, sa che sono gay.

Crescendo in Cina, con un ristrettissimo panorama di esempi LGBTQ, la mia attenzione si è, ovviamente, rivolta a film e moda occidentali, dominati dalla rappresentazione dell’uomo bianco e mascolino. Il mio essere così esposto alla cultura americana (attraverso film e serie TV) ha instillato in me il Sogno Americano.

Conseguentemente, le pagine strappate delle riviste di moda e cinema accostate ai miei ritratti con altri uomini gay negli Stati Uniti ha creato una relazione autoriflessiva tra la produzione dell’immagine del potere e la mia indagine sull’intersezionalità di sessualità e razza.

La mia identità si è composta all’interno della mia casa adolescenziale: l’arredo a fantasia floreale di mia madre e lo spazio altamente organizzato di mio padre, costituiscono uno spazio eterosessuale della classe media. Qui ho apertamente collezionato le mie riviste. Ma solamente io sapevo che, grazie a quest’ultime, avevo segretamente compreso la mia sessualità.

Questa segretezza è esattamente quella che voglio condividere con il mio progetto: una segretezza che prende vita tra le mura di casa.

In questi anni ho sempre tenuto nascosto il mio progetto agli occhi della mia famiglia e, questa volta, devo nasconderlo nuovamente: ogni installazione deve essere montata e smontata prima che i miei genitori tornino dal lavoro.

I fotogrammi di differenti spazi omosessuali negli Stati Uniti che intaccano l’identità della mia casa adolescenziale, scontrandosi, così, con la normatività e il potere della fenomenologia dell’oggetto e dell’architettura.

Nell’era della globalizzazione, la libera espressione della sessualità è ancora ai limiti del rifiuto, minacciata e limitata sia in Cina che negli Stati Uniti. Dopo l’elezione neo-nazionalista di Trump e le sue politiche guerreggianti, le questioni del razzismo, del sessismo, delle opinioni anti-LGBTQ si sono ingigantite.

Crescendo in Cina, la mia istruzione è sempre stata caratterizzata da una profonda ideologia nazionalistica.

Il confronto tra le politiche imperialiste nazionaliste degli USA e la governance patriarcale e nazionalista della Cina mi ha permesso di comprendere come gli interventi di matrice nazionalista ed imperialista fossero strumenti di centralizzazione del potere.

Queste narrazioni del potere “maschili” collegano e dominano l’individuale e le istituzioni, il privato e il pubblico, il personale e il globale.

Con l’utilizzo di tutti i miei fotogrammi, le mie installazioni sottintendono anche un costante spostamento in diversi spazi, diversi luoghi: la deviazione a Philadelphia, l’orizzonte sull’Oceano Pacifico a Los Angeles, una protesta contro un partito di estrema destra a Monaco, la schiena di un soldato a Pechino, una vetrina abbandonata con al suo interno una bandiera americana a San Francisco, la marcia tenutasi in seguito all’elezione di Donald Trump, poster anti-Brexit a Bruxelles e via dicendo.

Nella mia “manomissione”, questi spazi e tempi paralleli ma convergenti sottolineano la relazione tra la libertà individuale e la governance politica internazionale.

Fornendo agli spettatori dei portali di migrazione, mi propongo di dissolvere i confini dell’opposizione.

Questi interventi non-egemonici all’interno della casa dei miei genitori non solo hanno catturato la frattura delle norme della sessualità, dell’egemonia culturale e del nazionalismo, ma hanno anche creato una miriade di differenze, confronti e contraddizioni. Ciò mi permette di trasmettere la mia incessante volontà di trovare un posto migliore sia in Cina che negli Stati Uniti.

Offro, così, un’analisi di quello che è stato il mio passato e la formazione della mia identità, criticismo rispetto al clima politico attuale e desiderio di speranza per il futuro.

È troppo difficile pensare alla coesistenza di differenze? Siamo in grado di superare i nostri comodi limiti, i limiti riguardo la sessualità, la razza e la nazionalità?

Traduzione di Pietro Cantoni

Behind My Door

Freedoms Are On The Margin

Inside of My Drawer

Parents’ Bedroom

Reanimated Bedroom

Space of Ruptures

The Dining Room

Worlds Within Worlds

Fotografie di © Guanyu Xu

www.xuguanyu.com