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Ravenna, la città che oggi viene chiamata capitale mosaico, offre al visitatore una bellezza mistica e spirituale grazie ai suoi 8 siti patrimonio UNESCO.

Ravenna è la città degli incontri, tra popolazioni, culture, ideologie e arti. Elementi agli antipodi si avvicinano, come tante tessere, trasformando quella che un tempo fu la capitale dell’Impero romano d’Occidente, in una nuova “capitale mosaico”, la cui bellezza mistica e spirituale si può esperire percorrendo un itinerario attraverso gli 8 siti patrimonio UNESCO. Conosciamo meglio questa città.

La basilica di San Vitale di Ravenna

Monumento bizantino tra i più celebrati al mondo, la basilica di San Vitale si erge, nella sua sobria magnificenza, al termine di un modesto vialetto lastricato, che sembra preannunciare un altrettanto modesto interno. Tuttavia, varcando l’ingresso, si resta a bocca aperta dinnanzi alle robuste colonne, ai preziosi marmi che decorano la struttura interna e agli stupefacenti mosaici del presbiterio e del coro.

Particolare del centro storico di Ravenna (fonte: wikimedia commons)
Particolare del centro storico di Ravenna (fonte: wikimedia commons)

Scene relative al Vecchio Testamento si fronteggiano attorno alla mensa, evocando il tema del sacrificio di Cristo. Anche le figure dell’imperatore Giustiniano e di Teodora, che mai visitarono Ravenna, fanno la loro comparsa, con le rispettive offerte: un calice d’oro e una patera. Viene rappresentata in questo modo l’offerta terrena come contraltare a quella eucaristica.

Alla potenza mistica di San Vitale nessuno è immune; non lo fu nemmeno Gustav Klimt, che dopo la sua duplice visita a Ravenna, nel 1903 sperimentò il suo periodo aureo, ispirandosi all’oro neoplatonico dell’arte musiva. Pur non essendo il contenuto teologico di questo in linea con la sua arte, egli scelse di trattenerne la forma, trasformando le iconografie sacre in arabeschi secessionisti.

Il mausoleo di Galla Placidia

Nello stesso giardino ospite di San Vitale si trova il mausoleo di Galla Placidia, con la sua architettura spartana e modesta, che stride, e allo stesso tempo diviene un tutt’uno, con lo sfarzo delle decorazioni interne. La struttura si presenta quindi come la materializzazione emblematica della vita del buon cristiano: un’apparenza pura e semplice che racchiude autentica ricchezza d’animo.

Il mausoleo, d’impianto cruciforme, fu ideato e realizzato a metà del V secolo, per accogliere spoglie mortali di Galla Placidia, figlia di Teodosio il Grande. Essendo anche madre del Valentiano III, governò l’Impero romano d’Occidente in luogo del figlio, ancora troppo giovane. Tuttavia, dalla morte di Galla nel 450, il corpo di questa riposa a Roma, probabilmente nella tomba di famiglia.

La basilica di Sant’Apollinare Nuovo

Interno della basilica di Sant’Apollinare Nuovo (fonte: wikimedia commons)
Interno della basilica di Sant’Apollinare Nuovo (fonte: wikimedia commons)

Cuore pulsante del centro storico di Ravenna, nonostante la perdita dei mosaici dell’abside, la basilica di Sant’Apollinare Nuovo è un vero e proprio gioiello architettonico. Anche qui, la modestia della pietra all’esterno fa da contraltare alla ricchezza delle pareti laterali interne, coperte da tessere sfavillanti, disposte a comporre da un lato figure di nobili vergini, contrapposte a quelle dei martiri sul lato opposto. Al di sopra di queste, si possono ammirare ulteriori rappresentazioni, ovviamente musali, di miracoli, parabole, scene di vita, Passione e morte di Cristo.

Eretta per volontà del re germanico Teodorico, tra il 493 e il 526, nacque come basilica palatina, quindi ariana. Tuttavia, dopo la cacciata dei Goti del 561, in virtù dell’editto di Giustiniano, si convertì la chiesa all’ortodossia cattolica. Divenne così, in un primo, momento San Martino «in Ciel d’oro», per poi acquisire il titolo di «Sant’Apollinare» a metà del secolo IX, con il trasferimento delle reliquie del protovescovo dall’omonimo tempio di Classe. Per distinguere la basilica suburbana da quella cittadina, venne aggiunto l’aggettivo «Nuovo».

Il Museo e Cappella di Sant’Andrea

All’interno del Museo Arcivescovile si incontra l’unico esempio di cappella arcivescovile paleocristiana pervenutaci integra. I mosaici che ne decorano gli interni risalgono all’epoca in cui, a Ravenna, convissero le confessioni ariana e ortodossa.

Infatti, la decorazione musale della Cappella è espressione di una visione naturalistica che si confonde con una più spontaneamente onirica e fantastica, attraverso il recupero e la rielaborazione di forme e colori orientali. La rappresentazione, all’ingresso, dell’Ecclesiae Militans , il cui emblema è il Cristo-guerriero che calpesta il leone e il serpente (il Male: l’arianesimo), è solo il preludio alla personificazione dell’Ecclesia triumphans nel Cristo sostenuto da quattro angeli-vittorie alate, che domina l’interno della cappella. In questo modo, attraverso l’arte musiva, si celebra il Cristo-Salvatore, affermando la consustanzialità tra Padre e Figlio, negata dall’eresia ariana.



Giada Bortoletti
Giada Bortoletti

Editor della sezione lifestyle

Tra una passeggiata nel parco e una lezione di fitness amo leggere romanzi di amore e guardare film a lieto fine. Una vita sempre in ritardo e di corsa.