Archiviato il capitolo musicale, è tempo ora di dedicarci al cinema e alle emozioni (e non) vissute in questo 2018 davanti al grande schermo (o al pc, o a Netflix, ma io rimango di quella vecchia scuola convinta che no, non è la stessa cosa).

Nonostante l’argomento, che mi spingerebbe a scrivere fino a Capodanno (avete da fare?) attirandomi le ire di chi durante le feste ha la concentrazione lunga quanto una story (nel caso vi rimando al mio Instagram), proverò a negare la mia stessa natura e ad essere sintetico: il 2018 (specifichiamo che teniamo in considerazione l’anno di uscita nel territorio italiano) è stata una buona annata, anche se non entusiasmante. Di quelle medio-alte (molto meglio nella prima parte): sono mancati forse i veri e propri capolavori, sostituiti da tantissimi buoni film di ottima fattura (con conseguente sclero nel costruitre la parte centrale della classifica).

Partiamo dunque dal cinema italiano, senza dubbio in crescita rispetto al 2017. Al netto delle solite commedie quasi tutte trascurabili (segnaliamo fra le buone uscite “leggere”  l’on the roadin versione geriatrica Ella&Johndi Virzì e il metafisico-ironico Troppa Grazia, con un’ottima Alba Rohrwacher), le buone note azzurre sono arrivate dal ritorno di una buona parte del gotha registico italiano: la garanzia Sorrentino, alle prese in Loro con un soggetto tutt’altro che facile (quila recensione), Valeria Golino, che dopo Mielesi conferma con disinvoltura dietro la cinepresa in Euforia, pieno di citazioni italiche e riuscitissimo, anche grazie a uno Scamarcio sempre più in palla e alla sua migliore interpretazione. Vi è poi il candidato all’Oscar (anche se purtroppo già tagliato fuori) Dogman, che segna il ritorno di Garrone e Lazzaro felice, sempre a marchio Rohrwacher (l’altra, Alice) a dimostrazione che le cose buone, nel nostro paese, arrivano quando si affondano le unghie fra le mille difficoltà del substrato periferico italiano, laddove giacciono contraddizioni e minoranze. E a proposito di minoranze, il film italiano dell’anno è Sulla mia Pelle, lo straziante racconto delle ultime ore di Stefano Cucchi. Al di là del peso politico che può aver avuto la pellicola sul caso, l’interpretazione gigantesca di Alessandro Borghi arriva dritta allo stomaco come uno dei calci inferti a Stefano. Max Tortora e Jasmine Trinca completano il cast con interpretazioni morbide e cariche di quel dolore che permea con la giusta forte delicatezza tutta la pellicola.

Ottime notizie arrivano anche dal cinema d’autore internazionale (poi arrivo anche ai blockbuster, tranquilli), dove due delle più grandi promesse registiche indipendenti che erano attese alla grande prova internazionale, hanno entrambe scelto di giocarsi il salto di qualità sul terreno del thriller: stiamo parlando del regista iraniano Farhadi, che con Tutti lo sannoesce per la prima volta fuori dai suoi confini (geografici e non) dirigendo un cast di primo livello (Javier Bardem e Penelope Cruz) e del regista greco Lanthimos, anche lui per la prima volta al comando di un’altra coppia di tutto rispetto, Colin Firth(già diretto inThe Lobster) e Nicole Kidman.

Se è pur vero, come espresso da gran parte della critica, che entrambi sacrificano in parte la loro accurata capacità di indagine dei meccanismi socio-psicologici sull’altare dell’immediatezza dell’aspetto narrativo, è anche vero che entrambi giocano proprio sul campo del thriller una partita delicata che non nasconde le loro capacità autoriali, ma anzi le amplifica, rivestendo la tensione tipica del genere con un personalissimo sguardo autoriale: allucinante, in questo senso, il climax finale del Sacrificio del cervo sacro,con una Kidman al centro di un’operazione di ripristino della tradizione Kubrick-Von Trier di cui è stata essa stessa protagonista.

I thriller del 2018 non si fermano a loro: l’esperimento di A Quiet Place, seppur tra eccessivi voli pindarici della trama, è più che riuscito, con Emily Blunt più che credibile e un cast bravissimo a reggere i 90 minuti di film senza praticamente aprire bocca: non ci risultano sperimentazioni simili nella storia del cinema. Anche il francese L’affidolega lo spettatore alla poltrona non facendolo respirare per gli ultimi 20 minuti (evitate, come me, di guardarlo da soli in casa all’una di notte). The Guiltye Searchingsono thriller altrettanto riusciti, con il non implicito plus di tirare l’ansia giocando in un’ambientazione unica (il volto di un centralinista della polizia nel primo, lo schermo di un pc nel secondo).

Spostandoci decisamente più a est e abbandonando le atmosfere thriller, la storia d’amore a sorpresa arriva dall’Ungheria: Corpo e Anima è un delicatissimo romanzo d’amore, dove a differenza dei più famosi ma simili “The shape of water” e “Il favoloso mondo di Amelie”,  qui l’intreccio fra anime fragili e problematiche nasce nella crudeltà di un mattatoio. Lontano dalla superficie razionale, la complicità umana agisce nel substrato inconscio dei protagonisti, restituendo alla pellicola tutta la potenza espressiva implicita nei loro (e nostri) sogni.

Per chi invece avverte sempre più forte dentro se stesso il male di capitalismo, consigliamo calorosamente l’indie-americano Senza lasciare tracciae il brillantissimo islandese La donna elettrica. I film sembrano conoscersi, si ammiccano e giocano di sponda sul medesimo piano, quello della critica a una società sempre più dis-umana e piegata alle dipendenze del profitto. L’abbraccio con la natura e la lotta al sistema sono due possibili fughe allo stesso disagio.

Fra le più celebri produzioni americane, già conosciute (o in odore) di Oscar, sembrano lontanissime le tematiche del 2017, dove a far da padrone era il tandem guerra-fantascienza (Dunkirk, La battaglia di Hacksaw Ridge, Blade Runner). Il 2018 segna la rinascita di un nuovo umanesimo in cui l’individuo e la sua storia, così come le sue relazioni, e il suo rapporto con la società, si erge come perno centrale delle pellicole. È il caso della Halley del meraviglioso Florida Project,madre emarginata dalla società che lotta anche contro se stessa per proteggere i suoi figli, e della Mildred Hayes (straordinaria il premio Oscar McDormand) di Tre manifesti a Ebbing, Missouri, che invece quella stessa figlia l’ha persa, e si trova nella disperata rincorsa di una giustizia che la società non vuole darle. Anche la Cleo di Romasi erge a eroina della modernità,  fedele domestica solo apparentemente ai margini della famiglia, e che trova proprio nella stessa famiglia la forza per lottare contro maschilismi, ingiustizie sociali e vulnerabilità personali. Uomo e relazioni al centro anche della pellicola Netflix dei Coen, The Ballad of Buster Scrugg, dove su diversi episodi si articola la discussione su vita e morte permeata sempre dall’inconfondibile ironia dei registi, e dei bellissimi Il Filo Nascostoe The Shape of Water (quila recensione), dove le storie d’amore non sono meri incontri fra persone, ma incroci fra complesse entità che, a prescindere dalla fisicità, mettono in atto relazioni e comportamenti figli di un passato e di un’emozione presente pronta a non finire mai.

Proprio come la nostra passione per il cinema.

La numero 1 è fra queste. A voi scoprirla!

50 SI MUORE TUTTI DEMOCRISTIANI
49 FINAL PORTRAIT
48 A STAR IS BORN
47 TUO, SIMON
46 MORTO STALIN SE NE FA UN ALTRO
45 GIRL
44 ISLE OF DOG
43 LAZZARO FELICE
42 QUELLO CHE NON SO DI LEI
41 IL VERDETTO


40 SOLDADO
39 THE WIFE
38 I TONYA
37 FOXTROT
36 A BEAUTIFUL DAY
35 COLD WAR
34 OLD MEN AND GUNS
33 TUTTI I SOLDI DEL MONDO
32 WIDOWS
31 LONTANO DA QUI


30 FIRST MAN
29 ELLA & JOHN
28 UPGRADE
27 BLACKKKLASMAN
26 SEARCHING
25 DOGMAN
24 TROPPA GRAZIA
23 CALL ME BY YOUR NAME
22 COLETTE
21 A QUIET PLACE


20 THE POST
19 L’ORA Più BUIA
18 LADY BIRD
17 THE PARTY
16 THE GUILTY
15 L’AFFIDO
14 SENZA LASCIARE TRACCIA
13 LA DONNA ELETTRICA
12 TUTTI LO SANNO
11 THE BALLAD OF BUSTER SCRUGG


10. Alfonso Cuaron – ROMA 

9.  Paolo Sorrentino – Loro 

8. Ildikò Enyedi – Corpo e Anima 

7. Valeria Golino – Euforia 

6. Martin McDonagh – Tre Manifesti a Ebbing, Missouri

5. Alessio Cremonini – Sulla mia pelle

4. Yorgos Lanthimos – Il sacrificio del cervo sacro

3. Sean Baker – The Florida Project 

2.  Guillermo del Toro – The Shape of Water

1. Paul Thomas Anderson – Il filo nascosto