Eccoci dunque giunti (non senza un sospiro di sollievo) alla fine di questo 2018.

Al di là dei bilanci su se stessi, che lascio volentieri al chiuso delle vostre testoline, è anche il momento, per i veri appassionati, di tirare le somme per quanto riguarda ciò che quest’anno ci ha lasciato a livello musicale e cinematografico. Ricordandoci di non prenderci troppo sul serio (vale anche e soprattutto per il bilancio su se stessi), cominciamo la nostra scalata verso il vertice, partendo della musica.

Il 2018 conferma il periodo difficile del pop, almeno per come siamo abituati a intendere questo termine. Stretto in un spazio sempre più angusto fra il trap/rap, l’indie-pop/rock di band nazionali e non, e la dance/elettronica, sempre in più in mano a un gruppo ristretto di dj mondiali, sono poche le hit vere e proprie che questo anno lascia ai posteri. Il discorso vale anche per gli album: non è infatti un caso che nel panorama italiano, a netto degli ottimi concept-album pop di Marco Mengoni e Francesca Michielin (entrambi palesemente presi bene dai loro viaggi), e smaltito non senza qualche delusione il leggerino ritorno di Elisa (stendiamo un velo pietoso su Giorgia), i migliori lavori escono dai cilindri di Cosmo e Gazzelle, relative novità delle classifiche italiane. Se il primo riversa le sue turbe psicoesistenziali su anfetaminici tappetti elettronici, il secondo lo fa con toni melò su atmosfere che rispetto al primo album si fanno meno indie e più rock/pop: il risultato è comunque di pari intensità, e i due artisti sono ormai elementi rappresentativi della trasformazione (seppur lenta) della musica italiana al di fuori dell’ipertrofico campo trap, nel quale per mancanza di competenze (ed età) del sottoscritto, non ci addentriamo.

Le cose migliori, all’estero, le fanno Janelle Monae, finalmente alle luci della ribalta anche grazie a un pezzo del suo modello di riferimento, il compianto Prince, e il rapper XXX Tentacion, che a proposito di compianti, proprio quest’anno è venuto a mancare (lutto destinato ad avere la stessa importanza musicale di quello della Winehouse). Fra le rivelazioni dell’anno mi sento di segnalare il bellissimo lavoro di debutto del belga Tamino, voce caldissima su atmosfere soft-rock che sembrano una fusione fra fra i London Grammar, i The National e i Cigarettes after sex, e il lavoro dei Kadebostany, band svizzera che pare la versione indie (e musicalmente ben riuscita) degli Imagine Dragons. Se avete voglia di qualcosa di diverso, approfittate di queste feste per buttarci un orecchio.

E se la Aguilera, che sembra ormai non vendere più un disco neanche fra i suoi familiari, confeziona un’ottima e sottovalutata prova di pop contemporaneo, il disco dell’anno per quanto mi riguarda è senza dubbio Honey di Robyn. La cantautrice svedese (nazione fertile di promesse e conferme) non è certo un volto nuovo del terzo millennio musicale, ma con la sua settima prova sembra raggiungere il suo apice, gettando il cuore sfondato dal dolore su una omogenea base elettronica fatta di richiami alle sonorità anni ’80, in un lavoro di straordinaria omogeneità e compattezza.

Il 2018 è decisamente suo.

A seguire, la top 10.

10. Kadebostany – Monumental 

9. Francesca Michielin – 2640

8. Marco Mengoni – Atlantico 

7. Janelle Monae – Dirty computer

6. Christina Aguilera – Liberation

5. XXX Tentacion – ?

4. Gazzelle – Punk 

3. Cosmo – Cosmotronic

2. Tamino – Amir

1. Robyn – Honey