Personalmente sono sempre stato dell’idea che il tasto play per un disco di Madonna sia come il primo passo di un qualsiasi percorso di vita (o di studi, a seconda del periodo di vita in cui vi trovate): sai che lo stai compiendo, ma non hai la minima idea di che cosa ti aspetti dopo.

Dopo l’ascolto di MadameX posso tranquillamente confermarvi che a 61 anni la regina del pop continua a confermare questa tesi. E qui di seguito proverò a riassumervi, traccia dopo traccia, di fronte a che cosa mi sono trovato:

Fonte: pagina Facebook ufficiale di Madonna

Medellin

l’ormai celebre, scanzonato e criticato One-Two-Cha-Cha-Cha, con Maluma più padrone che ospite del pezzo, fa da apripista al disco più global (o glocal) di Madonna. La produzione di Mirwais e l’interpretazione ipnotica di Madonna (anche se confinata in pochi secondi) fanno sì che il pezzo non scivoli in territori dozzinali, suonando come una parziale dichiarazione di intenti e portando alla ribalta uno dei temi perno di questo disco, la riscoperta di se stessi in un altro paese. L’ennesima reinvenzione di Madonna ha ora inizio.

Dark Ballet

Regola numero uno di tutti i viaggi: una volta allacciate le cinture, i primi chilometri sono i più prevedibili. Non se siete in un disco di Madonna, dove non si fa in tempo a consolidare l’idea di un disco dalle tinte esclusivamente latino-americane, che ci si trova già spiazzati alla prima curva: due minuti di cantato a fare da premessa per la rivoluzione; Tchaikovsky, Bohemian Rapsody e Arancia Meccanica a fare da retroterra culturali a uno dei brani più sperimentali dell’intera carriera della regina del pop.

God Control

Già tra le più amate dai fan, God Control replica la struttura rapsodica e schizofrenica del precedente brano, quasi a voler dichiarare l’ufficiale abbattimento delle classiche barriere fra ritornello e strofa, metafora a sua volta dell’abbattimento culturale dei muri e dei confini geografici, tema centrale del disco. Molto criticato il primo minuto per l’interpretazione di Madonna, che a me però convince: la regina canta a bocca e denti stretti, quasi a trasmettere la rabbia per un mondo che necessita di quel wake up che arriverà, infatti, sussurrato, pochi secondi dopo: Il coro gospel alla Like a Prayer chiude la prima parte del pezzo facendo scendere le lacrime per la solennità: quel che viene dopo è un puro inno alla disco anni ’70, un impressive instant steso su I love you baby. Un pezzo stupendo che non assomiglia a nulla.

Future

Dopo l’altalena di emozioni, così come in una lunapark, arriva il bisogno di sedersi un attimo, con Future. Collaborazione con il trapper Quavo, e al centro di polemiche per la perfomance all’Eurovision, il pezzo sembra arrivare direttamente da una improvvisata sessione live in spiaggia, con l’autotune di Madonna che si fa strada fra gli elementi reggae. La richiesta di wake up del pezzo precedente trova il suo seguito nell’invocazione di un futuro migliore.

Batuka

Etichettare Madonna è difficile e inutile quanto etichettare con una parola un sentimento. Ne è la prova Batuka, un pezzo che mixa ritmi tribali africani (e siamo già al terzo continente in 5 pezzi) alla voce (forse un po’ troppo) modificata di Madonna, che giunge tuttavia come una presenza angelica e demoniaca allo stesso tempo, intrinseca e estrinsca al pezzo, che lo crea ma allo stesso tempo non ne è presenza fondamentale, quasi a volerlo ascoltare da fuori. Musicalmente avvicinerei questo pezzo alla produzione di MIA, ma non mi spingerei oltre con le definizioni. Siamo dentro al disco meno commerciale della storia di Madonna dai tempi di Ray of light.

Killers who are partying

La collaborazione Mirwais-Madonna preme sull’acceleratore e qui voliamo altissimo. La regina si proclama dalla parte dei deboli e dei repressi, confermando l’abbattimento delle barriere come denominatore comune del disco. Il tema dell’abbraccio collettivo, al centro anche della perfomance dell’Eurovision, è affrontato nelle molteplici declinazioni decantate da Madonna. L’incedere è lento, la voce è materna e ti culla, la sensazione è quella di ricevere un abbraccio davanti a un falò.

Fonte: pagina Facebook ufficiale di Madonna

Crave

Secondo (o terzo?) singolo dell’era, Crave rappresenta l’episodio più pop e segna un punto di rottura del disco, proprio quando l’incedere latino/tribale glocal aveva preso piede nelle nostre anime. Prendiamo nota della svolta con un po’ di amarezza, ma preso singolarmente il brano non può essere certo detestato. Romantico.

Crazy

Si allontana Mirwais e il disco sembra un po’ sbandare. Tocca a Madonna far quel che può con l’interpretazione, ma il pezzo nasce debole. Non bastano le parole in salsa iberica, le atmosfere sono troppo zuccherose e paiono un mix fra Superstar e Body Shop.

Come Alive

L’inizio tambureggiante promette bene ma non segna tuttavia il ritorno al concept del disco, rimarcando invece le atmosfere zuccherose del brano precedente. Ricorda Dear Jessie, con un ritornello più ruvido e ossessivo. Un altro episodio trascurabile che purtroppo abbassa il livello di coerenza del disco, ma apprezzo tantissimo il coro finale.

Extreme Occident

Mettiamo definitivamente da parte le atmosfere pop, Madonna riprende le redini del disco replicando la struttura di Dark ballet e God control: una prima parte cantata e sincopata chiusa con l’urlo “I Wasn’t Lost”, una seconda più strumentale dove Madonna fa un passo indietro tenendo tuttavia il focus su se stessa e sulla sua storia. È il passaggio più autobiografico del disco. Ci sono elementi di American Life ma a sorpresa qualche intonazione rimanda a You must love me.

Faz Gostoso

Il passaggio da Extreme Occident a Faz Gostoso rimanda all’immagine di un’artista che esce dall’intimità della sua camera da letto per spogliarsi di tutti i vestiti che ha addosso e correre in strada, dove fra la ghiaia di una polverosa strada portoghese può dare il via a un ballo che trasuda gioia collettiva. Se Spanish Lesson era un finto prodotto sudamericano confezionato e surgelato, Faz Gostoso ha decisamente il sapore più autentico di un Baccalà appena pescato.

Bitch I’m Loca

Se le aspettative per questo brano, anche solo a leggere il titolo, erano basse, devo onestamente dire che si sposa bene con il resto del disco, non scivolando mai nell’effetto Papi chulo. Facciamo finta di non aver sentito l’ultimo scambio di battute “Where do you want me to put this?”, “You can put It inside”.

I don’t search I find

Torna alla ribalta Mirwais, che mette sul tavolo le atmosfere di Music, mentre sua maestà gioca con le sonorità di Erotica. L’intesa tra i due è tale che solo con lui Madonna sembra libera di raccontare se stessa. Il pezzo gioca con il passato di entrambi ma non suona affatto come già sentito e stucchevole.

Fonte: pagina Facebook ufficiale di Madonna

Looking for Mercy

È vero, il tema del divino e spirituale non è niente di nuovo nella discografia di Madonna, ma risentirla in questa veste, più da ballad, fa tremare il cuore di qualsiasi fan. Forse il pezzo più tradizionale, ma forse anche quello più sentito. A teatro, se le corde vocali saranno in forma, verrà giù tutto.

I Rise

Particolarmente criticato dai fan alla sua uscita, I Rise è il brano meno personale (non fatichiamo a immaginarla cantata da qualcun altro) ma è tuttavia, per la tematica sociale, adatto a chiudere il disco. Meno autotune non avrebbe guastato.

 

In sintesi, mi sento di poter dire che MadameX è il disco più bello di Madonna da Confessions, e forse in assoluto il meglio suonato e prodotto. Variegato affresco post-moderno, mette insieme l’anima impegnata e sociale di American Life, di cui ne è continuazione, con il divertissment tanto caro alla regina degli ultimi anni, il tutto sotto l’unico capello della sfida della creazione di una musica global. A Madonna riesce dopo anni l’impresa di tenere unite le mille sfaccettature della sua identità, che si rimandano qui l’una con l’altra in un complesso gioco di specchi che ha come unico obiettivo quello di dimostrare, insieme all’unità del disco, quella del mondo, costituita da una grammatica musicale di cui la regina (ancora tale) ne è portatrice, e probabilmente anche anticipatrice.

Bentornata, Madonna.