20:45 Non fai tempo a scolare la pasta che inizia il 69esimo Festival della canzone italiana. Baglioni, Virginia Raffaele e Claudio Bisio debuttano in cima al palco, con un ingresso in posa che non si ricordava dall’ultimo concerto delle Destiny’s Child. Sotto c’è gente che balla breakdance, un po’ di capoeira. C’è confusione, siamo già disorientati.

20:48  Baglioni ci dice che il simbolo 69, ossia il logo dell’edizione, raffigura lo yin e yang. Curioso, solitamente viene associato ad altro.

20:55  Apre la gara Francesco Renga con un pezzo che è un po’ Noemi, un po’ Mengoni, un po’ qualunque cosa della musica italiana. Che però cantata da altri suonerebbe decisamente meglio.

VOTO 4,5

21:00  È il turno di Nino D’Angelo e Livio Cori (chi?). Di già. è come quando entri in ufficio e neanche il tempo di accendere il pc che hai già 8 problemi addosso. Che ci volete, è una tassa che dobbiamo pagare. A volte si chiama D’Alessio, a volte Maria nazionale, a volte D’Angelo. Cambia poco, cambia canale.

VOTO: 4

21:02  Raffaele e Bisio stanno bene insieme come maionese e lasagne, Mario Monti e Salvini, arancione e giallo.

21:05  Ti distrai un attimo e si parla di una svolta elettronica di Nek. Che sì, ha messo due bassi, per carità, ma il pezzo non è che diventa Bohemian Rapsody.

VOTO 5,5

Matteo e Andrea Bocelli – Sanremo, 5 febbraio 2019 (ANSA/ETTORE FERRARI)

21:10  I The Zen Circus sono un gruppo di tutto rispetto, ma la sensazione è che osino tanto. Testo alla De Andrè, ritornello che non arriva, incedere inconcludente. è la sensazione tapis roulant: correre senza arrivare. Forse è sbagliato il contesto, forse la canzone, o forse noi. Da risentire.

VOTO: 6

21:20  È il momento del Il Volo che gli farei fare fuori dalla finestra. I credits della canzone sembrano un codice Iban, dal numero di persone che hanno preso parte alla scrittura. Fra cui la Nannini, che avrebbe fatto meglio a tenerla per sé. Temiamo che nella gara vada molto avanti.

VOTO: 4

21:23  Quest’anno irrompe una tecnologia nel Festival. Le prime file del pubblico si aprono in due, come il mare di fronte a Mosè. Qui invece siamo di fronte a Bertè.

21:25  Arriva la Bertè, con un borsello in vita, la posa di un controllore ATM, l’espressione di un membro dei Muppets. È francamente difficile non amarla, così come non amare il pezzo. La prima strofa recita: “C’è qualcosa che non va, per essere seduti qui”, un dialogo con il pubblico più che l’incipt di una canzone. Promossissima.

VOTO: 8

21:45  La serata non gira. Virginia e Bisio con la stessa disinvoltura mia nelle interrogazioni di Chimica quando filosofeggiavo per non far capire che non ci stavo a capire un cazzo.

21:40  È il momento del primo ospite,  Bocelli con il figlio. Cantano Follow me, e la gente li segue. Standing Ovation, per le voci ma anche per l’aspetto fisico del ventunenne di belle speranze.

21:45  Cominciamo a registrare i primi segnali di sonno.

22:00  È il turno di Daniele Silvestri, con la partecipazione di Rancore, così come la metà degli italiani. Ci parla dei problemi di un sedicenne. La tematica non è facile, il pezzo non sanremese, audace, forse troppo. Da ascoltare, ma in altri contesti.

VOTO: 6,5

22:05   Shade (che non è un carattere di Word) e Federica Carta, che a metà interpretazione si fanno scappare “c’è la luna piena ma tu hai la luna storta”. Fedez, scansate.

VOTO: 4

22:10  Tocca all’attesissimo Ultimo, che però non ci sorprende. Fa il suo, a X-Factor direbbero “compitino”. Nonostante l’età il ragazzo ha già uno stile personale e definito, e di questo gli va dato atto: dovrebbe cambiare qualcosa però, il rischio dell’eccessiva prevedibilità è dietro l’angolo.

VOTO: 6,5

22:15  Si rivede Baglioni, che rientra con in prestito il make up della Bertè.

22:20 Siamo a Paola Turci, formula vincente non si cambia. Il pezzo è infatti nel solco di Fatti bella per te, elegante, con piglio rock. Non arriva del tutto, ma forse è necessario qualche ascolto in più.

VOTO: 6,5

Paola Turci – Sanremo, 5 febbraio 2019 (Gian Mattia D’Alberto/LaPresse)

22:30  Motta, che è un autore di tutto rispetto, inizia cantando Dov’è l’Italia, qualcuno risponderebbe davanti alla tv a dormire. Dopo il ritornello si smarrisce in un ossessivo mi sono perso, sapessi noi. Bellissima camicia però.

VOTO: 6,5

22:35: I veri sconfitti di questa prima serata sono gli autori: non c’è nessun guizzo, nessuna battuta memorabile.

22:40  È il turno dei Boomdabash. Ritmo allegro, canzone estiva. Scompigliata, portano un po’ di brio, anche se la sostanza è pochina. Piacioni e piacevoli.

VOTO: 6

22:45  Patty Pravo&Briga: frutto di un incidente fra un avatar, Madonna senza trucco, e il mostro di The Shape of Water, Patty Pravo irrompe sul palco e cala il silenzio. Nel vero senso della parola, perché si rompe tutto. Microfoni, audio, forse anche mollette che tengono in piedi l’impalcatura. Poi la canzone parte, purtroppo.

VOTO: 4

Claudio Bisio e Patty Pravo – Sanremo, 5 febbraio 2019 (ANSA/ETTORE FERRARI)

22:50  Cristicchi stende tutti con una prova da autore e da interprete che tira la lacrima. Col cuore in mano, raffinato in certi punti e gigione in altri, direbbe la Ventura. Funziona, ma c’è il sospetto che potrebbe stufare.

VOTO: 7,5

22:55  Il pubblico continua ad aprirsi, la signora in terza fila è al terzo conato di vomito.

23:05  È il turno di Achille Lauro con Rolls Royce, siamo in piedi sul divano. Il testo è un frullato al quale non si dà neanche peso, l’attitude è quello del Vasco Rossi degli esordi, vestito da gruppo indie contemporaneo. Sfrontato, eccessivo. Bello vero.

VOTO: 8

23:15  Arisa canta la sua canzone con la stessa convinzione con cui Noemi canta nella pubblicità del salame Negroni. Ci crede davvero, e finiamo col crederci anche noi. Più vicino a Sincerità che a La Notte. Orecchiabile, fresca, azzeccata.

VOTO: 7

23:20  Non so se era necessario portare i Negrita, forse Enrico Ruggeri non rispondeva al telefono. Non sono ancora usciti dagli anni ’90.

VOTO: 5

23:30  Il pezzo di Ghemon è un piccolo gioiello indie. Temiamo non verrà capito, ma noi supportiamo con coraggio.

VOTO: 7,5

23:40  Mancano 45 cantanti ma facciamo pure entrare Claudio Santamaria per cantare tutti insieme nella Vecchia fattoria.

00:00  Einar, che sembra un’esclamazione e invece è un cantante. Dice di scrivere l’amore con parole nuove, in realtà suona come un classicone che non cammina lontano dal solito canovaccio. Per l’età che ha, è un peccato, di rara bruttezza.

VOTO: 4

00:10  Al cantante degli Ex Otago non manca la zeppola di Jovanotti, e neanche il suo piglio per tenere il palco. Il pezzo ha ritmo, il testo gioca di ambiguità e ci restituisce un brivido.

VOTO: 6

00:18  Viene introdotta Anna Tatangelo, presentata come una signora che ha iniziato come cantante e ha poi attraversato la tv, senza rimanerci incastrata dentro purtroppo.

VOTO: 4

00:20  L’esibizione della Tatangelo è stata la n. 2.000 della storia del Festival. Le 2.000 e una nota, l’unica presente nella sua canzone. Monotòna e Monòtona.

00:30  Irama canta il suo pezzo, con dietro un coro gospel di quelli che usa Madonna per Like a Prayer. PER DIRE.

VOTO: 5

00:40  La parte sinistra della faccia di Baglioni è già andata a letto.

00:53  Entra Enrico Nigiotti ed è subito nightclub. La seconda consumazione l’avrà già pagata? Il pezzo è trascinante, ma non troppo.

VOTO: 6

01:00 È davvero un peccato che Mahmood sia relegato a fine serata, quando ormai di sveglio non c’è neanche più la prima fila dell’Ariston, che a furia di aprirsi è svenuta. Il pezzo è un unione di soul, r’nb, un po’ come mettere Jay-z, Madh e Santigold in un frullatore. Uno dei pezzi più brillanti.

VOTO: 7,5

 

La prima serata si chiude, c’è una prima pseudo-classifica, fra gli sbadigli generali. Gli ascolti non pagano. Che Dio ce la mandi buona, per le prossime serate.