La scultrice Camille Claudel nacque in una famiglia borghese benestante nel 1864. Da subito mostrò interesse per l’arte, sin da bambina si dilettava a far statuette con il fango del suo giardino, nel nord della Francia. Camille appena adolescente sfidò tutte le regole del buoncostume di una società profondamente maschilista, come quella dell’Ottocento, volendo diventare a tutti i costi una scultrice, svolgendo così un lavoro tipicamente maschile. Caparbia, instancabile e fiera, nel 1882, appena diciottenne, Camille riesce a studiare scultura all’Accademia Colarossi a Parigi, grazie al sostegno di suo padre. La madre invece oppose sempre grande resistenza verso il talento della figlia e le due donne resteranno sempre in conflitto.

L’INCONTRO FATALE CON AUGUSTE RODIN E IL SODALIZIO ARTISTICO

A Parigi nel 1884 Camille Claudel studia con l’artista Alfred Boucher, che affidò temporaneamente la direzione dell’Accademia ad Auguste Rodin, raccomandandole la promettente allieva. Immediato fu il feeling fra Camille e il maestro che aveva ventiquattro anni in più della giovane Camille. Fu chiaro presto, ad entrambi, che l’incontro-scontro fra due grandi scultori sarebbe sfociato in una violenta passione e non solo in un sodalizio artistico.

La differenza d’età e d’esperienza di Camille rispetto al maturo Auguste era annullata dalla veemenza con cui la donna lavorava in modo instancabile. Camille sembrava anticipare le idee, il gusto e le capacità di Rodin. L’uomo ne resta profondamente colpito e ammirato. La ragazza non è solo allieva e musa del maestro, ma diventa il suo braccio destro e presto lo eguaglia. Rodin le affida il delicato compito di scolpire le mani e i piedi delle sue statue. Auguste sembra assolutamente soggiogato dalla bravura e dalla personalità volitiva della ragazza, il loro amore divampa per più di dieci anni travagliati. Anni in cui la produzione artistica dei due artisti quasi si fonde e risente delle influenze reciproche in modo indissolubile. Auguste dirà di Camille: “Le ho mostrato dove trovare dell’oro, ma l’oro che trova è tutto suo”. A partire dal 1888 essi iniziarono a lavorare da pari, non più come allieva e maestro, quando insieme aprirono un atelier di scultura a Parigi. Lì la loro unione e il loro amore clandestino, che sfidavano le regole della società parigina, bruciò come un violento incendio incontrollabile.

Tuttavia Rodin era legato a Rose Beuret con cui aveva un figlio. Rodin è costantemente dilaniato sentimentalmente fra la forza passionale e l’intesa artistica con Camille e la calma, materna e rassicurante Rose. Una dicotomia destinata a naufragare miseramente.

Augure Rodin ritratto in foto da Nadar nel 1891. CAmille Caludel in una foto del 1884. Rose Beuret. Fonti: @Wikipedia.org e @Vanillamagazine.it

Augure Rodin ritratto in foto da Nadar nel 1891. Camille Claudel in una foto del 1884. Rose Beuret. Fonti: @Wikipedia.org e @Vanillamagazine.it

LE SCULTURE COME TESTAMENTI D’AMORE E DI ADDIO

Tutti i movimenti dell’animo umano si materializzano nelle opere di Camille Claudel, come il catalogo di un’esistenza. La scultrice lavora costantemente a piccole e grandi sculture che sembrano essere metafore di ciò che le accade sia nella vita lavorativa che in quella amorosa. Sono espressione della sua felicità e contemporaneamente del suo tormento. Rappresentano l’amore che brucia in fretta, tumultuoso come mare in tempesta e poi calmo e docile, pronto alla prossima sfida. Scolpisce coppie innamorate, nude, avviluppate. L’amore, l’abbandono e poi il perdono e poi di nuovo la sofferenza, il distacco e poi ancora la pace apparente. Rodin risponde alle sculture di Camille con altrettanto ardore. Noti sono gli struggenti scambi epistolari fra i due artisti e amanti. Tuttavia laddove generici amanti si scrivono semplici lettere d’amore, Camille e Auguste imprimono i loro pensieri e le loro promesse disattese anche nel marmo, nel bronzo, nella dura pietra. Testamenti d’amore e d’addio. Una serie infinita di sculture che sono la testimonianza di pietra di un amore vissuto visceralmente.

“LA VALSE”: LA DANZA EROTICA CHE TRASCINA GLI AMANTI

Così come muta e si trasforma l’amore negli anni, così cambiano le opere d’arte. Fra queste una delle sculture più famose di Camille è senz’altro “La Valse”. L’artista concepisce la prima versione nel 1889 in bronzo. Essa presenta una coppia di innamorati che danzano il valzer. Un ballo d’amore elegantissimo, di passione travolgente, che alterna passi veloci e lente evoluzioni. I ballerini a turno conducono la danza, ne sono travolti e avvinti, non ci sono per nessuno, l’aria li compenetra e ne guida i movimenti suggeriti dall’istinto amoroso. È una grande allegoria dell’amore fisico e del sottomettersi alla volontà superiore della passione. I corpi sono seminudi, le guance appoggiate, le mani e le braccia unite. La gonna della donna è sconquassata dal movimento roteante, è vento che avvolge e travolge, è protezione per gli amanti, come il bozzolo di una farfalla pronto a dischiudere la sua erotica bellezza. È puro amplesso erotico, ma non banale. È espressione concreta di un momento di vita, una danza di amore e di morte in una spirale tragica.

Camille Claudel, La Valse, 1891. Fonte: @tuttartpitturasculturapoesia.com

LE TANTE VERSIONI DI UN’UNICA PASSIONE

Camille presenta una prima versione della scultura con gli amanti ballerini nudi, ma l’opera viene considerata troppo spudorata, una rappresentazione troppo esplicita di un amore carnale. La critica a lei contemporanea fu assolutamente incapace di riconoscere la grandezza di quella “danza”. Fu limitata ad un giudizio mediocre che vide nella creazione dell’artista la nudità e l’ebbrezza sessuale come elementi non prettamente artistici, bensì moralmente negativi e censurabili. Allora Camille fu costretta ad aggiungere un velo che partendo dalla gonna avvolge gli amanti sulla testa come un sudario dinamico, che tuttavia mal cela il peccaminoso valzer.

Camille Claudel, La valse avec voiles. Fonte: @Next.liberation.fr

Negli anni l’artista riprende il tema della danza e la stessa scultura è realizzata in diverse varianti, materiali e dimensioni. Tuttavia dopo la prima scultura censurata, Camille si rifiutò poi di aggiungere il velo nelle successive versioni. Esistono diverse copie autografe, alcune messe recentemente all’asta, da Christie’s e Sotheby’s,  dalle piccole dimensioni di 25 cm fino ai 96cm, realizzate in marmo, gesso, bronzo e  gres smaltato verde. Quest’ultima opera è eccezionalmente conservata nel Museo Camille Claudel inaugurato nel marzo 2017 a Nogent-sur-Seine, insieme, anche, ad alcune versioni in bronzo e marmo. Un’altra versione in bronzo è invece conservata al Museo Rodin di Parigi.

Le diverse versioni di La valse conservate al Museo Camille CLaudel a Nogent-Sur-Seine. In particolare, in basso, la versione in gres smaltato verde. Fonte: @Museecamilleclaudell.fr

Camille Claudel, La Valse, 1893, Versione conservata al Museo Rodin di Parigi. Fonte Musee-rodin.fr

Camille Claudel, La Valse, 1893, Versione in bronzo conservata al Museo Rodin di Parigi. Fonte: @Musee-rodin.fr

IL BRONZO RILUCENTE

Infranto il sogno di poter realizzare una copia in marmo a grandezza naturale, poiché la sovvenzione statale per tale realizzazione fu negata all’artista, restano i modelli in bronzo. Questo metallo esalta con la sua luce d’oro bruno le forme dei due amanti, che volteggiano sospinti da una musica che non è udibile, ma che sembra esser assordante. La luce si muove e segue le forme dei corpi nudi, le pieghe delle braccia, le bocche dischiuse e ogni singolo drappeggio della gonna. Il panneggio sembra spuma di mare e al contempo base e radice delle due figure che vi emergono violentemente. Accoccolato contro la spalla dell’uomo, il corpo della donna colpisce una linea elegante e curva mentre si scioglie nell’incavo del braccio del suo partner, tutto il suo corpo si sottomette al flusso di movimento d’aria mentre gira. L’uomo, ruota sulla gamba destra mentre solleva il piede sinistro per iniziare un nuovo passo, gira la testa verso la donna, come se stesse per sussurrarle all’orecchio o per darle un bacio sul collo nudo.

Camille Claudel, La Valse, 1891. Fonte: @tuttartpitturasculturapoesia

Camille Claudel, La Valse, 1891. Fonte: @tuttartpitturasculturapoesia.com

UN AMORE IN FRANTUMI

Ma dopo la vertigine del ballo la musica si interrompe. Il rapporto fra Camille e Rodin si logora con la gelosia e l’insoddisfazione di Camille che non accettava che Rodin promettesse sempre di lasciare Rose, senza mantenere tale promessa. La competizione sul piano artistico si fece più accesa e contribuì alla fine della passione fra i due artisti.

Nel 1893 Camille inizia a sospettare che Rodin le rubi le idee, che non le dia il giusto merito per i suoi lavori. È stanca del cono d’ombra in cui si sente relegata, sul piano lavorativo e quello sentimentale. La passione diventa ossessione. Molte sculture vanno in frantumi, Camille crea e distrugge. Alcune opere, come alcune copie di La Valse sono nascoste dalla stessa artista, poi svendute dalla donna caduta in miseria economica. Successivamente la sua storia d’amore termina tragicamente, mettendo fine anche il lavoro nell’atelier che condivideva con Rodin.

UNA FINE DISPERATA

Negli anni successivi, a fatica riesce a sostenersi economicamente, ciò acuisce la sua delusione e la sua frustrazione. Diventa irascibile e il sentimento forte che la legava a Rodin si trasforma in dolore folle. Quando nel 1913 suo padre muore, la madre e la sorella, da sempre contro Camille per il suo spirito libero e indipendente, per arginare gli scandali di Camille, la fanno rinchiudere in un manicomio. Durante la sua prigionia Camille non scolpirà mai più, ma scriverà lettere di supplica ai parenti, al caro fratello Paul e agli amici, per gridare il proprio dolore, per chiedere di essere liberata. In una delle sue ultime lettere, indirizzata all’amico Eugène Blot, Camille scrive: Gli eventi della mia vita riempirebbero più di un romanzo. Ci vorrebbe un’epopea, l’Iliade e l’Odissea, e un Omero per raccontare la mia storia…Sono caduta in un abisso. Vivo in un mondo così curioso, così strano. Del sogno che era la mia vita, questo è l’incubo. “ Camille resterà prigioniera innocente di un luogo di tortura per trent’anni, morendo lì, sola e disperata, nell’ottobre del 1943.

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