Le dirette del premier Conte sono ormai diventate il live imperdibile del nostro lockdown forzato. L’appuntamento raccoglie, per alcuni minuti, tutte le generazioni di italiani, tenendoli col fiato sospeso. La location di ritrovo è l’elegante Sala delle Galere o dei Galeoni di Palazzo Chigi. La stanza fu così chiamata per gli stucchi che decorano le porte, raffiguranti le imbarcazioni e risalenti ai primi del Novecento, epoca in cui il Palazzo era sede del Ministero delle Colonie. Il mezzobusto del Presidente del Consiglio si staglia su uno sfondo ormai diventato a noi tutti estremamente familiare. Talvolta ci troviamo a distogliere l’attenzione dall’ascolto delle novità introdotte dai nuovi Dpcm. Chi ha dipinto quelle gambe e quel cavaliere in sella al cavallo?

Il premier Conte in conferenza stampa presso Palazzo Chigi. Credits: @governo.it

LE STANZE DI RAFFAELLO

Si tratta dell’Incontro di Leone Magno con Attila, riproduzione pittorica ad opera di un anonimo artista seicentesco di uno degli affreschi delle Stanze di Raffaello nei Musei Vaticani. La sala in questione è la celebre Stanza di Eliodoro, la seconda che l’artista decorò già nell’estate del 1511, e che serviva per le udienze pontificie. Proprio per questa ragione il programma iconografico si distingue per una forte valenza politica. Attraverso episodi di una storia millenaria in cui la Chiesa, o gli eroi biblici che ne prefigurano la funzione, si salvano da pericolose minacce.

La Sala di Eliodoro, affreschi di Raffaello Sanzio. Credits: @wikipedia.org

UN LINGUAGGIO INEDITO

Non mancano, infatti, chiari riferimenti alle delicate vicende politiche che vedevano in quel periodo protagonista l’illustre committente papa Giulio II. La famiglia Bentivoglio aveva appena riconquistato Bologna grazie all’appoggio del re di Francia Luigi XII, che cercava di deporre il pontefice stesso. Le storie in questa sala dovevano fungere dunque da monito per i nemici della Chiesa. Raffaello le rappresentò con un linguaggio inedito rispetto alla Stanza della Segnatura, un linguaggio cioè, intensamente drammatico, segnato dalle novità di Michelangelo e dalla pittura veneziana. Questa resa è visibile già nella volta, che rinuncia ai toni antiquari: essa è divisa in quattro Storie sull’Antico Testamento. Le immagini vengono allestite come se fossero dei finti arazzi, dove le figure sono grandiose e i paesaggi assolutamente spogli: Raffaello aveva già studiato la Genesi della Cappella Sistina.

Volta della Sala di Eliodoro, affreschi di Raffaello Sanzio. Credits: @wikipedia.org

L’INCONTRO DI LEONE MAGNO CON ATTILA

La scena, che decora la semilunetta ad est, gioca sull’incontro quasi leggendario che avvenne nel 452 tra Papa Leone Magno e Attila, capo degli Unni, nei pressi del fiume Mincio. Secondo alcuni cronisti, Attila desistette dall’intento di saccheggiare l’Italia, perché impressionato dalla figura di Leone. L’episodio fu annoverato tra quelli a favore della propaganda cristiana, in quanto secondo la leggenda si verificò l’apparizione miracolosa di un anziano in paramenti sacri che terrorizzò i nemici. Raffaello decide di sostituire questa figura inserendo i Santi protettori di Roma, Pietro e Paolo, che irrompono dall’alto brandendo le spade. Il capo barbaro quasi cade da cavallo alla vista dei potenti protettori celesti.

Incontro di Leone Magno e Attila, Raffaello Sanzio. Credits: @wikipedia.org

I richiami alla politica dell’epoca – forse, nell’immediato, Giulio II voleva alludere alla recente battaglia di Ravenna – sono evidenti già nella scelta di ambientare la scena nei pressi di Roma. Si notano infatti sulla sinistra dello sfondo il Colosseo, una basilica, una città muraria con acquedotto mentre sulla destra un incendio distruttivo divampa sul Monte Mario. Il contrasto tra la pacatezza della parte sinistra del paesaggio e il furore disordinato del versante destro si rispecchia anche nei gruppi di personaggi che popolano l’opera. Da una parte infatti, il corteo papale incede armonioso e placido, forte della propria invincibilità divina, e guidato da Leone I che ha le fattezze dell’omonimo Leone X, il nuovo pontefice succeduto nel 1513 a Giulio II. Nella porzione opposta le file dei barbari appaiono scomposte e caotiche, e sono bloccate solo dall’improvvisa e folgorante apparizione dei Santi Apostoli.

Dettaglio dell’Incontro di Leone Magno e Attila, Raffaello Sanzio. Credits: @wikipedia.org

Probabilmente questo è l’ultimo dei quattro affreschi ideati dall’Urbinate, poiché è qui particolarmente evidente la rottura della simmetria rispetto alle altre scene della Stanza.

© riproduzione riservata