Nel 1895 Sir Frederic Leighton realizza uno dei suoi ultimi dipinti Flaming June, ultimato appena pochi mesi prima di morire. Ogni tema raffigurato da Leighton, da quello storico a quello mitologico, ha come scopo l’esaltazione della bellezza fine a sé stessa, contrastando il realismo dettagliato dei Preraffaelliti prediligendo, invece, l’aspetto dell’idealismo poetico. Principi artistici che Frederic Leighton concretizzò a pieno quando divenne membro della Royal Academy di Londra nel 1864, per poi ricoprire il ruolo di Presidente dal 1878 fino alla sua morte. Per l’esposizione annuale dell’Accademia nel 1895 progettò la presentazione di sei dei suoi dipinti che considerava i migliori, compreso Flaming June, e fece realizzare una foto dei quadri riuniti nella sua casa studio a Londra, oggi Leighton House Museum.

La casa di Leighton, scatto fotografico del 1895. Ph studio Bedford-Lemere. The Historic England Archive Kevin Moran. Courtesy Leighton House Museum. Fonte: @ dailyartmagazine.com

LA NASCITA E LA COMPLESSA STORIA DI “FLAMING JUNE”

I primi proprietari del dipinto furono gli editori di una rivista inglese specializzata in arte e grafica: The Graphic. Questi ne fecero anche delle stampe a colori, fedeli riproduzioni da regalare in allegato per Natale del 1895. L’opera fu poi prestata al Museo Ashmolean di Oxford nei primi anni del Novecento, per poi sparire per più di sessant’anni. Fu riscoperto fortuitamente in una casa di Battersea, a sud est di Londra, nei primi anni Sessanta. Faceva da decorazione ad un camino e venne rivenduto a un negozio d’arte in Kings Road. Il musicista Andrew Lloyd Webber, all’epoca giovane studente appassionato d’arte, cercò di acquistarlo, ma non aveva il denaro sufficiente, nonostante il prezzo irrisorio di cinquanta sterline. Chiese un prestito a sua nonna con cui viveva, che rifiutò di aiutare il nipote affermando: “Non voglio assolutamente spazzatura vittoriana nel mio appartamento!”. Il dipinto venne allora messo all’astaLuis Alberto Ferré Aguayo, noto industriale, politico e filantropo portoricano, acquistò la tela per appena duemila sterline, per arricchire il recente museo d’arte da lui creato, il Museo de arte de Ponce a Porto Rico, dove è ancora oggi conservato.

La rivista d’arte “The Graphic” numero del 23 Novembre 1895 che presenta Flaming June. Fonte: @Wikimedia Commons.org

GLI STUDI PREPARATORI

Il compimento dell’opera fu complesso, Leighton realizzò infatti diversi disegni preparatori. Già noto è il piccolo studio ad olio, abbozzato come se fosse un dipinto impressionista, ma altrettanto noti sono i disegni a carboncino e gesso bianco su carta. Essi mostrano la difficoltà del pittore di ricercare la giusta postura per la modella che posò per il quadro: Dorothy Dene, giovane attrice e amante dell’artista. La postura fu probabilmente suggestionata dalla scultura femminile rappresentante La notte realizzata da Michelangelo per la tomba di Giuliano de’ Medici, nella Basilica di San Lorenzo a Firenze, di cui Leighton possedeva alcune fotografie. Fra i disegni mancava lo studio preciso della testa, eccezionalmente ritrovata nel 2015 dal britannico Bamber Gascoigne, ex conduttore di quiz televisivi che aveva ereditato una vecchia casa di campagna d’epoca vittoriana da una sua zia, la duchessa di Roxburghe. L’anziana aveva custodito tutta la vita, dietro una porta di un’anticamera, un disegno a matita e gesso. Era lo studio della testa di una donna: lo studio centrale di Flaming June, perduto da 120 anni e venduto quello stesso anno dalla casa d’aste Sotherby’s per 100.000 dollari.

L’ABBAGLIANTE SPLENDORE DI “FLAMING JUNE” E LA SUA INTERPRETAZIONE

La fanciulla sembra una dea greca, raccolta in sé stessa, avvolta da drappi di seta che lasciano intravedere la carne e le forme sinuose. La posa sembra naturale, ma è volutamente languida ed elegante, come secondo i dettami estetici del Decadentismo. Abbaglianti sono la luce e la violenza cromatica dei colori usati dal pittore, primo fra tutti l’arancione della veste della donna. Le stoffe dell’abito e i tendaggi su cui riposa l’avvolgono in mille panneggi, come bagnati di sudore e salsedine.

Possiamo identificare la giovane donna come personificazione del sole, o del solstizio d’estate, o del mese di giugno. Quel che è certo è il titolo dell’opera che incarna in pieno l’intento di Leighton, ossia dare l’impressione d’essere “fiammeggiante” con i suoi colori caldissimi. Infatti dà la sensazione immediata del calore estivo che provoca sonnolenza. In lontananza riluce il Mare Mediterraneo che è dorato sotto i raggi del sole riflesso, tanto da sembrare metallo fuso.

Frederic Leighton, Flaming June, 1895. Museo de Arte de Ponce, Puerto Rico. Fonte: @Wikimedia.org

HYPNOS E THANATOS

Questa visione di beatitudine è però disturbata dalla presenza di rami fioriti di oleandro, pianta profumatissima ma anche molto velenosa. Essi alludono forse al legame, nonché confine labile, fra il sonno e la morte, hypnos e thanatos, concetti cari alla mitologia greca. Questo binomio è ripreso dalla cultura Preraffaellita e fa da  cornice ideale ad un quadro dal fortissimo impatto estetico. Così a fine Ottocento, nella fredda Gran Bretagna, il concetto di caldo afoso incarnato da un corpo sinuoso, assunse un nuovo significato. Esso è giunto sino a noi con l’icona di Flaming June, con la sua bellezza sognante, intatta e misteriosa, tutta ancora da ammirare.

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