Era il 1811 quando Napoleone Bonaparte, Imperatore dei Francesi e Re d’Italia, decise di affidare la decorazione del soffitto della sua camera da letto nel Palazzo del Quirinale a uno dei pittori più famosi dell’epoca: Jean-Auguste-Dominique Ingres. Napoleone era rimasto decisamente affascinato dai canti di un certo Ossian, un bardo celtico le cui liriche erano state tramandate dal poeta scozzese James Macpherson, che nel 1760 pubblicò una raccolta intitolata I Canti di Ossian. Persino un grand’uomo come Napoleone, però, può essere raggirato: l’imperatore non fu che un’ignara vittima di uno dei bluff letterari più clamorosi di sempre. Macpherson, infatti, inventò gran parte dei canti da lui trascritti, attribuendone la paternità al mitico Ossian. La raccolta, che ebbe un successo inaudito, contribuì (influenzando anche letterati come Foscolo, Leopardi e Goethe) a definire i primi tratti del preromanticismo.

James Macpherson

George Romney, Ritratto di James Macpherson 

Un condottiero ispirato

Pur essendo un falso letterario, dunque, bisogna attribuire a I Canti di Ossian e al loro autore il merito di aver ispirato più di una generazione di artisti, scrittori e condottieri. Si dice che Napoleone portasse una copia di tale raccolta persino sui campi di battaglia, un po’ come Alessandro Magno faceva con l’Iliade. Dopotutto, il celtico Ossian fu definito l’Omero del Nord. Possiamo ora comprendere il motivo di una richiesta così particolare e così apparentemente lontana dalla mediterranea Corsica di Napoleone. Il dipinto, ultimato e presentato all’imperatore nel 1813, fu posizionato sul soffitto della stanza da letto, originariamente in formato ovale. E quale miglior episodio per un luogo consacrato al riposo se non la raffigurazione di un Ossian assopito e sognante?

Ingres - Ossian

Jean-Auguste-Dominique Ingres, Il Sogno di Ossian, particolare, 1813 

Ingres: il pittore imperiale

Ma veniamo ora a Jean-Auguste-Dominique Ingres per capire qualcosa in più dell’artista che, fra tanti abili pittori del tempo, si trovò fra le grazie di colui che Victor Hugo definisce “l’uomo che sfidò Dio”? Solo cinque anni prima della commissione per il Palazzo del Quirinale, Ingres aveva dipinto un’opera destinata ad entrare nella storia come uno dei massimi incontri fra arte e politica. Nel 1806, infatti, era stata presentata al Salon una tela alta due metri e mezzo raffigurante Napoleone in trono, ritratto secondo il modello di Giove. L’opera, all’epoca, era stata molto criticata, sebbene oggi sia stata ampiamente rivalutata e riconosciuta come una delle più eminenti effigi dell’imperatore.

Ingres Napoleone

Jean-Auguste-Dominique Ingres, Napoleone in trono, 1806 

Ingres riuscì a partire per l’Italia appena in tempo per evitare le critiche dei contemporanei. Se il suo maestro Jacques Louis David è riuscito a trasmettergli la passione per il classico, solo il viaggio nel Belpaese, a stretto contatto con i capolavori dell’epoca romana e del Rinascimento, avrebbe potuto far evolvere e maturare lo stile di Ingres. Attraverso svariate commissioni Ingres pose le basi per la sua maturità artistica e per il futuro successo, quando dovrà tenere alto lo stendardo del Neoclassicismo di fronte al Romanticismo di un Delacroix sempre più apprezzato.

Il Sogno di Ossian

Ingres - Il Sogno di Ossian

Jean-Auguste-Dominique Ingres, Il Sogno di Ossian, 1813 

A metà fra nuvole e fantasmi, i protagonisti del sogno di Ossian si stagliano sul firmamento. Guerrieri, eroi e fanciulle popolano i sogni e i canti del bardo, addormentato sulla sua lira e così diverso dalle proiezioni oniriche che lo sovrastano. Non è sicuramente la prima volta che nella storia dell’arte un dipinto viene diviso in due sezioni, una celeste e l’altra terrena. Un esempio che sicuramente Ingres può aver ammirato è la Trasfigurazione di Raffaello Sanzio. Per la realizzazione del dipinto, inoltre, si è probabilmente ispirato a una precedente opera di François Gérard, dedicata al medesimo soggetto. Possiamo notare l’impronta che il viaggio in Italia ha lasciato nello stile di Ingres: i personaggi del sogno richiamano la statuaria classica, mentre la resa del panneggio di Ossian ci porta direttamente dentro le Stanze Vaticane.

Ingres - Ossian Gerard

François Gérard, Ossian, 1801 

Il dipinto di Ingres ci catapulta in un mondo e in un tempo fantastico, dove la leggenda si intreccia con la realtà e crea archetipi artistici e letterari unici. Atmosfere dell’epica greca in contesti nordici e celtici; si crea così un dualismo e un sincretismo di popoli e culture che, se osserviamo bene, ritroviamo nello stesso Napoleone. L’Europa è un continente che, seppur piccolo, presenta differenze storiche e socio-culturali notevoli. Eppure ciò non deviò l’imperatore francese dal suo desiderio di conquista e raccolta sotto un’unica corona. Sogno, il suo, destinata a rimanere tale, proprio come quello del suo bardo celtico preferito.

Fonte delle immagini: Wikimedia Commons

 

 

 

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