Carl Heinrich Bloch nasce in Danimarca nella prima metà dall’Ottocento, in una famiglia di commercianti e si avvicinò alla pittura in età matura frequentando l’accademia di Copenaghen, producendo inizialmente paesaggi e pittura di genere domestico e rurale.

LA LEZIONE DI REMBRANDT E CARAVAGGIO

Insoddisfatto e sempre alla ricerca di nuovi ispirazioni pittoriche e con forte vocazione al realismo, nel 1859 partì per lunghi viaggi per arricchire il suo bagaglio artistico, innamorandosi dell’arte di Rembrandt a cui si ispirò per tutta la sua produzione artistica, fino alla prematura morte per cancro a soli 56 anni nel 1890. Fondamentali per la sua produzione artistica sono i lunghi soggiorni italiani, soprattutto a Roma, dove restò folgorato dall’arte rinascimentale e dai capolavori caravaggeschi. Gli anni Sessanta e Settanta dell’Ottocento sono gli anni in cui la sua vocazione per la pittura di tema sacro, in particolare sulla figura di Cristo, raggiunge l’apice della bellezza. La fede del pittore traspare dalla luce e dal realismo “rubati” dalla lezione fiamminga di Rembrandt e quella drammatica di Caravaggio, sono trasposti sulla tela impregnata di lirismo e sacralità. Carl Bloch nei suoi appunti scrive che prima di dipingere era solito pregare e pensare: “ Dio mi aiuta, penso questo e sono calmo”. La stessa calma che infonde il volto di Gesù nei suoi dipinti.

IL CRISTO DERISO DA UN SOLDATO

Il pittore danese realizzò in particolare una serie di quadri con lo stesso soggetto: Cristo deriso da un soldato. Esistono tre versioni di quest’opera. Una versione mostra la figura di Cristo appena catturato il quale osserva lo spettatore nel buio della notte e si lascia intendere la presenza dei suoi aguzzini nel nero retrostante. La tela gemella, dello stesso anno, presenta anche la figura di un soldato, ed è praticamente identica alla prima versione. L’ultima variante, acquisita recentemente dal Brigham Young University Museum of Art negli Stati Uniti, invece ripresenta la stessa impostazione delle figure, ma i colori sono molto più scuri e monocromatici. Cristo ha un mantello verde oliva scuro, il volto del soldato non ha i tratti nitidi e dettagliatamente realistici della prima versione. La versione più interessante è sicuramente la tela firmata e datata 1880 che fa parte di una collezione privata ed è impossibile restarle indifferenti, così come quasi impossibile vederla dal vivo, in quanto proprietà della Chiesa dei mormoni della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni.

Carl Heinrich Bloch, Cristo deriso, 1880, collezione privata. Fonte: www.pinomiscione.it

UN DESTINO INELUTTABILE

La scena rappresentata è quella della cattura di Cristo, appena dopo il bacio di Giuda. Il pittore pone in primo piano la dicotomia, fra il volto contorto e corrugato dalla violenza fisica e verbale del soldato e il viso pacato di Cristo. Quest’ultimo è impassibile, gli occhi fissi sullo spettatore, mantiene un contatto visivo con chi osserva. Lo sguardo di chi guarda l’opera si attarda a indagare con timore ogni dettaglio reso quasi palpabile. Ci si sofferma sulla goccia di sangue rappreso sulla fronte incorniciata dalle spine, sulle mani serrate, i lunghi capelli sudati,  le pieghe del mantello rosso, a simboleggiare la passione di Cristo. Il suo volto è come illuminato scenograficamente da un occhio di bue, a mostrare tutta la calma rassegnata ad un destino ineluttabile per la salvezza dell’umanità, un puro agnello sacrificale che non cede alle provocazioni volgari del soldato torturatore.

PATHOS E PIETAS

Nella luce e nel taglio quasi fotografico si palesano gli studi effettuati sui dipinti dei pittori olandesi del Seicento, soprattutto nel volto del soldato e nell’elmo rilucente. Il soldato digrigna i denti sporchi e anneriti come le unghie della mano che tiene stretti i capelli di Cristo, sussurra parole di odio e violenza al suo orecchio, sfidandolo a cedere e a reagire. Gesù resta stretto alla sua verga di bambù, la mano stretta a pugno chiuso su di essa, a simboleggiare la fede incrollabile e l’accettazione della volontà del Padre. Di fronte al tema sacro esplicato dal pittore e all’ipnotica composizione non possiamo esserne che rapiti, indipendentemente dalla fede religiosa, ci troviamo di fronte ad un capolavoro assoluto capace di smuovere l’animo e suscitare sentimenti di ammirazione e pietas nel profondo della nostra coscienza.

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