Qui è quel Raffaello da cui, finché visse, Madre Natura temette di essere superata da lui e quando morì temette di morire con lui”. Dopo la morte del ‘divino pittore’, come già soprannominato presso i suoi contemporanei, Pietro Bembo appose questo epitaffio sulla tomba di Raffaello nel Pantheon di Roma, a memoria di tutti. In poche parole l’umanista descrive ciò che fu per il mondo rinascimentale una delle figure più importanti, colui che diede origine al cosiddetto Manierismo.

Nei primissimi anni del Cinquecento a Firenze si fa risalire la maggior parte delle sue Madonne dai dolcissimi volti in cui è possibile vedere tutte le influenze pittoriche che dal Perugino a Leonardo hanno portato al perfetto stile classico di Raffaello, una bellezza che viene definita senza mistero, chiara e conclusa. Se nei dipinti sacri riesce ad umanizzare il divino, riesce altresì a rendere divinamente umani i soggetti dei suoi ritratti.

Fra i ritratti più celebri del Sanzio vi è senz’altro “ La Velata”, uno dei più prestigiosi dipinti conservati alla Galleria Palatina di Palazzo Pitti a Firenze.

Raffaello, la velata, 1516 circa, conservata nella Galleria Palatina di Palazzo Pitti a Firenze. Fonte: www.Uffizi.it

La disputa sull’ identità della donna ritratta è stata aperta per diversi secoli. Si è supposto, sulla base di ciò che tramanda Giorgio Vasari che vide il dipinto dal mercante fiorentino Matteo Botti, che essa potesse essere Margherita Luti, modella e amante prediletta di Raffaello, che la ritrae anche in un altro famoso ritratto detto “La Fornarina”.

Lo sfondo non presenta visioni paesaggistiche prospettiche e sfumante, come i primi ritratti di influenza Leonardesca, ma esso è teso all’esaltazione della figura ritratta che emerge dal nero inteso e pare emanare un’aurea dorata.

La bellissima nobildonna con il capo coperto da un velo, che dà il titolo all’opera, è posta di tre quarti, pone la mano destra al petto e il braccio sinistro sembra quasi voler travalicare il limite della cornice. La posa e l’espressione del volto quindi rompono la solennità tipica dei ritratti precedenti, donando alla figura una vita emotiva propria, vibrante.

Il colore e la luce sono i veri protagonista del dipinto, Raffaello usa tutte le declinazioni dell’oro, dell’ocra e dell’avorio per esaltare ogni particolare, a cominciare proprio dal velo di lino che scende armonioso dalla testa con i capelli scurissimi. Sulla testa dal diadema in oro pende un gioiello con un rubino e zaffiro in taglio carré e una lucente perla. Al collo risplende una collana in oro e ambre incastonate in montature ovali.

La Velata si mostra in tutta la sua eleganza con la camicetta di seta e lino scollata color avorio, che lascia trapelare sensuali trasparenze impreziosite dalla pesante stoffa di seta del bustino e delle voluminose maniche dorate. Il sapiente uso del chiaroscuro e delle velature rende palpabili le stoffe, la luce si muove sulle varie pieghe dell’abito esaltando le delicate nuances e dona toni caldi al dipinto. Il pittore riesce perfettamente a trasmettere la morbidezza delle pieghe della seta marezzata.

A rubare la scena è la manica sinistra del complesso abito che si predispone in primo piano, mostrando la preziosità della stoffa e i dettagli dorati che terminano con il rigido bracciale di rubini quadrati. L’artista indugia sull’abbondanza degli sboffi, pieghe e crespe d’uno spessore carnoso che seguono i precetti stilistici degli abiti delle nobildonne di inizio Cinquecento.

Raffaello, la velata, dettaglio della manica sinistra del sontuoso abito. Fonte: www.Uffizi.it

Gli abiti e i gioielli definiscono lo status della persona ritratta, l’importanza dell’abbigliarsi e presentarsi in società d’altronde è ben esplicitata da personaggi illustri coevi di Raffaello, come Baldassarre Castiglione autore del “Il libro del cortigiano” che pone il vademecum del comportamento per ogni gentiluomo e gentildonna di corte, finanche nel modo di abbigliarsi.

Precetti rinforzati poi anche successivamente dal “Dialogo della bella creanza delle donne di Alessandro Piccolomini. Entrambi i cortigiani dispensano saggi consigli su come la donna possa esaltare le proprie doti fisiche e domare i difetti; inoltre alle caratteristiche esteriori rispondono quelle psicologiche e comportamentali.

Secondo il Piccolomini: “se una giovane havesse una veste fatta con bella foggia, e con colori ben divisati, e ricca, e comoda, e non sapesse da poi tenerla indosso non havrebbe fatto niente”;  al portamento deve corrispondere la cortesia “che ride e sta bene tra l’altre virtù, […] come stanno i rubini e perle fra l’oro”.

Così Raffaello nei suoi ritratti documenta sia l’aspetto fisico del personaggio che la sua personalità ideale, il ruolo politico, sociale e culturale che incarna il suo tempo. Il ritratto esercita un’influenza psicologica sull’osservatore, comunica con lui, intrattiene una sorta di conversazione in un gioco di sottili equilibri. Egli riesce a dar spazio al bello ideale che si rivela attraverso il reale.

D’altronde Raffaello stesso diceva: “Il pittore ha l’obbligo di fare le cose non come le fa la natura, ma come le dovrebbe fare…” ispirando così il suo epitaffio ad opera del suo grande estimatore Pietro Bembo, con questo assunto egli incarna ancora il sogno estetico rinascimentale ed è per questo che può parlare ancora all’umanità oggi.

 

Immagine di copertina e secondary image: Raffaello, la velata, 1516 circa, conservata al nella Galleria Palatina di Palazzo Pitti a Firenze. Fonte: www.Uffizi.it
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