Donne in giardino del pittore impressionista Claude Monet è uno dei capolavori giovanili dell’artista francese custodito al Musée d’Orsay di Parigi. Ricordiamo che fu proprio al titolo di una sua celebre opera di questo periodo, Impression: soleil levant che risale l’appellativo Impressionismo in riferimento al gruppo di artisti francesi di metà 800, rinnovatori dell’arte. Nel 1860, Monet era stato chiamato alle armi in Marocco e partì per Algeri. Vi sarebbe rimasto pochi mesi, ma la luce e i colori africani contribuirono a schiarire una tavolozza sino ad allora mantenuta sui toni terrosi.

Donne in giardino, Claude Monet. Credits Wikipedia

La luce si infrange

Nel 1866 Monet aveva affittato una casa a Ville d’Avray, nell’Île-de-France, con un ampio giardino. L’artista realizzò la tela direttamente all’aperto, secondo la tecnica che andava consolidandosi dell’esecuzione della pittura en plain air. A tale scopo l’artista scavò una trincea, per poter abbassare la tela mediante un sistema di pulegge quando doveva dipingere la parte alta. La costruzione di questa complicata impalcatura è essenziale per capire la sua giovanile poetica, secondo cui l’unità dell’immagine può raggiungersi solo lavorando tutte le sue parti in condizioni di luce uguali.

Una luce mattutina che bagna le figure chiazzandone i sontuosi e ricamati abiti bianchi con campiture di toni diversi, “abiti che l’ombra ed il sole dividono in due” (Zola). Di fatto, proprio i giochi di luci e ombre che screziano il terreno, la vegetazione e gli abiti delle donne rendono affascinante quest’opera nella quale l’artista descrive non tanto una scena domestica, quanto una pura e felice miscela di movimento e luce.

La coerenza dell’insieme

Per le sue Donne in giardino, Monet si ispira chiaramente alla Colazione sull’erba manettiana del 1863. Ma qui non c’è nulla di scandaloso o ambiguo, semmai percepiamo un’atmosfera distesa e rilassata. Notevole è la credibilità con cui l’artista integra le donne nell’ambiente: diversamente da come appariva in molti precedenti esempi della storia dell’arte esse non sono ritratte isolate e poi sovrapposte a un fondale, ma appartengono a un insieme coerente. Le figure non sono a grandezza naturale: Camille Doncieux, compagna dell’artista, posa per le tre di sinistra; per la quarta a destra Monet si rivolge alla giovane dai capelli biondo-rossi con l’abito a pois, già incontrata nel suo dipinto Colazione sull’erba del 1865.

Dal rifiuto del Salon al riscatto internazionale

Il Salon ufficiale parigino rifiutò di esibire la tela nel 1867, probabilmente per la modernità delle sue scelte espressive.

“Lo scorso anno, gli è stato rifiutato un dipinto di figure, alcune donne in abiti chiari estivi, che raccolgono fiori nei sentieri di un giardino; il sole cadeva dritto sulle loro gonne, di un biancore abbagliante; l’ombra tiepida di un albero ritagliava sui sentieri e sulle vesti colpite da sole, una grande nuvola grigia.” (Émile Zola, 1868)

Sarà il Salon de Refusés, invece, ad accogliere in maniera decisamente favorevole Donne in giardino, esponendolo nello stesso anno. Nonostante il successo però non pervennero significative richieste d’acquisto per la tela dell’artista che aveva in quegli anni necessità di denaro. Per tali ragioni l’amico Bazille decise di sostenere e incoraggiare Monet acquistando la grande tela per la cifra, allora molto elevata, di 2500 franchi. Rimasta alla famiglia Bazille fino al 1876, l’opera passò a Manet e, successivamente, ancora a Monet, che la trattenne fino al 1921. A questa data il governo francese si propose per acquistare la tela alla notevole cifra di 200.000 franchi, dando così modo all’artista di riscattarsi dall’umiliazione subita con il rifiuto istituzionale del 1867. La tela passò per il Musée du Luxembourg entrando infine a far parte della collezione permanente del Musée d’Orsay. Oggi è riconosciuta universalmente come opera cardine della poetica impressionista.

Donne in Giardino (dettaglio), Claude Monet. Credits Chiara Teodonno

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