Il Duomo di Siena è un meraviglioso contenitore al cui interno sono custodite, come preziose scatole cinesi, stanze che contengono, e che sono esse stesse, gioielli d’arte dal valore inestimabile. Una di queste è il vasto spazio che si apre come una cappella laterale della grande fabbrica senese: la Libreria Piccolomini. Le pareti di questa stanza infatti, oltre ad essere un tesoro di arte rinascimentale, sono anche testimoni della collaborazione tra un maturo ed affermato Bernardino di Betto Betti, detto Pinturicchio, e del giovanissimo e talentuoso allievo della “scola di Pietro (Perugino)”, Raffaello Sanzio.

IL CONTRATTO PER GLI AFFRESCHI

La Libreria fu voluta dal cardinale Francesco Tedeschini Piccolomini. Egli nel 1492 decise di realizzare una struttura, la quale contenesse il ricco patrimonio librario dello zio Enea Silvio Piccolomini, meglio noto come papa Pio II. Il cardinale stipulò nel 1501 un contratto con Pinturicchio: quest’ultimo si trasferì a Siena per decorare le pareti e il soffitto della sala. Si trattava di un incarico prestigioso e impegnativo, che l’artista avrebbe ultimato nel 1508, frattanto il committente era deceduto nel 1503, facendo però in tempo a vestire i panni del papa, per poco meno di un mese, con il nome di Pio III.

IL CICLO BIOGRAFICO DI ENEA SILVIO PICCOLOMINI

Come era previsto dal contratto, il soffitto è riservato alle vivacissime grottesche, che si estendono sulle sottostanti paraste dipinte. Su ogni finestrone, presente sulle pareti, sono narrate le vicende di Enea Silvio Piccolomini, dalla giovinezza agli anni del pontificato come Pio II. Per mettere in scena una vera e propria biografia dipinta, Pinturicchio si attenne a quella scritta da Giovanni Antonio Campano, umanista e segretario dei Piccolomini. Al posto di Cristo, dei santi o degli eroi antichi, troviamo un personaggio vissuto fino a qualche decennio prima. Non era la prima volta che l’artista aveva a che fare con un ciclo del genere: pochi anni prima aveva realizzato per il papa Borgia a Castel Sant’Angelo un ciclo di affreschi sulla Storie di Alessandro VI, andati però distrutti.

LA COLLABORAZIONE CON IL GIOVANE RAFFAELLO

Com’era solito fare, nella narrazione della romanzesca vita del grande umanista divenuto papa, Pinturicchio utilizzò uno stile affabile e ricco di dettagli, colori brillanti e intonati con maestria, decorazioni e applicazioni tridimensionali in pastiglia dorata, su armi, gioielli, finiture.

Nel primo dei dieci episodi il giovane Enea Silvio Piccolomini è al seguito del cardinale Domenico Capranica, entrambi diretti verso il Concilio di Basilea, dove intendeva rivendicare i suoi diritti per la nomina a cardinale proclamata da Martino V, ma non confermata dal suo successore Eugenio IV. Nella decorazione della Libreria, per necessità e consuetudine, il maestro si avvalse di numerosi aiuti. Come ci racconta Vasari, e come testimonia un disegno del Gabinetto dei disegni e stampe degli Uffizi, per la composizione di una scena adoperò il progetto di un giovane di talento: Raffaello.

Raffaello, modello per l’affresco del Pinturicchio raffigurante la Partenza di Enea Silvio Piccolomini per il Concilio di Basilea Credits: @Galleria degli Uffizi

UN AFFRESCO RICCO DI PARTICOLARI

Enea Silvio è ritratto nella scena cavalleresca mentre si volta indietro a guardare lo spettatore. Il paesaggio sullo sfondo è diviso in due parti per esigenze narrative. La parte di sinistra allude alla tempesta che colse la nave tra l’isola d’Elba e la Corsica. Il cielo è reso cupo dalle nubi, dalla pioggia e dai bagliori dorati dei fulmini. Questa sezione dell’affresco indica le difficoltà che incombono sul viaggio di Enea – nome datogli in onore di Enea, figlio di Venere – quasi a riprendere la storia dell’eroe greco romano. Le nubi rappresentano gli ostacoli che il cardinale dovrà affrontare durante il Concilio di Basilea.  L’arcobaleno sulla destra, invece, indica l’approdo riuscito sulle coste liguri e il ritorno del tempo sereno, nonchè la sua nomina a funzionario del Concilio nel 1436: il suo personale lieto fine.

Enea Silvio Piccolomini parte per il concilio di Basilea (dettaglio dello sfondo) Credits: @Cristina Acidini

Sulla parete opposta, nella scena che raffigura la Canonizzazione di santa Caterina da Siena, tra il pubblico degli ordini religiosi, in basso a sinistra, si individuano due eleganti figure in cui la storiografia riconosce il giovane Raffaello, con le calze rosse, e Pinturicchio stesso, con il berretto rosso. Questo ritratto e autoritratto ad opera dell’anziano maestro è testimonianza della rispettosa amicizia che nacque tra i due artisti, i quali insieme al Perugino furono tra i massimi esponenti della scuola umbra del tardo Quattrocento.

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