Considerata come una delle figure più controverse della storia inglese, ricordata per essere stata la seconda moglie di Enrico VIII, quella “cattiva” che ne causò il divorzio da Caterina d’Aragona portando alla costituzione della Chiesa d’Inghilterra, Anna Bolena in realtà rappresenta molto più di questo.
La storia la conosciamo tutti (e per chi avesse bisogno di un ripasso, su wikipedia si trova un esaustivo riassunto), la fine, tragica, anche: Anna Bolena fu giustiziata il 19 maggio del 1536, esattamente 483 anni fa, con l’accusa di adulterio, incesto e stregoneria.

Quello su cui invece in pochi si fermano a riflettere è il modo in cui questa brillante e affascinante donna riuscì a imporsi in un mondo dominato da uomini, a controllare uno dei re più potenti della storia britannica, a diventare regina d’Inghilterra e a causare, più o meno indirettamente, lo scisma anglicano. Insomma, questa femminista ante litteram riuscì a dimostrare ciò che all’epoca era impensabile: le donne possono fare e ottenere qualunque cosa abbiano in mente. Sarebbe sciocco e sbrigativo sostenere che la Bolena si sia limitata a manipolare un uomo invaghitosi di lei, d’altro canto stiamo parlando non solo di un re, ma di un uomo che aveva decine di amanti, inclusa la stessa sorella di Anna, Maria Bolena.

Ritratto di Anna Bolena di Hans Holbein (Windsor Castle)

Grazie alla sua spiccata intelligenza, in anticipo di qualche secolo rispetto alle rivendicazioni femministe del ‘900, Anna pretende e ottiene rispetto, eguaglianza e voce in capitolo su questioni prettamente maschili, come la politica. Ma attira su di sé anche invidia e una certa dose d’irritazione da parte dello stesso Enrico VIII che, ottenute le nozze, ma non il tanto desiderato figlio maschio e ormai invaghitosi di Jane Saymour, iniziò a mal sopportare quella donna che non sapeva stare al suo posto.

Dall’indole sicuramente ambiziosa, per comprendere pienamente la vita coraggiosa di Anna Bolena è però importante conoscere non solo la storia, ma anche le influenze culturali a cui è stata esposta. È vero, nel ‘500 il termine femminismo non era ancora stato coniato, tuttavia discussioni sull’uguaglianza tra i sessi circolavano già negli ambienti più altolocati della società, tanto da spingere alcuni storici a parlare di “femminismo rinascimentale”. Il dibattito sulla questione di genere era particolarmente vivace in Europa, dove Anna trascorse i suoi anni di formazione all’inizio del secolo. Anna, infatti, si ritrovò a servire due donne che di quel dibattito erano ferme sostenitrici: Margherita d’Austria, Reggente dei Paesi Bassi, e Marguerite di Valois, Duchessa di Alençon.
È soprattutto il periodo trascorso presso la corte di Margherita d’Austria (tra il 1513 e il 1514) ad averne, presumibilmente, influenzato il carattere.

La biblioteca della regina comprendeva, infatti, opere dell’influente poetessa e autrice francese Christine de Pizan (1364-1430), passata alla storia per essere stata la prima scrittrice professionista di sesso femminile in Europa. In un’epoca in cui le donne erano considerate inferiori in ogni modo agli uomini, Christine de Pizan era diventata famosa per aver osato dire che il celebre poema “Le Roman de la Rose” calunniava le donne, ritraendole tutte come seduttrici. Nel 1405 pubblicò la sua opera più conosiuta, La città delle Dame, il primo libro sulle donne scritto da una donna e uno dei primi esempi di letteratura femminista.

Christine de Pizan incontra Ragione, Rettitudne e Giustizia, iniziando a costruire la Città, miniatura del Maestro della Città delle Dame dal Libro della Regina, 1410, Manoscritto Harley MS 4431, British Library

Il saggio era un attacco alla considerazione stereotipata e misogina che gli uomini avevano delle donne e scriverlo nel 1405 costituiva una vera e propria rivoluzione in carta e inchiostro. Christin de Pizan nelle sue pagine celebrava le conquiste femminili nel corso della storia, consigliava alle donne come contrastare i pregiudizi maschili e i ritratti negativi del loro sesso e, concludeva, che gli atteggiamenti patriarcali impedivano alle donne di raggiungere il loro pieno potenziale. Grazie alla regina Margherita, la giovane Anne entrò in contatto con le opere di Christine de Pizan ed è probabile che sia stata influenzata dagli ideali protofemministi che in queste erano espressi.

Nonostante sia stata a lungo ignorata dal femminismo moderno, che non l’ha mai celebrata come icona del suo movimento, e non abbia lasciato alcun contributo scritto alla causa, Anna Bolena ha dimostrato con il suo comportamento e in netto anticipo sui tempi di essere una donna libera e di considerarsi alla pari di ogni uomo, anche a rischio di perdere letteralmente la testa.
Alla fine i vincoli del matrimonio, della regalità e della sua stessa biologia la sconfissero, ma la sua personale battaglia ha ancora oggi molto da insegnare.

 

In copertina: ritratto di Anna Bolena, artista sconosciuto (National Portrait Gallery)

 

 

 

 

 

 

 

 

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