Il 22 novembre del 1819, esattamente duecento anni fa, nasceva nel Regno Unito, più precisamente nella città di Arbury, nel Warwickshire, una scrittrice che ha reso famose le sue opere nel tempo firmandosi con il nome di “George Eliot”. Dietro a questo pseudonimo ha lasciato la sua impronta letteraria e filosofica una delle più importanti scrittrici dell’Età Vittoriana, Mary Ann Evans.

Dotata di una genialità fuori dal tempo, che le ha permesso (e continua a permetterle tutt’ora) di rendere i testi nati dalla sua penna valide chiavi di lettura per entrare a contatto con un’epoca memorabile e affascinante, Mary Ann Evans ha saputo declinare il suo talento in numerosi ambiti, dalla scrittura letteraria a quella giornalistica, spaziando anche nel campo poetico e in quello delle traduzioni linguistiche. Mary Ann Evans è stata una “grande intellettuale”, come la definì Henry James, una donna dalle mille risorse che riuscì a non farsi sminuire dai dettami rigidi e dalla severa moralità dell’Inghilterra vittoriana, portando avanti profondi messaggi di grande valore.

Mary Ann Evans, conosciuta come George Eliot. Fonte: www.biografieonline.it

Nata in una famiglia benestante – suo padre era un ricco proprietario terriero  la giovane Mary Ann Evans studiò assiduamente la lingua latina, quella greca antica e quella tedesca. Crebbe a stretto contatto con una fede evangelica non-conformista che abbandonò poi in favore di un’idea di religione più umanitaria e basata sui principi della giustizia e della filantropia. Le sue prime importanti opere coincisero con la traduzione della Vita di Gesù (1846) di D.F. Strauss (con il quale venne a contatto direttamente) e dell’Essenza del cristianesimo (1854) del filosofo tedesco L. Feuerbach.

Grazie alla famiglia Bray, Mary Ann iniziò una collaborazione con la Westminster Review, ed ebbe così l’occasione di incontrare svariati autori vicini al Positivismo, molti dei quali studiosi della filosofia comtiana e conoscitori del Naturalismo francese. Tramite il grande Spencer, nel 1851 Mary Ann conobbe il giornalista e filosofo bohémien George Henry Lewes, un uomo con il quale la scrittrice instaurò una relazione duratura, che la segnò per tutta la vita: fu proprio lui a motivarla nella sua attività di romanziera, sostenendola costantemente e facendo emergere le sue potenzialità.

George Eliot (1865) disegnata da Frederic William Burton. © Photos.com/Thinkstock

Determinata nel condurre la sua missione di scrittrice, la Evans adottò con coraggio il nom-de-plume George Eliot, spinta dal desiderio di proteggere la sua identità femminile, che avrebbe causato nel pubblico una diffidenza a priori e una mancanza di stima e di riconoscimento nei confronti dei suoi scritti. Scelse il nome George, in virtù della stima che nutriva per l’uomo che amava, e il cognome Eliot, per rendere il suo appellativo semplice da pronunciare e, soprattutto da ricordare. Nel 1858 e nel 1859, così, apparvero i suoi due primi romanzi, Scenes of Clerical life Adam Bede. Il talento della Evans fu evidente da subito: l’autrice venne infatti apprezzata e stimata da molti dei suoi contemporanei.

Autrice prolifica, pubblicò negli anni successivi una serie di romanzi di successo: The Mill on the Floss (1860), Silas Marner (1861), Romola (1864), Middlemarch (1872), Daniel Deronda (1874-1876).

Il capolavoro di “George Eliot” è senz’altro Middlemarch: uno studio di vita provinciale, riconosciuto come uno dei pilastri della narrativa inglese, che, come tanti altri romanzi otto-novecenteschi, prima di essere pubblicato in un’unica edizione venne alla luce tramite una preliminare pubblicazione in serie. Ambientato negli anni della Grande Riforma del 1832, il romanzo è la rappresentazione di una società in piena trasformazioneMiddlemarch permette al pubblico di lettori di entrare in una storia che è strettamente connessa al contesto sociale, a quello politico e a quello religioso dell’Età Vittoriana; uno dei grandi temi del romanzo è, difatti, l’interdipendenza tra l’uomo e l’ambiente in cui questo è radicato (tema caro al Naturalismo francese e ampiamente trattato nel diciannovesimo secolo dal filosofo Hippolyte Taine).

Avvalendosi di uno stile realistico e della tecnica dell’introspezione psicologica, Mary Ann Evans ci ha consegnato otto storie diverse in un unico testo. I personaggi di Middlemarch spiccano perché vengono presentati come il risultato dell’ambiente in cui sono cresciuti, e tuttavia si percepisce la totale libertà di cambiare la loro condizione di vita, in quanto unici responsabili delle proprie scelte morali: ognuno di loro, da Dorothea, a Casaubon, al Dottor Lydgate, ha il pieno controllo della propria esistenza e la possibilità di ascendere (o discendere) i gradini della società: grande rilievo è attribuito, dalla penna della Evans, al senso del sacrificio e dell’amor proprio, in un’ottica tutta umanitaria. La contraddizione lampante (e volutamente generata dall’autrice) è che i personaggi femminili risultano in Middlemarch oppressi dalle norme sociali e dalla pesantezza dei giudizi morali, in un clima di totale dipendenza dalle figure maschili: in funzione degli uomini è prevista l’unica identificazione possibile, legittimata dal ruolo di mogli e di madri.

Virginia Woolf definì il romanzo come «un libro magnifico che, pur con tutte le sue imperfezioni, è uno dei pochi romanzi inglesi veramente per adulti».

Middlemarch, copertina. Fonte: www.wikipedia.org

Mary Ann Evans si spense il 22 settembre del 1880, e venne sepolta nell’Highgate Cemetery, a Londra, accanto al suo amante George Henry Lewes, nell’area riservata ai dissidenti religiosi.

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