Se c’è una figura femminile la cui vicenda biografica costituisce un vero e proprio spartiacque nella storia delle donne, questa è senza dubbio Christine de Pizan.

Nata nel 1365 a Venezia in una famiglia originaria di Pizzano, Cristina diviene ben presto Christine: suo padre, il professore Tommaso da Pizzano, viene invitato in quanto insigne medico alla corte di Carlo V di Francia quando la nostra ha appena 4 anni. In questo contesto di pace e prosperità, Christine vive un’infanzia felice, impara a leggere e a scrivere e mostra, sin da bambina, una fortissima inclinazione per il sapere: il padre -ce lo racconta lei stessa- ne era da sempre entusiasta mentre la madre avrebbe preferito un atteggiamento più convenzionale per l’epoca. Nel 1380, a 15 anni, si sposa con Étienne de Castel, notaio e segretario del re, e diventa madre di tre figli. Dieci anni dopo, il marito muore: Christine rimane perciò vedova di un uomo che ha amato moltissimo (tant’è che decide di non risposarsi nonostante la giovane età) e si fa interamente carico della famiglia. A questo periodo appartengono alcune delle sue più toccanti liriche in cui esprime il dolore per la prematura scomparsa del marito:

Sono sola, e sola voglio rimanere.

Sono sola, mi ha lasciata il mio dolce amico;

sono sola, senza compagno né maestro,

sono sola, dolente e triste,

sono sola, a languire sofferente,

sono sola, smarrita come nessuna,

sono sola, rimasta senz’amico.

In una delle sue opere, Christine racconta di aver sognato di essersi addormentata e di aver fatto uno strano sogno in cui è su una nave, nel bel mezzo di una tempesta: dopo aver visto morire annegato il nocchiero, vorrebbe gettarsi anche lei in acqua ma, a un certo punto, la Fortuna la tocca, lei si sveglia e si accorge che non ha più l’anello nuziale, che il suo corpo è cambiato. Christine sogna di essere diventata un uomo: prende così chiodi e martello e inizia a riparare quella nave, metafora della sua famiglia, della sua vita, del suo presente. 

Nella vita reale, Christine scopre ben presto che ci sono debitori e creditori con cui fare i conti, che suo marito aveva decine e decine di stipendi arretrati: nei suoi scritti racconta delle peripezie che deve affrontare per ottenere il dovuto, della causa che è costretta a muovere contro lo Stato e che dura 14 anni, degli ulteriori 7 che devono trascorrere prima che finalmente la sua famiglia riceva ciò che le spetta. E nel raccontare tali vicissitudini, ragiona sulle difficoltà quotidiane delle donne, su quanto sia importante che venga loro riconosciuto un ruolo paritario nella gestione degli affari di famiglia. Christine comincia a scrivere per sé ma ben presto viene letta a corte e in molti si accorgono del suo straordinario talento così arrivano le prime opere su commissione: il Duca di Borgogna, ad esempio, le chiede di scrivere una biografia di Carlo V, la scrittrice-pioniera accetta l’incarico, si documenta, fa interviste e realizza il primo libro di storia mai scritto da una donna

Christine de Pizan presenta il suo libro alla regina Isabella di Baviera. Miniatura tratta da “Il libro della regina”, BL Harley 4431., c. 1410-14 CE, British Library.

Il suo successo è incredibile: Christine diventa famosa non solo perché sa scrivere molto bene ma anche perché è in grado di scrivere di tutto. Donne letterate ne esistevano già allora ma le loro erano opere appartenevano a specifici generi: il trattato pedagogico, la lettera amorosa, il lamento amoroso. Nessuno avrebbe mai pensato di chiedere ad una donna di scrivere di politica, di filosofia, di strategia militare o di economia: grazie al suo spirito intraprendente e alla sua acutissima intelligenza, Christine può invece lavorare  su qualsiasi argomento le venga commissionato. Manca ancora molto all’invenzione della stampa, pubblicare a quei tempi significava copiare a mano: ecco allora che la nostra, pur di far fronte a tutte le richieste, assume copisti, miniaturisti e rilegatori (uomini ma anche donne) fino a istituire uno scriptorium, una bottega di scrittura– un’azienda, per dirla in termini moderni- in cui è lei stessa a progettare minuziosamente quell’opera d’arte vera e propria che era, allora, un libro. E in ognuno dei manoscritti, fa in modo di essere rappresentata: eccola, la Dama blu, mentre scrive, mentre legge, mentre si confronta con i collaboratori e presenta i suoi lavori ai potenti.

Miniatura raffigurante Christine de Pizan a lavoro nel suo scriptorium. The British Library Board. Harley 4431, f.259v.

Come afferma il professor Alessandro Barbero nel saggio a lei dedicato tratto dalla lectio magistralis tenuta al Festival della Mente di Sarzana qualche anno or sono, Christine de Pizan diventa un’autrice di bestseller: in un dialogo immaginario con la Natura, trasfigura una delle immagini metaforiche più in voga ai suoi tempi, ovvero quella del parto, sostituendo alla inevitabile sofferenza tipica del mettere al mondo i figli -“partorirai con dolore”- la gratificazione e la felicità del mettere al mondo libri- “partorirai con gioia”. Assume posizioni del tutto controcorrente per l’epoca: è praticamente l’unica del suo tempo ad affermare con forza che le tasse sono necessarie per assicurare giustizia e protezione alla comunità e ad esprimere, con altrettanto vigore, la necessità di condannare aspramente i funzionari corrotti. 

Economica Laterza, euro 9,50.

Infine, ispirandosi alla Città di Dio di Sant’Agostino, Christine compone il testo che l’ha resa celebre fino ai giorni nostri: La città delle donne. L’opera si apre con una scena molto personale: è sera, la nostra è molto stanca e vuole distrarsi perciò afferra un volumetto di genere comico, di quelli molto in voga all’epoca, che racchiude tutti i “buoni motivi” per cui un uomo dovrebbe guardarsi bene dal matrimonio e non dare mai troppa considerazione alle donne in quanto “pettegole, inaffidabili, stupide e buone solo a letto”. La mattina seguente Christine rilegge quelle pagine piene di luoghi comuni e di stereotipi svilenti e mortificanti: le appaiono, allora, tre dame, Ragione, Rettitudine e Giustizia, che la incoraggiano a porre fine a tutto questo scrivendo lei stessa un’opera che si erga a sostegno delle donne, che diventi un riparo dal vento incessante delle maldicenze e dei preconcetti sul femminile.

Una delle miniature de “La città delle dame”: Christine, dopo aver dialogato nel suo studio con Ragione, Rettitudine e Giustizia, costruisce le mura della città. Ms. Harley 4431, c. 290r, 1410-1414 circa, British Library, Londra.

Christine accoglie il mandato delle tre virtù personificate, afferra la zappa dell’intelligenza e comincia a scavare il fossato della città, avviando un dialogo con le tre dame in cui si passano in rassegna una quantità impressionante di biografie femminili d’ogni sorta (sante, poetesse, filosofe, regine, eroine, scienziate), a dimostrazione non solo di quanto le donne abbiano contribuito alla storia dell’umanità ma addirittura del fatto che, all’origine di qualsiasi cosa, ci sia sempre una di loro: utilizzando le fonti dell’epoca, ovvero la mitologia e le Sacre Scritture, Cristina sottolinea, ad esempio, che la tessitura ha avuto origine da Aracne, così come la scrittura da Atena, il giardino da Iside e così via; propone quindi una riflessione che è semplicemente all’avanguardia per l’epoca, ovvero pone l’accento sull’importanza dell’educazione e dell’accesso al sapere delle bambine, possibilità negate sia da uomini invidiosi e timorosi del potenziale delle donne ma anche dalla mentalità ristretta e troppo succube delle sue stesse contemporanee. C’è poi un passaggio fondamentale sulla violenza e sullo stupro, dichiarati apertamente come strumenti di potere sui corpi e sulle vite delle donne: nella città ideale occorre rimuovere del tutto tale stato di subordinazione, ponendo fine a qualsiasi forma di coercizione fisica e di abuso. 

In quegli stessi anni il conflitto tra Francia e Inghilterra diventa sempre più aspro: nel 1418 Enrico V viene incoronato re di Francia. Christine, come molte altre personalità dell’epoca, decide di ritirarsi in convento, interrompendo così tutte le sue attività ma undici anni dopo, nel 1429, decide di rompere il lungo silenzio dando alla luce il suo ultimo testo, dedicato a colei che, animata da spirito profetico, sta sconfiggendo gli inglesi: Giovanna d’Arco. Christine non vivrà abbastanza a lungo da vedere l’epilogo della Pulzella di Francia ma, ad ogni modo, non può non scrivere di questa straordinaria fanciulla che è la prova vivente di tutto ciò che lei ha da sempre sostenuto; compone un poema di getto, quello che oggi chiameremmo un instant book,  che comincia così: 

Io, Christine, che ho pianto per 11 anni chiusa in abbazia, ora per la prima volta rido, rido di gioia

I fatti, finalmente, le davano pienamente ragione: è una donna, una giovane donna, che sta salvando il regno di Francia; è una donna che, come lei stessa ha affermato e dimostrato con la sua esemplare vicenda biografica, sta cambiando la Storia.

In copertina: Christine de Pizan nel suo studio, miniatura del Maestro della Città delle Dame dal Libro della Regina, 1410, Manoscritto Harley MS 443, British Library.
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