Se nel XX secolo fosse esistito un movimento #metoo, probabilmente sul banco degli imputati ci sarebbe finito anche Pablo Picasso e, sempre probabilmente, dall’altro lato ci sarebbe stata lei: Françoise Gilot. A volerla dir tutta però, nonostante Françoise sia stata ribattezzata dallo stesso Picasso come la donna che dice no”, ha passato nove anni insieme al maestro spagnolo prima di trovare il coraggio di lasciarlo.

È ormai noto l’atteggiamento disinvolto, al limite della misoginia, che Picasso aveva con le sue donne tanto da spingere un certo revisionismo storico a interrogarsi sul valore di alcune opere d’arte alla luce del comportamento privato e sociale di chi le ha composte. Ma allora perché il genio della tela aveva decine di amanti che avrebbero fatto carte false per lui? Perché tutte le sue donne, tranne la Gilot, finirono con l’impazzire o col togliersi la vita? E soprattutto perché Françoise, come le altre, se ne innamora?

Françoise Gilot, France 1949 © photo Gjon Mili

Audace, libera e con un’indole vocata all’indipendenza fin dalla più tenere età, Françoise incontra Pablo nel 1943 ed è amore a prima vista. Nonostante l’enorme differenza d’età, lui ha 62 anni e lei solamente 22, e il fatto che Pablo fosse ancora sposato con Ol’ga Chochlova e avesse da nove anni una relazione con la fotografa Dora Maar a cui aveva stroncato la carriera, i due iniziano a frequentarsi.

Françoise non solo è bellissima, di una bellezza picassiana come, non senza ego, le diceva Pablo, ma soprattutto è giovane e vuole diventare una pittrice. Insomma, nulla di più plasmabile per un uomo che sosteneva: ogni volta che cambio donna dovrei bruciare la precedente, così me ne sbarazzerei. Ossessionato dal tempo che passa, in questa eterna corsa a nuova linfa vitale, Pablo trova però pane per i suoi denti.

“È molto più interessante vivere momenti tragici con persone interessanti che vivere una vita meravigliosa con una persona mediocre. Una persona mediocre non ti dà pace: distrugge anche te, ci mette solo un po’ di più”, Françoise Gilot

Françoise incarna perfettamente il ruolo di donna, artista e musa, ma non ha alcuna intenzione di finire nel cono d’ombra del mito vivente con cui ha scelto, non senza remore, di vivere e sposarsi. Costretta ad abbandonare pennelli, tela e colori anche sugli abiti, neri e lunghi, che Picasso la obbliga a indossare, la Gilot non spegne il suo spirito indipendente ed è l’unica a tenere testa al carattere gonfio d’ego di Pablo: “Non conosceva obiezioni. A un certo punto era rimasto solo. Spesso chi acquisisce fama mondiale diventa automaticamente una persona molto sola. Pensai che rispondendogli potevo fare qualcosa per lui: davo sempre una risposta ai quesiti che mi poneva”, dirà più tardi.

Pablo Picasso e Françoise Gilot nel 1951© photo Robert Capa

È con l’arrivo dei figli, Claude e Paloma, che il rapporto s’incrina definitivamente. Picasso non solo non è un padre e marito modello, ma non vuole che i figli abbiano un’educazione tradizionale. Siamo nel 1953, Françoise è arrivata al limite e decide, unica donna ad esserci riuscita, di lasciarlo: “Il suo sadismo mentale era persino peggiore della sua crudeltà fisica: ecco perché il mio amore per lui finì. Non ho mai amato nessuno così intensamente, ma non volevo neppure essere una schiava: se fossi rimasta, i miei figli ne avrebbero risentito negativamente”.

Spremuta da quel suo ruolo di musa, che aveva incarnato alla perfezione per quasi dieci anni, Françoise torna al suo primo amore fatto di pennelli, tele e colori, ma incontra l’ostracismo di Picasso che non si limita a minacciarla e a dirle che sarebbe stata ricordata solo come un suo riflesso, ma impedisce anche alle gallerie d’arte di mezza Europa di esporla e obbliga la stampa a lui vicina di pubblicare solo recensioni che stroncassero il lavoro della Gilot. Françoise però non molla, si trasferisce in America e, con quel suo tratto a metà tra un Picasso e un Matisse, diventa la donna più famosa della storia dell’arte ancora in vita.

Multiple Exposure Portrait di Francoise Gilot, France 1949 © photo Gjon Mili

Nel 1964 scrive, insieme al giornalista e critico d’arte americano Carlton Lake, il libro La mia vita con Picasso. Nonostante la dedica “A Pablo”, l’artista spagnolo è furibondo e tenta con una causa legale di bloccarne la pubblicazione, ma perde. Dopo la sentenza Françoise riceverà l’ultima telefonata di Picasso che sparirà per sempre dalla sua vita e da quella dei suoi figli:

“Congratulazioni, hai vinto e sai che a me piacciono i vincitori”.

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