Il quinto obiettivo dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite è “raggiungere l’uguaglianza di genere ed emancipare tutte le donne e le ragazze”: molta strada è stata fatta negli ultimi cinquant’anni ma tale traguardo sembra ancora piuttosto lontano. Tra le tante figure, maschili e femminili, che hanno promosso la gender equality e che si sono spese in prima persona per promuovere e diffondere una cultura di sostanziale parità tra uomini e donne, si erge, maestosa e straordinariamente vivace, quella di Eve Ensler, poetessa, drammaturga e attivista statunitense che da svariati decenni gira il mondo in lungo e in largo raccogliendo le esperienze di donne, ragazze, bambine e dando loro una voce risonante d’eco mediatica.

L’opera per la quale Ensler è diventata un’icona femminista nota al grande pubblico è I Monologhi della Vagina, una delle pièce teatrali più irriverenti, originali e divertenti che sia mai stata realizzata, un lavoro che il New York Times ha definito “il più importante testo di teatro politico degli ultimi 10 anni”: tradotto in 48 lingue, è stato rappresentato in ben 140 paesi al mondo, il che è più che sufficiente per dimostrarne la straordinaria universalità tematicaEnsler ha intervistato oltre 200 donne, ha ascoltato le loro storie, ha raccolto le loro testimonianze e le ha rielaborate drammaturgicamente sotto forma di monologhi a sé stanti nel 1996, anno della prima al Cornelia Street Café nel mitico quartiere del Greenwich Village; all’inizio fu la stessa Ensler ad interpretarli ma ben presto il successo dei Monologues fu tale che moltissime attrici, in tutto il mondo, decisero di cimentarsi nella messa in scena dell’opera: Susan Sarandon, Winona Ryder, Cate Blanchett, Whoopi Goldberg, Gillian Anderson, Melanie GriffithKate Winslet per citare alcune delle celebrities hollywoodiane ma anche le nostre Claudia Gerini, Anna Bonaiuto, Lella Costa e molte, moltissime altre. I temi sono molteplici: dal menarca all’orgasmo, dallo stupro al parto, dalle mutilazioni genitali alle visite ginecologiche, l’opera esplora l’universo femminile alternando istanti di drammatica intensità a momenti decisamente esilaranti. E la costruzione di questa particolarissima collezione di storie di donne è ancora in atto: ogni anno Ensler scrive un testo su una tematica attuale stringente e lo aggiunge agli altri, quasi a voler evidenziare quanto ancora ci sia da dire a proposito di donne, femminilità, orientamento sessuale e di genere, stereotipi, violenze e discriminazioni.

I Monologhi hanno avuto il grande merito, ognuno nella sua specificità, di sdoganare una volta per tutte quella parola apparentemente impronunciabile innescando, di fatto, un processo di normalizzazione della sessualità e della fisiologia femminile da sempre omesse se non occultate, tanto in privato quanto a livello mediatico; hanno aperto una strada nuova in cui le donne sono protagoniste assolute della narrazione, come dimostrano le numerose produzioni artistiche e mediali successive, dal meraviglioso spettacolo teatrale Love, Loss and What a I Wore di Nora e Delia Ephron alle serie tv mainstream come Desperate Housewives e Sex and The City. Ma soprattutto hanno il merito inestimabile di aver costituito il punto di partenza per il V-Day e per One Billion Rising, un movimento mondiale di sensibilizzazione sulla violenza di genere che attraverso eventi, flashmob e progetti di empowerment, promuove la cura e il sostegno nei confronti delle vittime di stupri, abusi e molestie.

Per una strana ironia della sorte- o, forse, per una non del tutto spiegabile correlazione di cause ed effetti- nel 2010 Ensler scopre di avere un cancro all’utero in stadio avanzato: proprio lei, che per tutta la vita si è occupata dei corpi delle altre, è quindi costretta a fare i conti con il suo. Ancora una volta, la drammaturga e attivista riesce a trasformare il dolore e la sofferenza fisica in gioia e in estatica, profonda felicità: la malattia le permette di riconnettersi con quella parte di sé che ha da tempo messo da parte -Ensler da bambina è stata violentata e picchiata per anni dal padre, nell’indifferenza della madre- e che ora chiede di essere considerata, amata, curata. Il suo viaggio nel suo stesso corpo le rivela non solo una capacità straordinaria di riconversione e trasformazione ma addirittura le permette di cogliere l’interdipendenza con i fenomeni del mondo in una visione che è ormai pienamente ecofemminista, come racconta nel toccante discorso Il mio corpo, all’improvviso tenuto per TEDWomen e nel libro “Nel corpo del mondo”.

Arriva così il momento di raccontare la più terribile delle storie personali, l’orrore puro degli abusi ripetutamente subiti durante l’infanzia da parte del padre: nel suo intenso, devastante libro Chiedimi scusa (trad. di Valeria Gorla), dedicato a tutte le donne che stanno ancora aspettando delle scuse da parte di qualcuno che le ha molestate, violentate, perseguitate, Ensler immagina che sia proprio il suo padre-aguzzino a scriverle.

Io ti ho ucciso, Eve. Io, tuo padre. Eppure tu sei sopravvissuta. E ora che sono morto,  finalmente riesco a dire la verità, tutto quello che i vivi non possono dirsi. Ora confesso e ti chiedo scusa. Le scuse che hai aspettato per tutta la vita. Ma quanti uomini, quanti padri hanno mai chiesto scusa? Prestami la voce, Eve, per chiederti scusa. Di’ tu la verità per me. La verità rende liberi. Liberati, Eve, liberati  finalmente di me.

Con quest’ultimo libro, Ensler porta l’attenzione sull’aspetto, forse, meno considerato nell’ambito della violenza di genere: il punto di vista degli uomini violenti, dei predatori di corpi e menti. Scrivere questo memoir immedesimandosi nel padre diventa catartico, liberatorio perché chiedere scusa, profondamente e sinceramente, significa riflettere sull’accaduto, individuare le proprie ragioni, assumersi la responsabilità delle proprie azioni, liberare finalmente la vittima da qualsiasi ombra di presunta corresponsabilità. Chiedere scusa significa girare opportunamente la chiave che mette fine, una volta per tutte, al patriarcato realizzando concretamente l’obiettivo dell’agenda ONU 2030: ciò è possibile solo laddove ci sia un percorso di rinascita e di rieducazione dei carnefici, un percorso che nel caso di Ensler può essere solo immaginario ma che per moltissime altre donne vittime di violenza potrebbe invece diventare reale.

Per conoscere, approfondire e partecipare alle attività promosse da One Billion Rising, è possibile consultare i seguenti link:

Sito ufficiale OBR www.onebillionrising.org

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In copertina: Eve Ensler, ph. Paula Allen. Fonte: www.narrativemedicine.org.
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