Tra i personaggi più influenti del XX secolo campeggia anche una suorina gracile e minuta. Madre Teresa di Calcutta, premio Nobel per la Pace e proclamata santa da Papa Wojtyla nel 2002, ha rinnovato lo slancio della Chiesa Cattolica verso l’origine della sua dottrina: il servizio. Come San Francesco indossò un saio per lanciarsi verso gli ultimi e gli emarginati, così Madre Teresa diede il via alla Congregazione delle Missionarie della Carità nel 1950, rinunciando alla clausura per agire nel mondo.

Nata in Macedonia da famiglia albanese, nel 1928 inizia il suo noviziato a Dublino presso le Suore di Nostra Signora di Loreto, ordine ispirato da Sant’Ignazio di Loyola, fondatore dei Gesuiti di cui Papa Francesco fa parte. Entrambi gli ordini prendono a cuore l’educazione delle nuove generazioni e Anjezē (il nome laico di Madre Teresa) viene inviata in missione in India come insegnante. Si occupa in particolare dell’istruzione delle bambine povere appartenenti alle caste più basse della nazione ancora sotto il controllo inglese. Nel 1931 prende i voti, diventando Suor Teresa, e raggiunge Calcutta nel Bengala per ottenere il diploma da professoressa.

Calcutta 1800

Stampa inglese ottocentesca di Calcutta. Da Wikimedia Commons

L’indigenza degli ultimi di Calcutta, abbandonati per strada quando malati e ammucchiati come spazzatura dopo aver spirato, ferisce la neo-suora tanto da convincerla ad uscire dalla clausura per sporcarsi le mani. Indossa un sari, vestito tipico delle donne indiane, con i colori della Madonna e si avvia per le strade di Calcutta. È il primo mattoncino della santità di Madre Teresa.

Nel giro di qualche anno apre strutture per accogliere malati di lebbra e bambini che vengono abbandonati. Le suorine di Madre Teresa, come vengono chiamate tra i cattolici, gestiscono ancora una capillare rete di aiuti agli emarginati e un corridoio per le adozioni internazionali.

Se facciamo un passo indietro, si può riassumere la questione in una frase. Una donna occidentale si reca in India, apre strutture di accoglienza per poveri e bambini. Suona pericolosamente come colonialismo. Non poche sono infatti state le voci che hanno volto queste accuse alla suorina di Calcutta. Perché Madre Teresa si può invece considerare diversa?

Valorizzare la dignità

Uno dei primi insegnamenti della religione cattolica è il riconoscimento e il rispetto per la dignità di ogni individuo. Quello che i conquistadores spagnoli si erano scordati durante la colonizzazione del continente americano è che l’opera missionaria consiste nel mettersi al servizio del bisogno altrui. Troppo spesso il bisogno viene invece imposto alla gente locale dagli alloctoni.

Colombo in America

Colombo attracca a San Salvador, 2 ottobre 1492. Da Wikimedia Commons

Suor Teresa non imponeva alle madri di Calcutta di abbandonare i propri figli a causa delle indigenti condizioni economiche, ma accoglieva i bambini qualora le mamme cercassero aiuto contro le terribili malattie e i pericoli della strada. La differenza è sottile ma netta. Madre Teresa non accoglieva i poveri, ma il loro bisogno di amore e di sentirsi voluti da qualcuno. Donava loro assistenza senza limiti, mentre dimostrava al mondo che chiunque è prima di tutto una persona umana. Madre Teresa non è uscita dalla clausura per pietà, ma per amore verso il suo compito. Solo quando si comprende questa differenza, si aiuta qualcuno senza imporre il proprio ego.

Quando si impone un bisogno a qualcuno, si agisce non per “amore di Cristo”, come sosteneva Teresa, ma per amor proprio. L’obiettivo diventa in questo caso sentirsi Dio e non operare nel mondo per conto di Dio. Questo errore è stato commesso spesso dai missionari cattolici nel corso della storia. Far conoscere il cattolicesimo tramite la propria testimonianza non implica imporre la propria religione.

La carità di Madre Teresa era senza riserve per sé, né pretese verso gli altri. Il fine delle sue opere era la propria unione con Cristo, non l’evangelizzazione delle masse. Aiutava i bisognosi perchè era quello che Dio le aveva chiesto durante una tormentata notte di preghiera. Le suorine di Madre Teresa concepiscono ancora il lavoro tra gli emarginati come “un mezzo per concretizzare il nostro amore per Cristo”.

Il mondo occidentale

Madre Teresa considerava i paesi sviluppati più miseri dei marciapiedi di Calcutta. Sosteneva infatti che “non è tanto quanto si dà, ma è l’amore che mettiamo del dare che conta”. Uno schiaffo al lusso in cui siamo inconsapevoli di vivere. Per questo aprì anche molte Case della Carità nei paesi occidentali e chi vive a Roma avrà avuto occasione di veder passeggiare qualche suorina della Carità.

Rinomatamente, in Occidente l’attenzione  si è spostata dalla qualità alla quantità e si parla però poco di amore. Il budget di Hollywood esplora i meandri dell’amore romantico, mentre noi perdiamo di vista l’amore di tutti i giorni. Ci appare un concetto troppo astratto o in qualche modo bambinesco.

“L’amore non può rimanere per se stesso. Non ha significato. L’amore deve essere messo in azione, e quell’azione è il servizio.”

Secondo Madre Teresa la mancanza di amore è ciò che porta a vivere la vita distratti, concludendo a priori che un senso non esista. Viviamo ormai convinti che l’amore riguardi solo i nostri affetti in un mondo estremamente individualista. È proprio di qualche giorno fa l’analisi di Vittorio Pelligra sul tasso delle “morti per disperazione” negli Usa. Materialmente si possiede di più, ma manca uno scopo che renda la propria vita degna di essere vissuta. Non ci si sente più utili agli altri, e molte volte non si cerca nemmeno di esserlo.

Non apprezzare un gesto gentile, sottovalutare l’importanza di un sorriso verso qualcuno in difficoltà, non curarsi di un anziano che vorrebbe sedersi sul tram, non mettersi la mascherina durante il Covid-19 sono tutte declinazioni della mancanza di altruismo e amore verso chi ci circonda. Basta digitare i profili Twitter di qualche esponente politico italiano per osservare l’aridità del nostro mondo.

Per di più, la mancanza di amore verso gli altri cela una carenza di tenerezza verso noi stessi. Occorre essere sempre produttivi, pensare e dire qualcosa di intelligente per sembrare interessanti, essere all’altezza delle aspettative che alle volte costruiamo pure da soli. Spesso scegliamo d’intraprendere un corso di studi universitari curandoci delle prospettive economiche una volta laureati. In pochi scegliamo una professione che sia una vocazione, un’occupazione che rispecchi chi siamo e il cambiamento che vogliamo vedere nel mondo, per citare Gandhi.

Clochard a New York

Clochard a New York City. Photo by Matt Collamer on Unsplash.

Le radici della Chiesa

La Chiesa Cattolica ha commesso non pochi errori durante la sua esistenza. Dalla vendita delle indulgenze agli scandali recenti per pedofilia, la sua storia è costellata da atti raramente perdonabili. Solo qualche anno fa, il Cardinal Bertone aveva ristrutturato un lussuoso attico in Vaticano con i soldi destinati all’ospedale Bambin Gesù.

Papa Francesco ha deciso di mettere un punto agli scandali e ricentrare la bussola verso le radici della Chiesa, le stesse a cui Madre Teresa ha guardato fino alla sua morte nel 1997. D’altronde fu proprio San Francesco la santa di Calcutta citò accettando il premio Nobel per la Pace a Oslo nel 1979.

L’attenzione agli emarginati è oggi più che mai necessaria, dato il divario crescente tra ricchi e poveri. Ormai anche nei cosiddetti paesi sviluppati, troppe persone vivono in condizioni economiche critiche, situazione che il Covid-19 ha evidenziato e sottolineerà ancora di più negli ultimi mesi del 2020. Non ci sono scuse nella grande politica che sembra non funzionare mai, “non aspettare i leader, fallo da te. Da persona a persona”.

Madre Teresa non ha aspettato che i leader indiani abolissero il sistema delle caste per dare cibo agli “intoccabili”, coloro che appartenevano alla casta più bassa e morivano soli agli angoli delle strade. La pace si costruisce mattone dopo mattone, partendo dalla tua famiglia e da chi vive accanto a te, come diceva Teresa ai giovani che volevano aiutarla in India.

“Se avrete occhi per vedere, troverete Calcutta in tutto il mondo. Le strade di Calcutta conducono alla porta di ogni uomo. So che magari vorreste fare un viaggio a Calcutta, ma è più facile amare le persone lontane. Non è sempre facile amare le persone che ci vivono accanto.”

Immagine di copertina: Madre Teresa fuori da una delle Case della Carità negli Usa. Da Wikimedia Commons
Immagine secondaria: Mmadre Teresa sorridente a Calcutta, 1985. Da Wikimedia Commons .
© riproduzione riservata