di Daniele Stucchi

Marella Caracciolo di Castagneto, questo il suo nome di battesimo, nata a Firenze il 4 maggio 1927, dopo una lunga malattia, si è spenta all’età di 91 anni nella sua casa di Torino.

Fonte: d-art.it

Una vita da sogno la sua, all’apparenza, tra le più chiacchierate del secolo, fatta di grandi traguardi ma costellata anche da grandi dolori.

La sua è la storia di una cenerentola moderna, in lei si materializza il sogno del Novecento, una ragazza dalle origini aristocratiche, figlia del principe Filippo Caracciolo di Castagnetoe di Margaret Clarke, una donna statunitense discendente da una famiglia di distillatori di whisky; a 26 anni si sposa con l’avvocato Giovanni Agnelli rampollo di una delle più ricche famiglie di industriali del nord Italia.

Marella si diploma in Svizzera e si trasferisce a Parigi dove frequenta l’Académie des beaux-artse l’Académie Julian.

Parte per New York con il ruolo di modella per il fotografo tedesco Erwin Blumenfel, firma di Vogue e Harper’s Bazaar, lui ne intuì il talento; lei raccontava: “Posare mi annoiava e un giorno il mastro mi disse: «Passa dall’altra parte dell’obiettivo…» nessuno possedeva come lui il coraggio di sperimentare”.

In America viene a contatto con i grandi esponenti della politica, della cultura e dell’arte: frequenta i Kennedy, diventa grande amica dello scrittore Truman Capote e Andy Warhol le dedicò una delle sue celebri serigrafie a colori.

Fonte: vanityfair.com

È un ritratto, quello scattato dal fotografo di moda Richard Avedon ad attribuirle il soprannome: l’ultimo cigno, per il suo collo lungo e sottile che la rendeva simile a un ritratto di Amedeo Modigliani; è Truman Capote a definirla The Last Swan che sarà poi il titolo inglese del suo libro di memorie uscito in Italia tradotto con Ho coltivato il mio giardino.

Fonte: Christies.com

Rientrata in Italia, grazie alla sua passione per la fotografia, trovò lavoro al gruppo Condé Nast come fotografa e redattrice.

A Roma, nel 1953 conosce l’avvocato Giovanni Agnelli, ad accumunare i due sin da subito è la passione per l’arte; un anno dopo lo sposa a Strasburgo, dove suo padre era diventato segretario del Consiglio Generale d’Europa, in una chiesetta nei pressi del Castello di Osthofen.

Nel 1954, dopo il viaggio di nozze trascorso a New York a bordo della Queen Elizabeth, diventa madre di Edoardo e nell’ottobre del 1955 di Margherita, la quale le darà otto nipoti: John, Lapo, Ginevra, Pietro, Sofia, Maria, Anna e Tatiana.

Donna Marella, donna di potere, figura influente del jet set internazionale, è seducente nel suo essere distaccata, quasi impalpabile, sinonimo di eleganza e segretezza, un sostegno per la personalità narcisistica e trasgressivamente irresistibile del marito, che la coinvolgerà in numerosi scandali.

Cesare Garboli, scrittore, uno degli amanti di sua sorella Susanna, la definì come: La donna con gli occhi di marmo, il lungo e mansueto sorriso di rettile.

La vita le sembra divenuta un’interminabile vacanza, lascia così il suo ruolo per Condè Nast affermando: “Gianni era preoccupato… Un giorno la contessa Volpi mi disse: «Mi giunge voce che non sai tenere una casa». E aggiunse: «I mariti si acchiappano sotto le coperte, ma ci vuole una casa per tenerli»”.

Così Marella coltivò a Torino il suo amore spasmodico nei confronti dell’arte, curò diverse rassegne insieme all’amico e critico Luigi Carluccio come “Il cavaliere azzurro” e “Le muse inquietanti” e diventò insieme al marito una collezionista. Sono le opere di Canaletto, Canova, Bellotto, Manet, Matisse, Modigliani, Picasso, Renoir, Severini a comporre la collezione che nel 2002, pochi mesi prima la morte dell’Avvocato, sono state donate alla Fondazione Giovanni e Marella Agnelli ed esposte nella Pinacoteca del Lingotto, ospitata in una struttura definita “lo scrigno”, progettata da Renzo Piano sui tetti della sede storica della Fiat di Torino.

È il 1973 quando l’interesse per le case portò Marella Agnelli a realizzare dei disegni per tessuti d’arredamento per una dimora in Svizzera cui seguì una collezione realizzata in Italia per l’azienda Ratti di Como e per gli stabilimenti francesi Steiner.
Una passione, quella per le arti applicate, che la premiò nel 1977 con un oscar per il disegno: il Product Design Award of the Resources Council Inc.

Fonte: artribune.com

Donna dal portamento elegante, dal fisico asciutto e filiforme, per certi versi espressione di una donna androgina dallo stile unico, camaleontico, mosso tra minimalismo ed eccentricità, lei che considerava la moda “una forma di espressione ma anche uno scudo. Ci si presenta al mondo con un’immagini creata da un’altra persona ed è una sensazione piacevole”.

Era capace di portare gli abiti più imponenti, firmati dai grandi nomi della moda come: Christian Dior, Cristobal Balenciaga, Hubert de Givenchy, Valentino, Courrèges e di essere semplicemente perfetta anche con le mise più semplici: una camicia, un pullover e dei pantaloni dal taglio maschile.                               Un’esistenza apparentemente da sogno quella di Marella, una fortuna che però ha il suo lato oscuro fatto di dolore e tragedie a partire dalla perdita del figlio Edoardo nel 2000 ritrovato morto suicida a 43 anni a bordo della sua Croma; il rapporto con Gianni, uomo dall’indiscusso fascino, dalla personalità forte, all’apparenza composto ma disinvolto nelle relazioni. “Un uomo raro. Bello e intelligente”, così lo aveva descritto Anita Ekberg, una delle sue amanti.

Dalla perdita di Gianni Agnelli, avvenuta nel 2003, scaturirono le innumerevoli incomprensioni con la figlia Margherita legate all’eredità. A salvare Marella, dagli scandali che la costringevano a vivere in una “gabbia dorata”, dove la ricchezza diventava fattore di isolamento, è l’amore per gli animali e per la natura; è lei che insieme al paesaggista Paolo Pejrone inizia a curare i parchi delle sue dimore e questo la renderà una delle maggiori esperte di giardini del mondo.

Fonte: jasonwomen.com

Sui giardini scriverà: “I giardini respirano e sono vivi, proprio come noi. Non si finisce mai di tentare di mettere a punto un giardino, così come non si finisce mai di tentare di mettere a punto la propria vita. Piano piano, passo dopo passo, cercando sempre di trovare nuovi rimedi per far fiorire gli uni e l’altra. Nel buono e nel cattivo tempo. Ho coltivato il mio giardino è anche il racconto di un mondo per molti versi incantato, dove però crescere è complicato e ogni imbarazzo viene vissuto male, perché se il fattore aristocratico per certi versi lo alimenta, quello borghese lo respinge, lo soffoca, lo nega. Sofferenze inaspettate, interminabili e dolorose”.   Tra i fiori più belli è una rosa dalle nuance rosa madreperla a renderle omaggio portando il suo nome, “Donna Marella Agnelli”.

Sono le sue case a stimolarla a vivere, numerosissime, da Villa Frescot e Villa Perosa a Torino a quelle di Roma, una villa in Corsica e altre a New York; Marella le racconta, le fotografa nei suoi libri, sono case lussuose fatte di spazi grandiosi ma non case da ricchi, sfacciate, sono case eleganti con giardini fatti di fiori modesti dove ogni cosa segue un gusto e una giusta misura, dove nulla viene forzatamente esibito o completamente svelato.
È in particolare il giardino della sua villa di Marrakech, Aïn Kassimou, dal berbero L’occhio della fonte, dimora storica del conte Tolstoj e disegnata dall’archistar Gae Aulenti, a diventare il suo unico conforto.

Fonte: 1stdibscdn.com

A lasciarci non è solo Donna Marella, è la fine di un’era, di un sogno, una vita che ha consumato e attraversato nel modo più affascinante la storia del nostro Novecento.

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