di Gerardo Iannacci e Cristina Cassese

Il 21 marzo si celebra la Giornata Internazionale per l’eliminazione della discriminazione razziale: si è scelta questa data per ricordare il massacro di Sharperville, un evento drammatico accaduto nel 1960 in Sudafrica, in pieno apartheid, allorquando la polizia sparò su un gruppo di manifestanti neri facendo 69 morti e 180 feriti. La lotta per contrastare ogni forma di discriminazione su base etnica o razziale comincia, in realtà, qualche anno prima con un gesto di quieta resilienza ad opera di una donna comune, una persona qualunque che con il suo coraggio ha cambiato la storia: Rosa Parks, all’anagrafe Rosa Louise McCauley.

L’episodio che cambiò la Storia

Rosa lavorava come sarta nella sua città di residenza, Montgomery, nello Stato dell’Alabama. Dal 1943 la donna afroamericana aderì al Movimento per i Diritti Civili degli Stati Uniti, fino a divenire segretaria della sezione di Montgomery per l’associazione nazionale per l’avanzamento sociale delle persone di colore (National Association for the Advancement of Colored People). Nel 1955 invece prese a frequentare un centro educativo per i diritti dei lavoratori e l’uguaglianza razziale, la “Highlander Folk School”.

Rosa Parks all’epoca in cui si svolsero i fatti che la resero celebre. Fonte: Wikimedia Commons.

Il 1º dicembre dello stesso anno, Rosa tornava a casa in autobus dal suo lavoro. Nella vettura, occupò il primo posto dietro all’area riservata ai bianchi, nel settore in cui i posti erano accessibili sia ai bianchi che ai neri, con l’obbligo però per questi ultimi di cedere il proprio posto ad un bianco se fosse stato necessario. E proprio questo si sarebbe dovuto verificare. Dopo alcune fermate l’autista chiese a Rosa di spostarsi nelle file in fondo per cedere il posto ad un passeggero bianco che era appena salito sul bus. Lei, mantenendo un atteggiamento mite, rifiutò di spostarsi e cedere il proprio posto. Per tutta risposta, il conducente fermò il mezzo e decise di chiamare la polizia: Rosa Parks venne prontamente arrestata e incarcerata per condotta impropria. È proprio a partire da questo episodio che venne riconosciuta col titolo di “The Mother of the Civil Rights Movement”. Nella notte, cinquanta esponenti della comunità afroamericana guidati da nientemeno che Martin Luther King, si riunirono per decidere sulle azioni da intraprendere come reazione all’accaduto. Il 5 dicembre (giorno del processo di Rosa) iniziò l’immediato boicottaggio degli autobus della città di Montgomery: i neri non prendevano più il trasporto pubblico. La protesta andò avanti per 381 giorni finché, finalmente, l’odiosa legge che concretizzava  la segregazione razziale sui mezzi di trasporto pubblico fu abrogata. Martin Luther King descrisse l’episodio come “l’espressione di una infinita bramosia di dignità e libertà umana”.

Rosa Parks: un modello da seguire

Dal piccolo ma importante gesto di Rosa Parks sono avvenuti, negli anni, tantissimi cambiamenti storicamente rilevanti negli Stati Uniti: l’ultimo, in ordine cronologico, è ovviamente l’elezione di un Presidente afroamericano, il che sarebbe stato semplicemente impensabile ai tempi di Rosa. Non a caso, Barack Obama volle ricordare l’eroico gesto della donna facendosi scattare una foto seduto all’interno proprio di quello stesso bus che oggi si trova esposto all’Henry Ford Museum di Dearborn.

Barack Obama, Presidente degli USA dal 2009 al 2017, seduto sull’autobus che rese celebre Rosa parks, oggi conservato presso l’ “Henry Ford Museum” di Deaborn. Fonte: Wikimedia Commons. Ph. Pete Souza.

La storia dell’eroina dell’Alabama è diventata il soggetto di molti film importanti, che meritano di essere visti e analizzati, su cui insomma tutti dovremmo davvero riflettere:  La lunga strada verso casa (1990) di Richard Pearce con una strepitosa Whoopi Goldberg, The Rosa Parks Story (2002), diretto da Julie Dash in cui la protagonista è interpretata da una Angela Bassett in stato di estrema grazia; e ancora il recente Behind the Movement (2018) che ricostruisce meticolosamente la storia di Parks e del movimento per l’affermazione dei diritti civili degli afroamericani. Infine, c’è il cortometraggio Io sono Rosa Parks, ambientato al Museo MAXXI di Roma, concepito come una grande installazione fotografica: 12 sono i protagonisti, di diverse origini (ghanese, ecuadoriana, nigeriana, albanese e così via) che arrivano da differenti città italiane ma appartengono tutti ad un unico movimento, quello degli italiani privi di cittadinanza: un film importante che invita ad una riflessione per comprendere dove si colloca questa linea di segregazione immotivata e chi sono i e le Rosa Parks odierni.

Una strada ancora lunga

È indubbiamente vero: l’apartheid in Sud Africa è cessato, in numerosissimi paesi le leggi e le pratiche di discriminazione su base razziale sono state abolite e la Convenzione Internazionale ha contribuito a costruire un contesto mondiale per combattere il fenomeno del razzismo. Tuttavia, troppe persone ancora nel mondo soffrono a causa delle ingiustizie e dello stigma legati alla piaga della segregazione su base etnica. Volgendo lo sguardo al passato, è facile comprendere come xenofobia e intolleranza siano alla base degli episodi più tragici della storia dell’umanità: ancora oggi, tali posizioni, del tutto immotivate scientificamente, in alcuni luoghi del mondo, portano alle più gravi violazioni dei diritti umani. Discriminazioni e crimini d’odio sono ancora diffusi in molte parti del mondo, fomentati da una crescente paura sociale. Questi sentimenti rappresentano uno dei principali ostacoli nel processo che l’umanità sta compiendo verso una pace stabile e duratura per tutti.

Numerose società non sono ancora capaci di valorizzare ed accettare la diversità e, anche in quei contesti in cui la discriminazione non è legittimata formalmente, il pericolo di derive xenofobe resta alto. Molto c’è ancora da fare per giungere a una reale coesione sociale multiculturale, per arrivare al rifiuto di conflitti scaturiti in nome di un modello culturale o religioso. Molto abbiamo ancora da imparare da quel gesto semplice e risoluto di Rosa Parks: la sua determinazione e il suo coraggio ci insegnano come un piccolo gesto di profonda e integerrima decisione possa portare ad un cambiamento in meglio per tutta la comunità, al di là di qualsiasi differenza.

Immagine di copertina: un ritratto di Rosa Parks. Fonte: Pinterest.
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