Bruce Lee è conosciuto e ammirato in tutto il mondo per le sue straordinarie doti fisiche e per le tecniche di combattimento che ha messo a punto ed insegnato. Ma è stato anche molto di più, come ci rivelano alcuni suoi scritti, composti di getto negli ultimi mesi prima della morte e intesi come appunti per un saggio personale, un’autobiografia non destinata alla pubblicazione ma al proprio miglioramento spirituale.

Nelle pagine dell’opera postuma che ne deriva (Il Tao del Dragone, 1999), Bruce Lee annotò sentimenti, emozioni, riflessioni sia sulle arti marziali che sui molteplici aspetti dell’esistenza. Le sue parole svelano il mondo di un uomo che ha saputo essere allo stesso tempo e in piena consapevolezza poeta, scienziato, attore, produttore, regista, autore, coreografo, combattente, marito, padre, amico: un artista della vita che ha saputo destreggiarsi magistralmente fra kung fu e psicologia, recitazione e filosofia.

Copertina dell’edizione italiana de Il Tao del Dragone, 1999

Sì, perché chi pensa a Bruce Lee principalmente come ad un artista marziale potrebbe sorprendersi scoprendo che la sua vera passione fu proprio la filosofia. E ancor più sorprendente è la vastità della sua conoscenza sia della filosofia orientale che di quella occidentale.

Alcuni degli scritti filosofici composti da Lee vennero messi a punto durante gli anni in cui frequentò l’università di Washington, laureandosi proprio in quella materia. Questo periodo della sua vita contribuì immensamente a estendere le sue competenze intellettuali e la sua attenzione al pensiero filosofico occidentale. Lesse opere di Platone, Hume, Cartesio e Tommaso d’Aquino, di cui Lee probabilmente aveva già assorbito per osmosi il pensiero, quando frequentava la scuola cattolica a Hong Kong negli anni Cinquanta.

Stupisce la concezione del mondo e della metafisica maturata da Lee negli anni: le sue prime ricerche e le sue credenze sul taoismo, per esempio, non fanno mai da netto contraltare agli ideali occidentali, ma ne escono piuttosto rafforzate dal confronto, in una compenetrazione conciliante di stimoli apparentemente diversi.

Bruce Lee legge un libro di filosofia cinese (Fonte: kungfulife.net)

 

 

Perché la filosofia

Bruce Lee dichiara nei suoi testi di aver scelto la filosofia per un motivo ben preciso, legato alle domande della sua infanzia:

“Spesso mi chiedevo: cosa c’è dopo la vittoria? Pensavo che la vittoria significasse buttare a terra gli altri, ma finii per rendermi conto che la vittoria ottenuta con la forza non è una vera vittoria. Quando mi iscrissi all’università di Washington e fui illuminato dalla filosofia, mi rammaricai di tutte le mie precedenti e immature presunzioni”

Come non vedere poi nel Tao e in alcune delle credenze taoiste un’altra forte spinta propulsiva verso gli studi filosofici?
Secondo Lee, infatti, ogni cosa ha un’autentica relazione, una reciprocità in cui il soggetto crea l’oggetto, proprio come l’oggetto crea il soggetto. Dunque il conoscente non si sente più separato dal conosciuto e colui che fa esperienza non si sente più distaccato dall’esperienza che sta vivendo.
Allo stesso modo, fermezza (Yang) e gentilezza (Yin) sono apparentemente opposti, ma in realtà risultano interdipendenti e complementari di un tutto. Il loro significato è dato da entrambe, ed entrambe trovano completamento l’una attraverso l’altra. Il taoismo è allora la filosofia dell’unità essenziale dell’universo e al contempo della sua polarizzazione.

Se tuttavia in passato l’armonia veniva considerata il principio essenziale dell’ordine del mondo, un campo cosmico in cui lo Yin e lo Yang sono eternamente complementari e continuamente in mutamento, il dualismo europeo ha rivoltato il paradigma come un calzino.
Scrive Lee:

“La filosofia dualistica ha regnato suprema in Europa, dominando lo sviluppo della scienza occidentale e separando entità altrimenti complementari come suono e silenzio, luce e buio”

Classica rappresentazione taoista di Yin e Yang (Fonte: wikipedia.org)

 

La critica a Tommaso d’Aquino

Bruce Lee muove proprio da quanto detto finora per portare a compimento una critica aperta ma pacata e per nulla feroce alle cinque prove dell’esistenza di Dio contenute nella Summa Theologica di Tommaso d’Aquino. È proprio la prima di queste prove a venir presa in esame e discussa da Lee.

“È impossibile che sotto il medesimo aspetto una cosa sia al tempo stesso motore e mossa” scrive Tommaso nella Summa. Una distinzione che presuppone un dualismo di tipo causa-effetto, e per questo totalmente rigettata dalla filosofia di Lee.

“Quando un uomo occidentale ragiona, fa distinzioni che per un uomo cinese sarebbero impensabili: infatti, il mondo cinese non considererebbe neppure la distinzione come parte del suo modo di pensare”

Nella lingua cinese, per esempio, gli eventi sono visti come un intero; perciò è impossibile provare anche solo a concepire una relazione di tipo causa-effetto fra le cose. L’ideogramma cinese per “buono” e quello per “cattivo”, se combinati insieme, creano la parola qualità, così come il carattere per “comprare” e quello per “vendere” formano insieme la parola “commercio”. Invece di essere in opposizione le une alle altre, le cose sono complementari e i complementari coesistono, così come per andare in bicicletta c’è bisogno dell’unica e inseparabile forza della continua azione reciproca di due azioni complementari: lo spingere e il rilasciare.

“Preferisco considerare la dottrina di Tommaso d’Aquino come un atto di fede piuttosto che una ragione. Non posso e non voglio farmi beffe della fede, proprio quando la ragione sembra essere qualcosa di tanto arido. I cinesi ritengono che la più alta verità sia inesprimibile, e invece di sforzarsi, di presumere, di separare, sospendono tutte le ricerche e le attività mentali che richiedono di aggrapparsi e attaccarsi all’autoaffermazione o alla conquista spirituale; semplicemente sono ciò che sono”

Un insegnamento di cui anche noi occidentali dovremmo forse imparare a fare tesoro.

 

Immagine di copertina: Bruce Lee in una scena del film “L’ultimo combattimento di Chen” (Fonte: wikipedia.org)

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