Winston Churchill notava come non sia necessario inasprire le pene per bigamia: un bigamo ha due suocere e come pena gli pareva bastasse.

Il primo talk della nostra rassegna Parole Correnti parla proprio di poliamore, un termine difficile da definire, ma che contiene già in sé il fulcro di ciò che l’amore rappresenta da sempre per tutti noi: un sentimento non statico, bensì fluttuante, passibile di cambiamenti repentini e impossibili da pronosticare.

A chi non è mai accaduto di dover scegliere fra due amori, fra due relazioni, fra due infatuazioni? Il poliamore ci mette davanti ad un interrogativo fondamentale in tal senso: e se non fosse necessario scegliere? Se l’apertura stessa e la libertà che ne deriva fossero davvero i termini ultimi con i quali definire i nostri sentimenti?

Jean Restout, Philémon et Baucis donnant l’hospitalité à Jupiter et Mercure (Fonte: wikipedia.org)

In greco antico ci sono ben cinque modi differenti di intendere l’amore, ai quali corrispondono altrettanti termini della lingua, così diversa invece dall’inglese, per cui la parola “love” è di per sé universale.

“Agape” si riferisce ad un amore puro, quasi intellettuale, che va al di là della mera attrazione fisica, suggerita invece dal termine “eros”, che designa un amore più strettamente passionale, il quale conduce e accompagna il desiderio sessuale. “Philia” è invece l’amore virtuoso, fondato sul rispetto reciproco fra due persone di status simile: si può infatti parlare di philia anche nella relazione tra semplici amici o fratelli. “Storge” è invece l’amore naturale, quello che s’incarna perfettamente nel rapporto fra genitori e figli. Infine, il termine “xenia” designa in maniera più ampia l’ospitalità, una pratica estremamente importante nel mondo antico: l’amicizia quasi ritualizzata fra ospitante e ospite, altrimenti perfetti estranei, è fondata su gratitudine e riconoscenza, in una parola su un tipo di amore libero da vincoli e disinteressato.

Di fronte a tutte queste varianti così prismatiche e impalpabili, il poliamore non sembra più qualcosa di trasgressivo o provocatorio, quanto piuttosto una delle tante possibili declinazioni del più nobile sentimento del mondo.

Per quanto, in generale, il concetto di amore non sia uno dei più frequentati dalla filosofia tradizionale, esso riveste una notevole importanza nella storia del pensiero. Il primo filosofo ad occuparsene fu Empedocle, che individuava nella dialettica amore-odio l’inizio del mondo così come lo conosciamo e viviamo. Platone trasferì invece questo concetto dalla creazione di mondi alla metafisica, parlando dell’amore come aspirazione e tensione verso il bene.

Frame dal film Tre uomini e una gamba (Fonte: canale YouTube ufficiale di Aldo, Giovanni e Giacomo)

Fu sempre Platone a teorizzare l’ormai inflazionata definizione dell’anima gemella come l’altra metà della mela: una teorizzazione esclusivista che ha in qualche modo condannato l’umanità al pensiero unico e monogamo. Per chi invece crede e pratica il poliamore, l’amore stesso si moltiplica, non si divide, e cosa più importante non prevede l’esclusività affettiva e sessuale fra due persone che si vogliono bene. Tutto questo sempre e solo, però, nel totale rispetto dei sentimenti di chi condivide con il poliamoroso questo tipo di relazione.

Se è vero che l’amore, come scriveva Stendhal, è un fiore delizioso che bisogna avere tuttavia il coraggio di andare a cogliere sui bordi di un precipizio spaventoso, riflettere sulle possibilità e i rischi di queste nuove pratiche, sulle implicazioni che una relazione poliamorosa comporta rispetto all’identità, all’orientamento e alla consapevolezza sessuale ed emotiva di ognuno di noi è davvero qualcosa di molto importante. Noi di Artwave vi invitiamo a farlo giovedì 13 febbraio, con il primo appuntamento di Parole Correnti.

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