Il filosofo danese Søren Kierkegaard, nella sua opera In Vino Veritas, sostiene come ricordo e memoria non siano propriamente la stessa cosa. Il vecchio, per esempio, perde la memoria e la facoltà di immagazzinare dati, recenti o remoti che siano, ma gli resta qualcosa di profetico e poetico insieme: l’abilità di ricordare, magari inconsapevolmente, le cose, i profumi, le sensazioni, i sogni. Lo vediamo anche oggi nei nostri malati di Alzheimer: il mondo in cui si rifugiano è scevro di memoria, ma saturo di sensazioni. Proprio queste sensazioni costituiscono, per Kierkegaard, i ricordi.

Album fotografico

Album fotografico (Fonte: foter.com)

Riassumendo, possiamo dire che la memoria è quella capacità propria del cervello di conservare informazioni e va di pari passo con quello che noi chiamiamo apprendimento: l’abilità di imparare e comprendere le cose con una certa facilità ed immediatezza. Il ricordo invece è in grado di farci rivivere “spezzoni” della nostra vita. E lo fa sfruttando, a volte ma non sempre e soprattutto non necessariamente, la memoria. Ricordare, infatti, significa letteralmente richiamare in cuore. È un qualcosa che suscita in noi il sentimento della perdita e della nostalgia. La memoria è invece una facoltà più prettamente intellettiva.

Scrive Platone nel Teeteto:

“Supponi che vi sia nella nostra anima una cera impressionabile, in alcuni più abbondante, in altri meno […] Tutto ciò che desideriamo conservare di ciò che abbiamo udito, visto e concepito si imprime su questa cera che noi presentiamo alle nostre sensazioni. Di ciò che si imprime, noi ne conserviamo scienza finché ne dura l’immagine”

Questa teoria descritta da Platone viene detta reminiscenza delle idee: quella cera altro non è che la nostra memoria. La memoria dura, dunque, finché dura sulla nostra cera l’immagine delle cose. Ciò che più importa, però, di tutto questo impianto, è il fatto che Platone dia alla cera della memoria l’incombenza di essere presentata alle nostre sensazioni, dunque anche al ricordo. Il ricordo, pertanto, è fatto di memoria. Ma le sensazioni si limitano ad essere un ricavato della memoria oppure, come diceva Kierkegaard, c’è dell’altro nei nostri ricordi?

La persistenza della memoria

Salvador Dalì, “La persistenza della memoria”, 1931 (Fonte: wikipedia.org)

Ci aiuta a fare chiarezza su questo punto il filosofo tedesco Gottfried Wilhelm von Leibniz. Leibniz teorizzò la memoria e il ricordo nell’ambito della sua differenziazione fra sostanza e percezione. In questo modo anticipò la tematica dell’inconscio, sostenendo che la memoria rende le idee, altrimenti presenti nella mente come piccole percezioni inconsce, delle “appercezioni” coscienti. Possiamo dunque affermare che il ricordo è qualcosa di molto più inconscio della memoria. Nel primo abbiamo percezioni e sentimenti, nella seconda abbiamo comprensione ed intelletto.

Quello della memoria e del ricordo è un tema davvero ampissimo, che ha ispirato libri, opere d’arte e film. Proprio due film, a mio avviso, sono in grado di marcare la differenza fra memoria e ricordo in modo ancora più netto e puntuale.

Se mi lasci ti cancello

Scena dal film “Se mi lasci ti cancello” (2004)

Se mi lasci ti cancello (2004) è la storia di Joel e Clementine. O meglio, è la storia di come, dopo un litigio, Clementine voglia dimenticare Joel e viceversa. Entrambi si rivolgono dunque alla fantomatica Lacuna Inc., laboratorio in grado di cancellare ricordi specifici dalla mente di una persona.

Ma siamo sicuri si tratti di ricordi? A ben vedere, i due subiscono sicuramente una cancellazione della memoria, ma non dei ricordi. Il modo in cui Joel si reca a Montauk senza una ragione precisa, senza avere memoria di essere già stato laggiù, è dovuto al ricordo di una sensazione. La sensazione di averci conosciuto Clementine e di averla amata per ben due anni. L’amore è un sentimento di cui conservare ricordo: per questo, l’intelletto e la memoria non possono completamente eliderlo.

Le ali della libertà

Scena dal film “Le ali della libertà” (1994)

Le ali della libertà (1994) è invece la storia di Andy Dufrense, un uomo innocente condannato a due ergastoli per l’omicidio della moglie e del suo amante. In una scena del film, dialogando in galera con l’amico Red Redding, Andy sogna il suo futuro, esprime il desiderio più recondito che ha ancora la forza di provare, fra le mura di quella prigione.

Andy sogna Zihuatanejo, un piccolo porto in Messico, affacciato sull’Oceano Pacifico. E il perché è molto semplice: i messicani dicono del Pacifico che è senza memoria, ed è proprio in un posto del genere che Andy vuole vivere il resto della propria vita. In un posto caldo e senza memoria. Non senza sentimenti, senza sensazioni, senza ricordi: semplicemente in un posto senza memoria.

Un posto in cui dimenticare la spietatezza intellettuale del senso di colpa, per essere stato considerato un cattivo marito dalla moglie soltanto perché più chiuso di altri. Un luogo in cui dimenticare la stessa spietatezza intellettuale del pensiero più rognoso che abita la sua mente: quello di essere stato catturato e condannato soltanto a causa di un alito di sfortuna che volava nel vento.

Un posto in cui dimenticare, infine, la spietatezza della memoria, che lo rende forse ancora più schiavo di quanto lo è già nella sua cella. Perché solo sciogliendo le catene mentali della memoria Andy potrà finalmente lasciarsi andare alle ali libere del ricordo.

 

Immagine in evidenza: scena dal film “Le ali della libertà” (1994)
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