1965. Il giovane Mark Feld si trova a Parigi. Mentre sta visitando le stanze del Louvre, si ferma impietrito di fronte ad un quadro di René Magritte. A chiunque altro sarebbe potuto sembrare un dipinto poco degno di nota. Raffigura un albero di sicomoro isolato in un campo, con una falce di luna che fa capolino tra il fogliame. Non ci sono figure umane nel quadro. Solo un albero. Ancora più curioso è però il titolo, una data: Sedici settembre. A Mark, quel quadro, risulta stranamente familiare, ma non sa spiegarsene il motivo.

1977. Richard Jones, discografico americano, ha appena passato una splendida serata in compagnia di Gloria, sua sorella, autrice ed interprete del successo planetario Tainted Love, e del suo compagno Marc Bolan, leader dei T. Rex. Sta guidando verso casa, la Mini Minor di Gloria e Marc a fargli strada davanti, lungo le vie di Londra. Per pochi minuti, tuttavia, li perde di vista. Mentre attraversa Putney Bridge, Richard frena bruscamente. Pochi metri più avanti c’è la Mini, accartocciata addosso ad un albero, con una nuvola di vapore che si alza dal radiatore. Richard chiama i soccorsi e solo in quel momento, alzando la testa verso il cielo, nota la falce di luna calante che si staglia tra i rami di quell’albero funesto, un sicomoro. Sono le cinque del mattino del 16 settembre. Gloria Jones sopravviverà all’incidente, mentre Marc Bolan, al secolo Mark Feld, è già morto sul colpo.

Sedici settembre

René Magritte, “Sedici settembre”, circa 1956 (Fonte: wikipedia.org)

Le coincidenze inquietanti ci colgono quasi sempre alla sprovvista. O meglio, ci colgono nel momento più giusto per noi, così da potersi imprimere nella nostra mente come segni del destino: esperienze caratterizzate da un tempismo straordinario ed atte a farci credere, almeno per qualche minuto, che non tutto avvenga per caso.

Gli antichi filosofi designavano tale tempismo con il termine Kairos, traducibile letteralmente nell’espressione “il momento opportuno”, “il momento supremo”. Questa era tuttavia soltanto una delle quattro parole adottate dai greci per indicare il tempo. Vi era Cronos, il tempo cronologico e lineare. Aion, il tempo eterno. Eniautos, letteralmente traducibile in “anno”, ad indicare più precisamente il tempo ciclico. Ed infine il nostro Kairos, quel periodo di tempo indeterminato nel quale accade qualcosa di tremendamente speciale. È sostanzialmente il tempo delle coincidenze.

A differenza delle altre tre accezioni, la parola Kairos non è quantitativa: non indica, come Cronos ed Eniautos, qualcosa di calcolabile nella sua sequenzialità, né come Aion, qualcosa di incalcolabile nella sua eternità. Kairos esprime piuttosto una qualità: la qualità del tempismo, della cosa che accade qui e ora e non può più accadere da nessun’altra parte e in nessun altro tempo.

Kairos

Fonte: experiences.it

Una miniatura in bronzo, realizzata dal celebre scultore greco Lisippo e che fu probabilmente un modello per bassorilievo, ci dice qualcosa in più sul Kairos e sulle sue implicazioni. A dircelo non è in realtà l’opera in sé, ma l’epigramma di Posidippo che vi è inciso sul retro.

“Chi era lo scultore e da dove veniva? Da Sikyon. Come si chiamava? Lisippo. E chi sei tu? Il Tempo che controlla tutte le cose. Perché ti mantieni sulla punta dei piedi? Io corro sempre. E perché hai un paio di ali sui tuoi piedi? Io volo con il vento. E perché hai un rasoio nella mano destra? Come segno per gli uomini che sono più pungente di qualsiasi bordo tagliente. E perché hai dei capelli davanti al viso? Per colui che mi incontra, perché mi afferri per il ciuffo prima che scappi. E perché in nome del cielo hai la parte posteriore della testa calva? Perché nessuno che una volta ha corso sui miei piedi lo faccia ora”

L’assoluta celerità, imprevedibilità, fuggevolezza ma anche puntualità del Kairos è perfettamente riassunta in questo botta e risposta prezioso e rivelatore.

Marc Bolan

Marc Bolan (Fonte: rollingstone.it)

Ma perché partire dalla strana coincidenza insita nella morte di Mark Feld/Marc Bolan per parlare di questo argomento? A mio avviso, l’epopea artistica e personale di Bolan è rivelatrice di come il Kairos sia ben presente anche nelle nostre vite, non solo in quelle degli antichi pensatori greci. E non tanto per il quadro di Magritte, quanto per tutta la parabola di vita che Mark ha percorso, dai primissimi esordi della sua carriera.

All’inizio degli anni Sessanta, non ancora sedicenne, Mark Feld voleva sfondare nel rock, con la sola potenza timbrica della propria voce. Non era stato necessario, per la generazione precedente, saper suonare uno strumento o scrivere. Ciò che importava era la voce e la presenza scenica: due doti che Feld sentiva di possedere. Ma con l’esplosione dei Beatles, la scena musicale subì un drastico cambiamento. Quando Mark si affacciò su quel mondo era ormai imprescindibile la capacità di scrivere le proprie canzoni e suonare i propri strumenti.

Toby Tyler

Mark Feld/Toby Tyler (Fonte: discogs.com)

Allora, Mark decise di diventare il Bob Dylan inglese. Con un nome d’arte decisamente più folk del proprio (Toby Tyler) incise qualche demo con cover e pezzi originali nel solco della tradizione americana che Zimmerman stava portando avanti da qualche anno. Ma era ormai tardi anche per rincorrere Dylan, il quale aveva ormai dato inizio a quella che verrà ricordata dai posteri come la sua “svolta elettrica”. Come se non bastasse, due mesi dopo la registrazione del demo di Mark, Donovan Leitch fece uscire il suo primo singolo Catch the wind per poi inanellare una lunga serie di successi anche oltreoceano. Il Bob Dylan inglese era arrivato, ma non era Mark Feld.

Dopo una breve parentesi con il gruppo dei John’s Children, cambiando ancora il proprio nome (stavolta in Marc Bolan), fondò il duo acustico dei Tyrannosaurus Rex, seguendo l’onda di quelle sonorità underground così in voga alla fine degli anni Sessanta, ma mischiandole con la sua passione per l’ermetismo dei testi che sarà poi cifra di tutto il lavoro portato avanti negli anni successivi.

L’underground freak e hippy era però ormai sulla via del tramonto e quel breve scarto di ritardo costò ai T. Rex una fama non proprio consolidata all’interno del panorama alternativo dell’epoca. Allora, virando su un sound più elettrico, mischiandolo all’ermetismo di cui abbiamo detto poc’anzi e ai look stravaganti e androgini di tutti i membri della band (ma di Bolan in particolare), i T. Rex fondarono il glam rock, in tempi ancora non sospetti e per questo assolutamente impreparati a riceverne l’onda.

Quando il pubblico fu infine pronto ad abbracciare questa novità, i T. Rex non esistevano quasi più e Marc si era ormai distrutto di cognac e cocaina, lasciando il posto a David Bowie ed Elton John (che fino a poco tempo prima si limitava a supportare gli stessi T. Rex suonando le tastiere durante le esibizioni live come quella del video qui sopra). Fu così che Marc Bolan tornò sulle scene, pulito e rinvigorito, soltanto qualche mese prima di andarsene per sempre.

Potremo dire che il Kairos non è mai veramente appartenuto a Marc Bolan, il quale afferrò le sue opportunità sempre troppo tardi o troppo presto. È però davvero frustrante il fatto che Bolan, di occasioni, non ne perse mai una: perse il tempismo, non l’azione. E lo perse praticamente sempre, fatta eccezione per la sua crudele e giovane morte. Fu quello, a ben vedere, l’unico momento in cui il tempo coincise con l’azione: con la straordinaria serie di fortuiti eventi che fecero trovare davanti all’auto di Gloria e Marc un albero di sicomoro, in una notte di luna calante, il 16 settembre. Tre elementi che già Magritte aveva impresso su tela molti anni prima e che in un lontano giorno del 1965 avevano impressionato un giovane e ambizioso ragazzo britannico in visita al Louvre.

 

Immagine in evidenza: Marc Bolan (Fonte: loudersound.com)
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