Nel luglio del 1845, Henry David Thoreau, naturalista, filosofo e agrimensore americano, lasciava la cittadina di Concord (dov’era nato e cresciuto) per andare a vivere in una capanna di legno, nei boschi del vicino lago Walden. Intendeva compiere un esperimento sociale ed economico, mostrando quanto poco, in definitiva, costasse vivere.

Il suo gesto assumeva, con una certa ben celata arroganza, significati politici ed estetici insieme: si inseriva nella scelta di una disobbedienza civile già intimamente propugnata da Thoreau, nei confronti di una società della quale l’autore non condivideva affatto gli ideali mercantili.

Henry David Thoreau, circa 1850 (Fonte: wikipedia.org)

Inoltre, nella relativa solitudine del lago, analizzando se stesso, i propri simili e il proprio rapporto con la natura, Thoreau andava in cerca di un perduto alfabeto: naturale e pacifico, preservato solamente dai più antichi abitanti dei boschi, gli indiani, e forse, per certi versi, anche dagli irriducibili migranti inglesi che avevano cercato nel Nuovo Mondo un luogo dove poter adorare in pace il loro dio.

“Andai nei boschi perché desideravo vivere con saggezza, per affrontare solo i fatti essenziali della vita e per non scoprire in punto di morte che non ero vissuto. Volevo vivere profondamente e succhiare tutto il midollo della vita”

Questa citazione di Thoreau, estrapolata da brandelli del testo che nacque da questa esperienza (Walden, ovvero vita nei boschi) e riportata anche nel film L’attimo fuggente (1989), è senza dubbio la riflessione che ha condotto un uomo benestante e di incredibile intelligenza ad abbandonare la sua vita in società per ritirarsi in un rifugio da lui stesso costruito, passandovi due anni della propria esistenza.

L’intento di Thoreau non era tanto quello di ergersi a modello, quanto piuttosto quello di sperimentare sulla propria pelle uno stile di vita da condividere poi con gli altri.

“Non vorrei che nessuno adottasse il mio modo di vivere, desidero che al mondo ci siano tante persone diverse quanto più è possibile e vorrei che ciascuno fosse altrettanto accorto nel trovare e seguire la propria strada, non quella d’altri. Forse non arriveremo in porto nel tempo stabilito ma avremo seguito il vero cammino”

Frame dal film L’attimo fuggente (Fonte: cinematographe.it)

Per Thoreau, il suo personale e vero cammino era quanto di più simile alla natura semplice della natura stessa si potesse immaginare, lontano dagli scenari unilaterali ed egoistici del primo capitalismo.
Denunciando nell’umanità la tendenza intrinseca a congratularsi troppo con se stessa e troppo poco con l’ambiente circostante, Thoreau iniziò a riflettere profondamente sull’interazione uomo-mondo e uomo-natura. Un riflessione che lo portò, molto prima che ecosostenibilità diventasse una parola vera e propria, a propugnarne il significato.

“La superficie della terra è morbida, atta a ricevere l’impronta dei piedi umani. Ma come sono logore e polverose le strade maestre del mondo, e quanto profondi i solchi della conformità”

Ad una terra che dona ai nostri piedi un morbido suolo, noi diamo in cambio la nostra polvere, i nostri solchi sempre più profondi, in definitiva il nostro stare nel mondo quasi l’avessimo creato, senza porci i più fondamentali quesiti per riuscire a rispettarlo.

Alla fine del suo esperimento, Thoreau ci lascia con una dichiarazione sintomatica di tale ritrovata consapevolezza: un uomo è ricco in proporzione al numero di cose di cui può fare a meno.

Frame dal film Into the wild, tratto dall’omonimo libro di Jon Krakaurer che narra la storia degli ultimi due anni di vita di Christopher McCandless (Fonte: cinema.everyeye.it)

Un messaggio che, in parte, ricorda quello di un altro vagabondo statunitense, a noi più contemporaneo: Christopher McCandless, alias Alexander Supertramp, che nell’aprile del 1992 si incamminò da solo negli immensi spazi selvaggi dell’Alaska, dopo aver vissuto due anni (strabiliante anche la coincidenza temporale con Thoreau) da randagio, lungo le strade d’America. Morirà qualche mese dopo, allo stremo delle proprie forze, ma avendo raggiunto una consapevolezza talmente limpida e dissacrante del proprio status, da portarlo a scrivere su un pezzo di carta la sua frase forse più ricordata e citata: la felicità è reale solo se condivisa.

Condivisa, divisa non solo fra i nostri simili, ma anche fra la natura che ci circonda, in quel mondo che abitiamo, o per meglio dire occupiamo, con le nostre vite per una brevissima parte della sua, di vita.
Perché, come già ricordava Lord Byron,

“c’è un piacere nei boschi senza sentieri, c’è un’estasi sulla spiaggia desolata, c’è vita, laddove nessuno s’intromette, accanto al mar profondo e alla musica del suo sciabordare. Non è che io ami di meno l’uomo, ma la natura di più”

 

Immagine in evidenza: Christopher McCandless (Fonte: cultora.it)
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