In questi giorni difficili, la primavera sboccia fuori dalla nostra finestra ricordandoci di non poterla abbracciare. Ieri è caduto l’equinozio, ma noi dobbiamo rimanere in casa, non possiamo andare a farci una passeggiata nei nostri amati parchi. Non possiamo ancora godere dei piedi nudi tra i fili d’erba o delle infinite partite a palla con gli amici. Quest’anno, anche chi è allergico al polline sente la mancanza della primavera.

Abbiamo quindi deciso di raccogliere due contributi che ci sono stati inviati per la colonna “La mia vita al tempo del Coronavirus” perché l’immaginazione poetica è in grado di farci volare leggeri tra le magnolie in fiore. Come scriveva Iosif Brodskij: “Sono certo, certissimo, che una persona che legge poesia si fa sconfiggere meno facilmente di una che non la legge.”

Silenzio- Simone Parlato

Sulle note di un’ormai prossima primavera passeggia silenziosa la mia città.
Nell’aria il profumo dei primi fiori contamina la stagione.

Emarginata e indifferente cammina sola per le vene della notte.
Non trova pace ma ride.
Pensa alla barzelletta degli uomini viziati.
Capaci d’affetto solo quando è peccato.
Cammina e sogna la buona memoria.
Piangendo un tempo privo di amore.
All’orizzonte scorge il sole.
C’è ancora tempo, se dio vuole.

sakura tree in bloom

Meriç Dağlı- Sakura Tree in Bloom from Unsplash

 

Ossigeno- Delia Amendola

Avevo giurato di chiudere gli occhi,
di tenerli serrati per non guardare, non soffrire
ma li ho riaperti troppo presto
quando il mio cielo era ormai troppo lontano.
Avevo giurato di chiudere le finestre,
di tenerle oscurate per non pensare, non sognare
ma le ho riaperte troppo in fretta
quando il mio desiderio di evadere era ormai troppo potente, troppo presente.
Avevo promesso al mio cuore di non pulsare,
di tenerlo stretto in un pugno per non penare,
di custodirlo fin quando si potesse di nuovo respirare,
ma il cuore non ha padroni e non ha gabbie
ma il cuore non si possiede, non si domina,
vive di puro ossigeno e libertà.
Avevo promesso alla mia mente di non consumarsi
nell’insana speranza di riuscire di nuovo a sperare,
di non corrodersi nelle sue idee
che sembrano oggi come commedianti su di un palco solitario
e senza pubblico che possa applaudirle.

E così, come le promesse vengono infrante,
cadono velocemente in una voragine fatta di parole e di giudizi,
di ipocrite e capitalistiche convinzioni,
è l’essere umano a distinguersi,
a continuare a sognare,
a continuare a cantare,
a continuare a urlare contro il mondo e contro Dio,
inconsapevole e puro,
autentico e geniale,
instancabile e terribilmente reale.

Per inviarci i vostri racconti, poesie o riflessioni sulla vostra vita al tempo del Coronavirus, mandateci una mail a redazione@artwave.it 

Immagine di copertina: Photo by Álvaro Serrano on Unsplash
Secondary image: Photo by Taylor Ann Wright on Unsplash
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