Sigaretta n° 8 della giornata.
Soundtrack: Le Luci Della Città – Coez


Buonasera lettore,
è un po’ che non ci si sente, non so se ti sono mancato, però ho avuto davvero il mio bel da fare.
E’ un periodo più carico del solito, le frequenze della mia vita si sono riempite bene, la mia testa viaggia a bpm troppo veloci per poterli misurare, e spesso capita che l’armonia delle mie giornate sia dissonante, anche se a volte basta cambiare un accordo per farla filare liscia.
Sto cercando di diminuire le sigarette, ultimamente quando ne accendo una mi sento in colpa, un po’ come adesso. Ne sto fumando una mentre ascolto il nuovo disco di Coez, uscito un paio di giorni fa. Silvano (Coez ndr.) è un artista che mi è sempre piaciuto molto, sono diversi anni che lo seguo, da quando i Brokenspeakers sono usciti con The Secret Mixtape Vol.1, e ho continuato quando ha intrapreso la carriera solista. Come al solito le tracce malinconiche attirano prima la mia attenzione, questa che sto ascoltando è sicuramente la più significativa dell’album e la domanda che mi ha suscitato stasera è: davvero bisogna sforzarsi di essere felici a tutti i costi?

Rappresentazione della Tristezza, tratta dal film Inside Out.

Ci sono stati diversi momenti della mia vita in cui non mi sono sentito felice o pienamente soddisfatto di quello che avevo, eppure tutti quei momenti mi hanno aiutato a capire cosa mancava, a ridefinire le mie priorità, ad apprezzare le cose buone che invece impreziosivano le mie giornate.
Spesso quando scrivo o ascolto la musica, indugio su degli aspetti non esattamente felici, e li fermo lì. Le canzoni credo servano proprio a questo, a incastonare le nostre emozioni in 3 minuti, vere e proprie istantanee di stati d’animo. Come se il mondo fosse racchiuso in quel lasso di tempo e noi riuscissimo ad ascoltarlo attraverso le nostre sensazioni, qualsiasi esse siano. Credo non ci sia niente di più autentico.
E allora perché tutta questa smania di essere felici?
Il rovescio della medaglia non è male come si pensa: non è bello ascoltare una canzone triste e viverla con tutto il trasporto possibile, piangere davanti ad un film, avere il magone leggendo un libro o guardando una vecchia foto?
La società di oggi ci fa vivere la tristezza quasi come un tabù, come se essere triste fosse sintomo inequivocabile di debolezza e inferiorità. Ritengo invece che accettare le proprie debolezze sia prezioso tanto quanto superarle, che la profonda consapevolezza di se se stessi sia la via per migliorarsi, e che vivere tutto quello che la vita ci offre sia il modo più prezioso per imparare a guardare le cose sotto un’altra luce.
Per mia personale esperienza, so che, se la si riesce a comprendere, la tristezza costituisce una profonda connessione con le parti più intime e remote della nostra essenza, la conoscenza più profonda dei nostri desideri e delle nostre aspirazioni.
Come apprezzeremmo le cose che abbiamo se prima non avessimo provato la frustrazione e lo sconforto di chi deve conquistarsele? Questo è il grande potere della tristezza: renderci capaci di rielaborare le sconfitte che abbiamo incassato e trasformarle in carburante per ripartire.

La sigaretta è spenta nel posacenere.

Buonanotte.

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