Per partire ci vuole un attimo.

La partenza inizia nel momento in cui decidiamo di partire. Molto prima di prendere l’aereo, il pullman oppure la barca, la partenza inizia nel pensiero, in quegli attimi di pazzia, curiosità e felicità (soprattutto felicità) che ci domina mentre organizziamo le nostre fughe.

Iniziamo a viaggiare, lì, col pensiero. E anche questa è già una partenza. È l’anima che vola, la mente che arriva altrove, il cuore che batte più forte soltanto con l’idea di scappare dalla monotonia del quotidiano. Ci inoltriamo in un altro mondo, molto più leggero.  

La partenza inizia anche quando iniziamo a preparare la valigia: quell’eterno rituale costituito da domande come “l’ho preso tutto?” “non dimentico niente?” “probabilmente avrò bisogno di un vestito in più” e così via. È l’inizio del viaggio, della preparazione di tutto ciò che ci accompagnerà nel tragitto. 

L’organizzazione di un viaggio fa parte del viaggio stesso e l’attesa è il condimento dell’evasione. L’attesa trasforma il viaggio in mistero, in salvezza, in speranza. Ecco, l’attesa forse è la salvezza della speranza, perché ci fa guardare avanti soltanto con un pensiero: la felicità.

Piazzale Michelangelo, Firenze | Photo credit: FláviaCardoso

Ci sembra che al partire, mentre si va via, qualcosa di magico succederà e io credo sia veramente così. Ci sentiamo diversi, fiduciosi nel futuro, e scommetto che anche il più pessimista di voi davanti ad un viaggio a lungo aspettato si riempie di speranza; chi non è mai di buonumore all’improvviso si ritrova a sorridere senza motivo…Vi posso assicurare che, di fronte alla partenza, tutti noi cambiamo atteggiamenti, e alla fine, diventiamo la migliore versione di noi stessi.

Partire ha questo meraviglioso potere su di noi.

Avete presente quella sensazione di quando siete in viaggio e tutto ciò che può andare bene alla fine va bene veramente? Entri in un pub e il gruppo musicale che sta suonando live inizia a suonare la tua canzone preferita; aspettando un treno nel binario conosci un amico che porterai con te per tutta la vita; guardi la luna e la vedi più incantevole che mai; trovi all’improvviso un buon locale dove mangerai il migliore pasto della tua vita, ti imbatti in un tramonto indimenticabile e così via… queste piccole cose (che secondo me sono pezzi di magia) accadono perché noi, quando partiamo, decidiamo anche di lasciare indietro la negatività che purtroppo a volte ci domina; di lasciare lo stress dello studio e del lavoro dietro di noi e di aprire il cuore e l’anima a tutte le meraviglie che il mondo ci può offrire. 

E lui ce le offre. Continuamente.

E i miracoli accadono. 

Il nostro cuore si apre. E diamo spazio soltanto alla felicità. Eccola di nuovo, la felicità. 

E ci stupiamo del mondo intorno a noi; ci stupiamo della bellezza della vita e in questi attimi ci rendiamo conto che siamo vivi, che respiriamo e che stiamo respirando.

Ogni attimo.

E alla fine sono questi sprazzi di lucidità che rendono la vita degna di essere vissuta; che la rendono unica, un dono, per ognuno di noi. E sono proprio quelli gli attimi, i momenti in cui viviamo davvero, in cui ricordiamo, finalmente, il nostro ruolo in questo pianeta:

cercare la felicità. Ovunque. 

Qualcuno una volta ha già detto che partire è rinnovare l’abito dell’anima. 

Partiamo per conoscere il mondo e ci torniamo conoscendo noi stessi; rinnoviamo l’abito della nostra anima.

Partiamo perché una sola vita purtroppo non ci basta e partire è un po’ come nascere di nuovo (e chi può negare che non sia proprio così?); è un po’ come racchiudere in sé la consapevolezza d’esser vivi e capire che come esseri viventi il nostro obbligo morale è cercare la felicità, disperatamente, ovunque andiamo e dovunque stiamo.

Per partire ci vuole un attimo. Un attimo che a volte può riecheggiare per tutta la vita.

Utrecht, Olanda | Photo credit: Flávia Cardoso

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