Il suo volto era deturpato dal vaiolo, quello della società settecentesca dall’arroganza del potere e dal malcostume. Non potendo fare niente per curare il suo, si prodigò – con coraggio, spregiudicatezza e irriverenza – a purificare quello della società. Quando finì sul patibolo, le macchie c’erano ancora, ma l’accentramento del potere era meno radicato e il malcostume in parte corretto. Georges Jacques Danton fu uno dei capi carismatici della Rivoluzione francese e passò alla storia come il più fiero rivale di Robespierre. Stimato avvocato a Parigi, dopo la presa della Bastiglia la sua vita cambiò: quell’avvenimento aveva portato a galla ciò che giaceva nel fondo del suo cuore, la passione per la politica. Formato ai principi illuministici, il suo obiettivo era trasformare la società senza cancellare il passato, anzi tesaurizzandone gli insegnamenti, e rispettare , pur nel travolgente impeto dell’azione, la libertà di coscienza.  Alla guida del club dei Cordiglieri, si pronunciò a favore della condanna a morte di Luigi XVI e si battè affinché la Francia diventasse una Repubblica. Dotato di una dialettica impeccabile e carismatica, perfetta sintesi di eleganza di eloquio e capacità di persuasione, Danton divenne presto il terrore dei deputati e il beniamino del popolo. Nessuno fu coraggioso quanto lui nell’opporsi a Robespierre, spietato nell’annientare chiunque osasse ostruire il suo cammino, che portava all’instaurazione del potere assoluto. Per eliminarlo dalla scena politica, Robespierre fece istruire un processo basato – all’epoca era una prassi consolidata – su false accuse, in particolare quella di aver tradito la causa rivoluzionaria. Danton, facendo appello alla sua eloquenza ciceroniana, si difese strenuamente: ma l’esito di quel processo, e il suo destino, erano già segnati. Il 5 aprile 1794 fu ghigliottinato. Mentre veniva condotto al patibolo, Danton inveì contro Robespierre, preannunciandone la fine imminente, e prima che la fredda lama lo decapitasse, rivolse al boia tale raccomandazione: “Mostra la mia testa al popolo, ne vale davvero la pena!“. La sua profezia su Robespierre si avverò: quattro mesi dopo, il 28 luglio, la fredda lama avrebbe infatti tagliato anche la testa del suo più acerrimo rivale.

Un’illustrazione dell’epoca che ritrae l’esecuzione di Danton