Quando il sole è già tramontato, la civetta – uccello sacro a Minerva, dea della sapienza – inizia il suo volo: al crepuscolo, dunque. Una dinamica nella quale Hegel riconosce la natura e il destino della filosofia. Il massimo esponente dell’idealismo tedesco, attraverso la metafora della nottola, asserisce che la filosofia sorge quando una civiltà ha ormai compiuto il processo di formazione e si avvia al declino. Insomma la filosofia non ha il compito di trasformare la società, di determinarla o di guidarla, ma di spiegarla: essa agisce solo alla luce del senno di poi. Assunto, questo, che è in antitesi rispetto alla posizione di Marx, il quale sostiene che proprio nella radicale riforma della società la filosofia deve riconoscere la sua missione.

Secoli prima, Petrarca – nel segno di un pessimismo screziato di rassegnazione – aveva denunciato lo svilimento dell’alto sentire e dei nobili ideali, come pure la corruzione dei costumi: un degrado che porta “la turba al vil guadagno intesa” a dichiarare “povera, e nuda vai, Filosofia”, alla quale dunque – spogliata dei suoi talenti e delle sue prerogative – è precluso il compito d cambiare, in meglio, la società. Del potere catartico della filosofia era ben consapevole Seneca, che esortava a farsi di essa servi per poi essere veramente liberi, mentre Amleto ammoniva Orazio che “vi sono in cielo e in terra assai più cose che nella tua filosofia”: vale a dire, la filosofia di ciascuno, per quanto pura ed elevata, è comunque sempre limitata, non potendo abbracciare ed esaurire in sé tutti i misteri dello scibile umano.  Ispirato da un rispetto sincero, e non inficiato da un supino e acritico ossequio, è l’omaggio di Shakespeare alla filosofia, e al suo rapporto con il mondo.

La statua della Minerva nel piazzale centrale dell’Università La Sapienza di Roma. Fonte: tutored.me

© riproduzione riservata