Più che la regina dei francesi, fu la regina della moda: il suo guardaroba si arricchiva di capi ogni giorno e, contemporaneamente, l’erario svaporava. Maria Antonietta d’Asburgo-Lorena, la cui morte (fu decapitata dalla ghigliottina) segnò la fine dell’Ancien régime, aveva un debole per i bei vestiti, assecondato e incentivato dalla frivolezza del suo carattere. E mentre fuori dal palazzo reale infuriavano le turbolenze della Rivoluzione francese, Maria Antonietta continuò, senza battere ciglio, a crogiolarsi nel lusso, dissipando gran parte degli averi nel far confezionare abiti di squisita fattura, opportunamente perfezionati dalla sua sarta di fiducia, Rose Bertin, la cui principale missione consisteva nel mascherare, con i dovuti accorgimenti, i difetti fisici della sovrana: la spalla destra, per esempio, era più alta della sinistra.

Una scena tratta dal film “Marie Antoinette” (2006) di Sofia Coppola
Credits: American Zoetrope

E rimase fedele al suo dogma personale di curare la propria immagine sempre e comunque anche in occasione del celebre tentativo di fuga, insieme al re Luigi XVI, a Varannes, nella notte tra il 20 e il 21 giugno 1791: tentativo – cui si legava il progetto di lanciare una controrivoluzione – poi frustrato dal tempestivo intervento della Guardia nazionale comandata dal generale La Fayette. In quella notte cruciale e tempestosa, in cui era in gioco il destino della monarchia, Maria Antonietta pensò bene di portare anche il suo parrucchiere: non voleva infatti arrivare a Varannes “in disordine”, fatto sconveniente per una sovrana.  E non fu da meno, a tal proposito, nell’ora tragica del patibolo: ci tenne a indossare, per l’ultimo atto della sua vita, il 16 ottobre 1793, un lungo vestito bianco candido finemente ricamato, simbolo di lutto per la morte di Luigi XVI, anch’egli ghigliottinato, qualche mese prima. Ma se era stata frivola in vita, si dimostrò grande e coraggiosa al cospetto della morte: testa alta e sguardo fissò davanti a sé, con le mani legate dietro la schiena (umiliazione inflittale di proposito dopo un processo sommario), rimase imperturbabile anche di fronte alle provocazioni e ai dileggi dei carcerieri e della folla. Ed ebbe il tempo, prima di spirare, di usare maniere cortesi con Sanson, il boia, cui aveva involontariamente pestato un piede nel salire gli scalini che conducevano alla ghigliottina: “Mi scusi, non l’ho fatto apposta”, gli disse con voce soave la sovrana, impeccabilmente elegante nell’abito e nei modi.

In copertina: Louise Elisabeth Vigée-Lebrun, Marie-Antoinette dit «à la Rose» (1783).  Fonte: Wikimedia Commons
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