Sarà stato anche schizofrenico, accusa mossagli dai colleghi invidiosi, ma il matematico ungherese Janos Bolyai (1802 – 1860) di talento ne aveva, tanto da giungere a una scoperta epocale, ovvero la geometria assoluta, meglio conosciuta come geometria non euclidea. Amante della danza e abile violinista, nonché valente spadaccino, Bolyai profuse le migliori energie nel campo della matematica: l’”Appendice”- il testo che riassume formule, teorie, equazioni, intuizioni e dimostrazioni – rappresenta ancora oggi un riferimento fondamentale per la comunità scientifica. Il suo genio ricevette il plauso di un altro gigante della matematica (e della fisica) Carl Friedrich Gauss: tuttavia, invece di sentirsi lusingato, Bolyai cominciò a temere che il matematico tedesco, allora già celebre, volesse rubargli sia le intuizioni che la scena. Per evitare con lui uno scontro frontale, decise di ritirarsi in campagna e di vivere in solitudine. E oppresso dal pensiero che i suoi studi, per certi versi rivoluzionari perché scuotevano certezze polverose e supinamente accettate, non sarebbero mai stati presi in considerazione e apprezzati, pensò bene – durante una notte travagliata durante la quale in sogno era stato più volte visitato dal fantasma di Gauss – di distruggere le copie del lavoro, certosino e illuminante, che aveva portato con sé. Nel frattempo si stava imponendo un altro genio della matematica, il russo Nikolaj Lobacevskij, delle cui ricerche Bolyai venne presto a conoscenza. Era talmente ossessionato dal fantasma di Gauss che prese a dubitare, nella reclusione della sua dimora di campagna, che dietro a quelle ricerche, di indubbio valore scientifico, ci fosse sempre lui, Gauss, impegnato a ordire perfide macchinazioni per tarpargli le ali. Vinto dalla delusione e corroso dal rimpianto di non aver potuto raccogliere quanto aveva seminato, Bolyai fu ucciso, il 27 gennaio 1860, dalla polmonite, dopo aver rifiutato le cure necessarie.