Quando lo scrittore guatemalteco Miguel Angel Asturias vinse il Nobel per la letteratura nel 1967 sbaragliò la concorrenza di settanta aspiranti al premio più ambito. Giudicato un outsider, destò non poca sorpresa la scelta dell’Accademia svedese. Sorpresa che si è poi tramutata in un vero e proprio stupore quando, recentemente, sono stati desecretati i documenti d’archivio relativi all’assegnazione del Nobel. Le carte, infatti, hanno rivelato che in quel 1967 gli sconfitti, sul filo di lana, furono Graham Green e Jorge Luis Borges: vale a dire, due giganti della letteratura ai piedi dei quali – come scrissero i giornali dell’epoca – “formicolavano dei nani”. Le carte d’archivio riportano anche l’amara delusione di uno dei membri della giuria, Anders Osterling, che si era battuto perché a vincere fosse Greene, la cui “straordinaria capacità di osservazione, unita a un’eccezionale esperienza del mondo” ne facevano uno scrittore di rara qualità. Anche Borges, altro sconfitto eccellente, non ebbe il trattamento dovuto: l’Accademia svedese giudicò di buona qualità la sua opera, la quale, tuttavia, non avrebbe mai varcato i confini dell’America latina. Ma Borges non se ne fece un cruccio. Soleva anzi dire: “Dio non voglia che io vinca quel premio, perché diventerei parte di una lista. Invece, il non essere premiato costituisce un mito scandinavo, cioè l’autore che non è mai stato premiato. E io – sottolineava lo scrittore argentino con cipiglio ed orgoglio – preferisco essere un mito”.

Lo scrittore argentino Jorge Luis Borges