Irritato dalla stridula voce di un’anziana ricamatrice, che chiacchierava con un’amica fuori dalla porta del suo appartamento, Arthur Schopenhauer si scagliò contro la malcapitata, facendola ruzzolare per le scale e procurandole lesioni permanenti. In questo increscioso misfatto, riferito da Bertrand Russell nella sua “Storia della filosofia occidentale”, si compendia la misoginia del filosofo di Danzica, uno dei maggiori pensatori del XIX secolo. La donna gli fece causa e la vinse: Schopenhauer dovette allora risarcirla con la somma di 15 talleri per ogni trimestre. Quando, anni dopo, la ricamatrice morì, il filosofo, con freddo cinismo, annotò nel suo diario: “La vecchia è morta, il debito cessa”.  La sua misantropia era una sorta di microcosmo nel macrocosmo, visto che il filosofo coltivava, con inquietante dedizione, la misantropia: con il mondo intero, infatti, aveva un rapporto conflittuale. Solo quando si immerse nella lettura delle “Operette morali” di Leopardi ebbe, per sua stessa ammissione, un periodo di tregua: pur nella consapevolezza della presenza del male che infesta l’universo, e della riflessione amara che ne consegue, Schopenhauer riconobbe nella poetica leopardiana quella svolta catartica che gli permetteva di stabilire con il mondo esterno un rapporto se non cordiale, almeno di facciata. Ma i compromessi, almeno in teoria, non erano contemplati con le donne, come testimoniato dal suo saggio “L’arte del trattare le donne”, in cui afferma, con categorica perentorietà, la superiorità dell’uomo. Una teoria che scaturisce dalla cocente umiliazione patita da adolescente quando i suoi corteggiamenti furono sistematicamente respinti. “Quanto alle donne – ebbe a scrivere – le ho sempre apprezzate. Se solo avessero voluto saperne di me!”.  Quella esperienza personale, col tempo, venne ad assumere i tratti di un pensiero organico ostile al gentil sesso,  ma in realtà sempre insidiato, in filigrana, dalla inconfessata consapevolezza del filosofo del valore della donna, la quale è destinata a “perdersi nell’anonimato della massa”: ma se caso mai dovesse emergere da essa, allora – dichiara Schopenhauer nel segno di un “odi et amo” di sapore catulliano- sarebbe superiore all’uomo”.

In copertina: Arthur Schopenhauer, ritratto fotografico di J. Schäfer, 1859. Fonte: Wikimedia Commons
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