Era il 1950 e Bette Davis, dopo un folgorante inizio nella carriera di attrice, aveva finito per collezionare mortificanti insuccessi. I suoi leggendari occhi sembrava non incantassero più, né critica, né pubblico: e su quegli occhi, magnetici, stava dunque calando il sipario. Per il filmEva contro Eva”, con la regia di Joseph L. Mankiewicz, era stata scritturata, per il ruolo di protagonista, Claudette Colbert, divenuta celebre per l’interpretazione, accanto a Clark Gable, in “Accadde una notte”. Alla vigilia delle prove Colbert accusò un’ernia e dovette essere operata: occorreva quindi sostituirla, e subito. Ma con chi? La scelta, avvertita come un ripiego, cadde proprio su Bette Davis, la quale, all’inizio, pensò fosse uno scherzo, di cattivo gusto. Solo quando il regista stesso le confermò che era vero, nell’attrice, ormai rassegnata sul viale del tramonto, si dissipò il dubbio. Quando le fu consegnato il copione del film, avidamente lo baciò. E lungo quel viale Bette Davis – grazie a una straordinaria interpretazione – fece marcia indietro, ritornando a fregiarsi dei fastigi della gloria. Il film fu nominato a 14 premi Oscar: anche lei fu candidata alla statuetta, ma non la vinse. Ma aveva vinto la sfida più importante, quella contro chi l’aveva giudicata un’attrice “finita”.

Il produttore del film, Darryl Zanuck, prima che Claudette Colbert fosse costretta a dare forfait, aveva duramente apostrofato Bette Davis, invitandola, durante uno spigoloso incontro, a cambiare mestiere. L’attrice, pur facile a scatti d’ira, non si scompose e in cuor suo meditò la vendetta: quando “Eva contro Eva” riscosse il successo, andò senza indugio da Darryl Zanuck per esortarlo a seguire lo stesso consiglio che egli, improvvido, aveva dato a lei.