Con la sua politica il cardinale Richelieu “faceva tremare la Francia e l’Europa” scrive Alexandre Dumas ne “I Tre moschettieri”. Scaltro e abile nel rafforzare la monarchia assolutistica francese, il primo ministro, sotto il regno di Luigi XIII, poteva vantare un nutrito stuolo di acerrimi oppositori, nonché una lunga catena di congiure volte a eliminarlo: si scontrò, in particolare, con i nobili e con i protestanti, cioè i calvinisti francesi noti come Ugonotti. Si dimostrò, in diverse occasioni, cinico e spietato, ma seppe anche usare la clemenza, quando – non volendo infierire sui vinti – concesse agli stessi Ugonotti, nel 1629, la libertà di culto. Anche Richelieu aveva partecipato all’assedio, durato ben quattordici mesi, della principale roccaforte ugonotta, quella di La Rochelle. E quando tutti si aspettavano, una volta piegata la tenace resistenza degli assediati, che avrebbe versato il sale sulle loro sanguinanti ferite, ribaltò i pronostici, emanando a beneficio dei calvinisti francesi l’editto di grazia. Una clemenza che si legò certo a un preciso calcolo politico (la radicale umiliazione degli Ugonotti avrebbe potuto, a lungo termine, rappresentare un intralcio alla politica espansionistica della Francia), ma si trattò pur sempre di un atto in cui è dato di riscontrare, come scrissero gli storici dell’epoca, “un barlume di umanità”. Ma la clemenza, nel repertorio di Richelieu, rivestì comunque un ruolo comprimario: se doveva colpire il nemico, avrebbe prima o poi escogitato il modo di annientarlo. Tanto che, per enunciare l’essenza della sua strategia d’azione, soleva dire: “Datemi sei righe scritte dal più onesto degli uomini e vi troverò qualcosa di sufficiente a farlo impiccare”.

Ritratto del Cardinale Richelieu di Philippe de Champaigne (1642)