Violando il protocollo, la principessa Anna, nella scena finale di “Vacanze romane”, afferma che di tutte le capitali europee da lei visitate, è Roma, solo Roma, ad esserle rimasta veramente nel cuore: diplomazia imponeva che la leggiadra Audrey Hepburn non facesse differenze e ponesse quindi tutte le città sullo stesso piano (in realtà la sua infrazione altro non era che un messaggio d’amore al giornalista Joe, interpretato da Gregory Peck).

Nella dichiarazione della principessa è dato di cogliere l’eco dell’afflato che innerva l’ammirazione di Wolfgang Goethe per la città eterna, testimoniata in particolare nel saggio “Viaggio in Italia”, scritto fra il 1813 e il 1817, in cui lo scrittore e poeta tedesco tesse le lodi del Bel Paese, che conserva tesori di cultura e di arte di inestimabile e immarcescibile valore. Arrivato in Italia con il broncio, perché deluso dalle altre capitali europee dove aveva soggiornato (nell’ambito del classico tour compiuto dai letterati nell’Ottocento), ripartirà dall’Italia con il broncio, e per colpa soprattutto di Roma, dove aveva contemplato bellezze ineguagliabili: il pensiero che altrove non avrebbe potuto trovare nulla che potesse reggere il confronto con le storiche vestigia di Roma, lo gettava nella più cupa malinconia.

Goethe nella campagna romana (Goethe in der Campagna) di Johann Heinrich Wilhelm Tischbein, 1787

Scrive Goethe: “Solamente a Roma ho sentito cosa voglia dire essere un uomo. Non sono mai più tornato a uno stato d’animo così elevato, né a una tale felicità di sentire. Confrontando il mio stato d’animo di quando ero a Roma, non sono stato, da allora, mai più felice”. Le pareti della casa paterna, in Germania, erano ricoperte di stampe – da lui venerate sin da ragazzo – che riproducevano i vari angoli di Roma: quando ebbe dunque la possibilità di vedere di persona “quello spettacolo così bello da mozzare il fiato”, Goethe provò una sensazione ineffabile, che coniugava il vecchio, contemplato a tavolino, e il nuovo, vissuto in loco. Un felice connubio di teoria e pratica che, senza riserve,  lo portò a fregiare Roma del titolo di “capitale del mondo”.

 

Immagine di copertina: Gregory Peck e Audrey Hepburn in “Vacanze romane”
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