I critici, miopi e distratti, avevano definito “vituosismi cartacei”, cui non arrideva il carisma della vera arte, i ritagli che Henri Matisse cominciò a realizzare e a collezionare nell’ultima fase della sua vita. A dire il vero, l’artista – considerato uno dei maggiori esponenti dei Fauves – non aveva riscosso il meritato plauso nemmeno prima, ovvero durante il pieno rigoglio dell’ispirazione, essendo le sue tele giudicate “grossolane e conturbanti” per l’uso indisciplinato e violento del colore, e per l’aggressiva trasfigurazione del realtà esterna. Quando si cimentò con il collage su carta, ritagliando figure ridotte all’essenziale in cui confluivano i colori più disparati, la rottura con la critica benpensante si consumò definitivamente: un critico arrivò a qualificare tali opere come “barzellette da strapazzo”. Matisse non si lasciò né turbare né intimidire: al contrario, fiero di questo suo nuovo modo di interpretare l’espressione artistica, teneva a dichiarare che lui “dipingeva con le forbici”, talento concesso a pochi eletti: una tecnica fuori dal solco della tradizione, mirante ad abolire il confine tra il colore e la linea a beneficio di una creazione compatta, destinata a suscitare – nel segno di un’accesa decoratività – un forte impatto emotivo. Il primo ritaglio che Matisse realizzò raffigurava “La caduta di Icaro”, e venne subito affisso su una parete del suo studio: ben presto le pareti di quello studio, come pure quelle dell’intera abitazione, vennero rivestite da questi “cut-out”: fu allora che Matisse, che fino ad allora aveva preferito vivere in disparte, lontano dalle accecanti luci della ribalta, cominciò a stabilire un contatto, se pur fugace, con il mondo esterno. Orgoglioso dei ritagli, soleva invitare a casa anzitutto i detrattori, per mostrare loro come le forbici, nelle sue mani, avessero saputo conquistare – alla stessa stregua del pennello – le somme vette dell’arte.

Henri Matisse, La caduta di Icaro, 1943. Guazzo su carta, tagliato e incollato su carta, cm. 36 x 26,5. Collezione privata. ©Pictoright Amsterdam 2014. Foto Alberto Ricci