Tenne a battesimo la Rivoluzione francese, ne celebrò le nozze con l’Impero e nel 1814 le diede l’estrema unzione, per poi farsi padrino della Restaurazione: non c’è dubbio che Talleyrand, primo amico e poi nemico di Napoleone, fosse un voltagabbana, un uomo, o meglio uno statista per tutte le stagioni. Ma non c’è dubbio pure che avesse un talento politico eccezionale. Grazie al quale seppe tenere a galla una disastrata Francia, in tempi per essa assai difficili, nel “mare magnum” di un’Europa il cui nuovo assetto venne allora decretato nel celeberrimo Congresso di Vienna. Al talento politico strettamente si legava una magistrale abilità diplomatica che gli permetteva di vincere proprio quando stava per perdere. E la sua arguzia non conosceva rivali, né rispetto per l’interlocutore di turno, fosse anche la venerata e temutissima Mme de Stael. Un giorno la baronessa e scrittrice francese si trovava in compagnia di Talleyrand e di Mme Recamier, famosa per la sua magnetica bellezza. Per attirare l’attenzione dello statista, che a lei si mostrava indifferente perché rapito nella contemplazione di Mme Recamier, la scrittrice chiese a Talleyrand chi avrebbe tentato di salvare tra le due donne se si fosse trovato con loro su una nave colpita da un naufragio. Con disarmante cinismo, il ministro degli Esteri di Napoleone tessè un subdolo elogio di Mme de Stael sentenziando che lei sapeva fare bene ogni cosa, anche nuotare. E fu quella arguzia, nutrita di collaudata saggezza, a dettargli la risposta – un inno alla suprema calma e all’impassibile equilibrio – a chi gli chiese quale fosse il segreto dei suoi successi in politica, fra intrighi e intrallazzi, conseguiti anche in situazioni particolarmente critiche e sotto tremende pressioni. “Quando ho fretta – dichiarò Talleyrand – mi vesto lentamente”.

Illustrazione di ©Elisa2B

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