Fortuna.
Una parola che non uso spesso.
Una parola che per un tempo ho odiato.
Non esiste la fortuna, continuavo a ripetermi.

Beh, volendo, si può sempre chiamare in modo diverso.

Casualità, caso, eventualità. Ma neanche questo esiste giusto?
Forse è solo un’altra delle mie illusioni. Quella di pensare che esista una strada a senso unico per le cose.

Road
Premi sull’acceleratore, spingi più che puoi ed ecco che sei arrivato. Facile, vero?

Eppure più cresco, più faccio fatica a sognare. Faccio fatica a vedere la strada, come se ci fosse una coltre di nebbia davanti il parabrezza. A volte si dirada e riconosco un dettaglio, un orpello. Mi illudo di essere arrivato.

Forse è l’inverno che mi fa questo effetto e tendo ad essere più onesto e lasciarmi andare. Forse non credo che questa nebbia se ne andrà mai del tutto.

Ma comincio a pensare che in questo abitacolo si sta parecchio bene.
Accendo l’aria calda, metto della buona musica, allento lo schienale e mi rilasso.
Astratto

Non mi ci abituerò mai del tutto. Come non mi abituerò mai al fatto che il mondo esiste anche senza di me in esso. 

E come non mi abituerò mai al fatto di poter scrivere onestamente senza nascondermi dietro complicate 
metafore automobilistiche. 
 
Forse è arrivato il momento di slacciare la cintura di sicurezza e, guidando, lasciarsi guidare.


Astratto
 
La vita è troppo grande, troppo vasta per essere compresa. E io troppo arrogante per ammetterlo.  
 

Ma faccio un passo avanti e dico che la casualità in fondo esiste. Così come esiste la fortuna.

Lo so, perché ne ho avuta tanta e ancora faccio fatica a spiegarmelo. 

Lo so, perché vedo ogni giorno qualcosa che mi ricorda di chi non ne ha avuta abbastanza.

O di chi ne avuta troppa senza meritarla.

E cerco di non entrare nella seconda categoria.



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