Prendo posizione, contraggo le spalle, tendo l’orecchio. Al via, ogni muscolo esplode, la mente si svuota e gli occhi si fissano sulla linea di arrivo. Spingo più che posso, il vento mi è contrario. Per un attimo mi dimentico della pioggia, di essere uno studente, di avere ventun anni. Sono soltanto sangue, muscoli e ossa. So soltanto, che devo andare più veloce, mantenere la forma, respirare: è tutto qui.

A volte sento che l’unica cosa che mi fa sentire vivo sia il mio corpo. Correre, muoversi, tuffarsi e saltare è come gridare al mondo di essere vivo. essere vivi.

Cosa mi spinge a restare al chiuso come un topo?

Ho bisogno di quella pioggia leggera che ti bagna le guancie e di quel vento che te le asciuga. Del freddo che ti entra nelle ossa e della corrente che ti trascina lontano dalla riva. Il sole ti abbronza la pelle e ti ricorda che sei parte di questa terra. E allora vai avanti, spingi piu forte, gridi al vento la tua passione.

Mens sana in corpore sano. Il mio corpo è come un tempio, sento la vita scorrere tra i suoi legamenti. Non si tratta di fitness, né di buone abitudini. Si tratta di sentirmi vicino a quello per cui sono nato. Ricordo le ginocchia sbucciate della mia infanzia, le ore passate a correre in giro, campi immensi e fango sui piedi. Dove è finito tutto questo?

 Forse ho visto troppi spot della Nike ma deve esserci un motivo se ogni mattina milioni di persone si alzano e cominciano a correre, nuotare, a spaccarsi le ossa su una motocicletta. Ognuno corre, salta e si solleva per qualcosa di diverso, di unico. In fondo tutte queste corse, bracciate e salti credo siano solo un’altro modo per dire: IO sono qui. IO sono vivo.

E allora mi alzo, respiro, non ho paura. La mia vita è tutta qui, sotto questi fari che illuminano la pista.

Photos Credit: ©Alessio De Santis