L’opera è stata realizzata da Andrea Sabatini, detto Andrea da Salerno, artista locale che operò durante il Rinascimento nel Mezzogiorno, allora posto sotto la Corona aragonese.

Foto di Pierfrancesco Maresca

Al centro di questo prezioso dipinto, è ritratto il corpo di Cristo in primo piano, disteso su un suggestivo basamento di pietra raffigurato in modo molto accurato. Le facciate, infatti, sono ben squadrate e nitide, così come le ombre laterali che si proiettano lungo il suolo. Il corpo di Gesù, che giace seminudo sopra la pietra, pone in risalto le ossa del torace pressate dal peso mentre i lunghi capelli castani sono rivolti all’indietro su un cuscino ottenuto dal bianco sudario avvolto su se stesso. Tesi e rigidi, invece, sono gli arti inferiori e posteriori come mostrano i tessuti muscolari ben rappresentati grazie all’utilizzo del chiaroscuro. Inoltre, il colore pallido del Cristo, rispetto a quello più roseo degli altri personaggi, ci comunica il suo stato (vitale) inanime. Questa rappresentazione molto “anatomica” e naturalistica del corpo dell’uomo (che denota un attento studio) situato al di sopra di una struttura tridimensionale, sembra quasi anticipare il dipinto Corpus Hypercubus di Salvador Dalí (1954).

A piangere sulle sue spoglie vi è la Vergine Maria, con le braccia aperte e distese quasi pronta ad accogliere le spoglie del figlio. Alle proprie spalle si può scorgere il palo della croce che ha il compito di suddividere, quasi come un pannello, il resto dei personaggi in due coppie. Sulla  sinistra vi sono San Giovanni Battista e un arcangelo, probabilmente San Michele visto la spada impugnata, mentre sulla destra appare Sant’Agostino, come ci indica la penna e il libro (egli fu autore di molti sermoni e trattati), ed un altro Santo non meglio identificato. A far da sfondo vi è un paesaggio eseguito in maniera molto semplice e privo di particolari: un cielo azzurro del tardo pomeriggio da cui si intravedono dei monti.

Gli sguardi di tutti i personaggi, come si può riscontrare dalle pupille e dai visi inclinati, sono rivolti a Gesù, avvolti in un silenzio denso di commozione e raccolti in un momento di preghiera.

L’influenza dello stile di Raffaello Sanzio in Andrea da Salerno, molto noto agli studiosi, è rinvenibile in quest’opera attraverso l’utilizzo di colori  caldi, sublimi ed armoniosi, l’impiego attento del chiaroscuro che contestualizza le figure all’interno dell’ambiente oltre che ad accentuarne la profondità (vedasi l’ombra del Battista), mentre le luci e la prospettiva (vedasi il basamento) conferiscono spazialità. Infine, l’espressività delle figure ci comunica il proprio stato d’animo in quel momento di dolore apparendo, per questo, “vive”. Pertanto, l’essenza del dipinto agli occhi dell’osservatore risulta istantanea facendo sì che egli si “immerga” all’interno di esso, assimilando lo stato d’umore dei personaggi.

Si ringrazia la direzione del Museo diocesano di Salerno per l’autorizzazione concessa e per l’utilizzo di fotografie della seguente opera.
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