Al Teatro Studio Uno di Roma Cervus di Aaron Mark rappresenta quasi una via di fuga per chi necessita di evadere dalla propria vita di coppia e scopre il coraggio di ritrovare il proprio “io” lontano da un rapporto di dipendenza convenzionale al quale bisogna necessariamente tener conto.

Spesso ci si interroga sulla capacità e forza della coppia di riuscire a superare ostacoli importanti ai quali altre persone hanno rinunciato da anni. Spesso è proprio la coppia a non volerli superare o a considerare. Altrettanto spesso la coppia non è per niente “un unico insieme” e si ritrova a dover lottare con il proprio egoismo, senza tenere in considerazione i bisogni dell’altro.

Cervus di Aaron Mark viene rappresentato al Teatro Studio Uno quasi come riscatto esistenziale alle convenzioni di coppia, tale da dover riprodurre, per forza di cose, un esempio collettivo e comunemente accettato. Il concetto di coppia non esiste, infatti, se essa non è sincera nelle intenzioni e ed è disposta ad accettare la realtà della vita, ovvero, il cambiamento.

Ludovica Apollonj Ghetti e Michele Demaria in questo caso rappresentano in maniera esemplare il dissidio tra bisogni comuni e desideri individuali. Entrambi hanno scelto di evadere dalla vita quotidiana, rifugiandosi in una casa di campagna per ritrovare l’“io” di coppia. Viaggiano in macchina soli con sé stessi, chiacchierando di progetti, di lavoro, di vita; ma contemporaneamente, in quell’auto, sono soli alla ricerca perenne di una serenità interiore difficile da rintracciare. Improvvisamente un cervo li distrae dalla mediocrità della “vita a due” e si ritrovano a dover comunicare sul serio, a doversi finalmente ritrovare attraverso conversazioni bilaterali e non meramente a senso unico.

Così, a causa di un fatidico incidente stradale con un cervo, entrambi sono costretti a mostrarsi all’altro per come sono. L’una, in piena crisi esistenziale e istericamente comica, scopre nel cervo un senso materno ormai assopito; l’altro, in piena crisi di stimoli professionali, scopre nel cervo una verità che non era ancora in grado di accettare. La scena si crea mentre si recita, la scenografia si realizza mentre gli attori la vivono nel pieno delle loro persecuzioni mentali. Si è velocemente catapultati nella casa di campagna e l’incidente stradale col cervo porta, nella vita spasmodica di coppia, non solo una necessità nuova, ovvero la comunicazione, ma anche il bisogno di liberarsi di colpe che entrambi covano da tempo.

Ludovica Apollonj Ghetti e Michele Demaria, così, riscoprono la verità attraverso la corrosione delle gabbie sociali e mentali di cui entrambi erano schiavi. Cynthia, interpretata da Ludovica Apollonj Ghetti, moglie e madre, riesce finalmente ad ammettere di essere stata sempre dalla parte dell’altro e mai dalla sua stessa parte, in un altruismo e senso di dovere totalizzante che le ha causato un indebolimento psicofisico tra il perverso e il grottesco. Ken, interpretato da Michele Demaria, invece, riesce finalmente ad ammettere il suo stesso egoismo isterico che lo porta all’isolamento e alla necessità di un rumore silenzioso che vive solo nella sua stessa mente.

Cervus di Aaron Mark, realizzato dalla compagnia Lumik Teatro, riesce a catturare le insidie dello spettatore attraverso uno spettacolo esilarante e tetramente comico, contemporaneamente grottesco e inquietante, tanto come quello di chi vive la vita di coppia tutti i giorni. Riesce a scavare nell’esasperazione e nell’eccentricità dell’essere umano con una comicità talmente naturalistica da restarci dentro, non solo come spettatore ma, soprattutto, come naturale attore.

 

                                                                                                          “Insieme da soli è un ossimoro

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