di Francesca Accurso

Gli anni ’50 videro l’avvicinarsi di Hollywood all’Italia, con le produzioni americane che incominciarono a confezionare film adatti al gusto europeo. In un tale contesto si colloca l’ascesa di una nuova star americana, Audrey Hepburn che con Vacanze romane (Roman Holiday, di William Wyler, 1953) passa dall’essere un’illusione sconosciuta, alla consacrazione di una tra le figure di spicco del cinema statunitense degli anni Cinquanta e Sessanta.

Un cine-giornale ci apre al viaggio della giovane Principessa Anna (Audrey Hepburn) nelle principali capitali europee, con ultima tappa nella città eterna, Roma. Qui, stanca della solita routine regale esce dalla prigione dorata, alla scoperta del mondo reale. Nel giro di poche ore in incognito per la città, assapora cos’è la vita in compagnia di un giornalista, Joe Bradley (Gregory Peck).

Una favola romantica per pochi. Un film che fece della Hepburn un’icona cinematografica dallo stile e eleganza intramontabile. Tanto da garantirle l’Oscar come migliore attrice protagonista nel 1954, insieme a Ian McLellan Hunter, autore del soggetto, Jhon Deighton della sceneggiatura − riscritta da Ennio Flaiano e Suso Cecchi D’Amico − e a Edith Head per i costumi.

Audrey Hepburn © Smarknews

Audrey Hepburn e Gregory Peck. © Smarknews

L’eleganza di un foulard di seta

Negli stessi anni, un accessorio come il foulard dopo un periodo di crisi veniva riportato in auge dallo stilista francese Emile Maurice Hermès e dal genero e socio Robert Dumas. Il foulard acquisì una nuova vita proprio grazie a star del cinema come Audrey Hepburn e personalità importanti dell’epoca, amanti del fazzoletto di seta”.

Indimenticabile il suo svolazzante foulard a righe di seta annodato al collo, nel tour in Vespa insieme a Gregory Peck, che diverrà il simbolo del film sullo scenario di una Roma liberata che proprio attraverso il cinema cerca di dare un’immagine di sé differente, rispetto a quella emersa durante la guerra. Occorreva rigenerarsi, e l’attrice con la sua straordinaria bellezza sommata ad ironia e spirito si fa portavoce di quell’immaginario.

Audrey Hepburn © Pinterest

Audrey Hepburn guida una Vespa in “Vacanze Romane” © Pinterest

Principesse si è dentro

Dalla regalità di Vacanze Romane passiamo ad un’altra pellicola che consacrò la classe di Audrey Hepburn, Sabrina del 1954. Il film diretto dal regista Billy Wilder la vede accanto a due giganti come William Holden e Humphrey Bogart. In questo film la Hepburn è la figlia di un umile autista di una famiglia miliardaria, che si innamorerà dello scorbutico primogenito. In Cenerentola a Parigi, film del 1957 diretto da Stanley Donan, l’attrice veste i panni di una bibliotecaria che si trasforma in una modella senza tempo. Entrambe queste pellicole ci dimostrano che principesse si è, ma si può anche diventare.

Veniamo al film cult che consacrò Audrey Hepburn a Diva indiscussa di stile ed eleganza, Colazione da Tiffany del 1961 diretto da Blake Edwards, tratto dal romanzo del 1958 di Truman Capote. Una donna elegante sedotta dai diamanti con il suo tubino nero. Forte e fragile allo stesso tempo, trova l’amore.

Mario Sesti, noto critico cinematografico, nel ricordarla la definisce “una creatura grafica, una flessione di linee”. In lei risulta evidente l’idea di una “regalità naturale”. Una regalità innata, genuina nel suo modo di essere. Nulla di sola apparenza, bensì la mutazione di uno stato d’animo.

Simbolo di grazia e leggerezza, la Hepburn conosceva molto bene – grazie alla danza – come muoversi nello spazio con un passo che avesse le caratteristiche della nobiltà, della bellezza e perfezione. Il fatto di avere un corpo che in qualche modo presentasse una natura di apparente esilità, fragilità e inconsistenza le consentì di irradiare una sorta di irrealtà che rendeva lo spazio immaginario. Sempre Mario Sesti aggiunge che in lei vi era insita “l’intelligenza di un corpo che rende belli gli oggetti”.

Audrey Hepburn in Givenchy © Elle/Getty Images

Audrey Hepburn in Givenchy © Elle/Getty Images

Ispirazione nella moda

Musa di Givenchy, Audrey Hepburn con i suoi svariati ruoli ha dato maggiore luminosità a perle, diamanti, cappelli, foulard e abiti.

Diventato iconico proprio grazie ad attrici come lei, il foulard conserva tutt’oggi un fascino singolare e ricercato. Non più utilizzato soltanto come copricapo o ornamento per il collo, ma persino come cintura, top e decorazione per la borsa. Un accessorio eclettico adatto a ogni occasione che proprio grazie alla sua versatilità risulta apprezzato e ricercato per le sue caratteristiche uniche.

Questo e tanti altri capi d’abbigliamento e accessori hanno unito, e uniscono tutt’ora, il mondo del cinema a quello della moda. Proprio su quest’unione tra le due arti si incentra Ciak, si moda, l’evento che si svolgerà a Palazzo Velli a Roma il 29 febbraio e di cui noi di Artwave siamo i media partner. Un percorso esperienziale che vi farà immergere nell’intimo rapporto tra il cinema e la moda, mostrandovi in quale modo si sono influenzati a vicenda e continuano a farlo anche oggi. Verrete catapultati in scene cult del grande cinema, in cui gli abiti di scena sono i veri protagonisti.

Vi aspettiamo!

Quando? Il 29 febbraio dalle ore 18.00 alle 22.00

Dove? A Palazzo Velli Expo, Piazza S. Egidio 10 (Roma)

Come? Per informazioni vi invitiamo a visitare la pagina Facebook di Ciak, si moda.

 

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