Se vi dessimo un motivo validissimo per mangiare pizza tutto il giorno senza provare sensi di colpa, non vi sentireste improvvisamente più felici?
Ebbene, oggi ce l’abbiamo: il 17 gennaio si celebra, infatti, la Giornata Mondiale della Pizza, in Italia e nel mondo.
Che sia fatta in casa, al trancio, a canotto o da asporto non importa: la pizza è uno dei cibi che regalano gioia ad ogni morso (insieme ad uno stomaco sazio e soddisfatto).

Pizza margherita. Credits: www.foter.com

Il piatto più amato dagli italiani

Una ricerca condotta qualche tempo fa da Demetra per Eataly (di cui via abbiamo parlato qui) ha rivelato che circa il 60% dei consumatori mangia pizza almeno una volta a settimana, mentre il 15% ben due volte!
È quindi indubbio: la pizza è uno degli alimenti a cui noi italiani proprio non sappiamo fare a meno, neanche durante i periodi di dieta ferrea.
In occasione di questa giornata, allora, vogliamo faqrvi fare un viaggio nella storia per raccontarvi della nascita di questo cibo divino, dichiarato nel 2017 patrimonio dell’Umanità e che molti ritengono sia di origine napoletana.

La prima pizza del periodo Neolitico

Una credenza non propriamente corretta, perché sembra che le prime tracce della pizza si ritrovino addirittura nel Neolitico.
È infatti in quel periodo che, in Oriente, gli uomini, accanto alla coltivazione di specie vegetali selezionate, farro, orzo, legumi e lino, iniziano a cuocere sulla pietra polente di cereali tostati e poi macinati.
Con gli Egizi si assiste poi all’invenzione del lievito, che, si sa, rappresenta tutt’oggi uno degli ingredienti insostituibili della pizza.
Da questo momento in poi la diffusione – e l’apprezzamento – della pizza è inarrestabile.

La farina dell’antica Roma

Nell’antica Roma, infatti, i contadini iniziano a mescolare la neonata farina (inventata a partire dall’unione di diversi tipi di farro, da cui il nome) con acqua, aromi e sale e a porre l’impasto ottenuto all’interno di contenitori dalla forma rotonda per poi cuocerlo sul focolare.
Pizze rotonde, dunque, proprio come la moderna pizza napoletana.

La farina, invenzione dell’Antica Roma. Credits: www.foter.com

Mancano ancora, però, molti degli ingredienti utilizzati oggi per rendere irresistibile e gustosa la pizza, termine che inizia a circolare a partire dal periodo gotico-longobardo, quando con “bizzo” si indicava il morso dato all’impasto.

Dodici pizze per pagare l’affitto

È nel 997 che si ritrova, all’interno del Codex cajetanus di Gaeta, un aneddoto simpatico ma fondamentale per la consacrazione di una delle parole più diffuse al mondo (e che consente di comprendersi e comunicare anche in lingue diverse, in America come in Australia o in Oriente); all’interno di un contratto di locazione di un mulino sul fiume Garigliano, infatti, si legge che oltre all’affitto, ogni anno ai proprietari dovevano essere date “duodecim pizze”, in occasione del Natale e della Pasqua.
Per la serie, oltre al portafogli, anche la pancia vuole la sua parte.

La consacrazione della pizza

I primi documenti ufficiali in cui finalmente la pizza diventa un cibo celebrato ed adorato risalgono all’anno Mille, ma è nel 1535 che essa viene consacrata, quando il poeta e saggista Benedetto Di Falco nella sua “descrizione dei luoghi antichi di Napoli” afferma che la “focaccia, in Napoletano è detta pizza”.

Stesura della pizza. Credits: www.foodiesfeed.com

È tuttavia curioso apprendere che nel 1570 il cuoco personale di papa Pio V, Bartolomeo Scappi, prepara per lui una pizza in versione dolce, realizzata pestando in un mortaio mandorle, pinoli, datteri, fichi freschi e uva passa e aggiungendo acqua di rose, tuorli d’uovo, zucchero, cannella e mosto d’uva.
Possiamo comunque perdonarlo per quest’invenzione azzardata, poiché afferma che “in essa pizza si può mettere d’ogni sorte condite”.

La nascita della pizza napoletana

Il resto è storia nota.
Nel ‘700 il pomodoro giunge in Italia grazie alla scoperta dell’America e la pizza diventa quella che oggi conosciamo ed amiamo: un impasto condito con pomodoro, sale, basilico e un filo d’olio extra vergine d’oliva, a cui, nel 1889, grazie alla geniale intuizione del pizzaiolo Raffaele Esposito, che inventa la pizza Margherita, viene aggiunto l’ingrediente principe della pizza napoletana, la mozzarella.

Attraverso i secoli, nonostante i diversi aspetti e condimenti, ciò che è giunta fino a noi è un’eredità preziosa e solida, che negli anni continua ad ammaliarci, a farci cedere alla tentazione, a donarci gioia ad ogni morso e a sorprenderci per quanta bontà riesca ad essere contenuta all’interno di un semplice disco di pasta lievitata.
Perciò, ascoltate il nostro consiglio: stasera andate in pizzeria e date onore a questa meraviglia chiamata pizza.

 

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