La mostra, inaugurata lo scorso 4 aprile, rientra in un progetto più ampio dal titolo “Capolavori dalle collezioni italiane” che si propone di instaurare un dialogo tra le opere della casa museo Palacio de Lebrija a Siviglia e numerosi capolavori provenienti da diversi musei italiani che saranno d’ora in poi esposti nel museo sivigliano.

Ercole e Deianira si troveranno in aperto dialogo con le figure mitologiche che popolano le decorazioni musive, gli arabeschi del patio e i busti marmorei di ispirazione classica greco-romana conservati nel museo.

Mostra Rubens Ercole e Deianira. Capolavori dalle collezioni italiane a Siviglia (Fonte Juan Carlos Munoz)

Ciò che lega Rubens alla Spagna è la profonda amicizia con l’altro celebre artista barocco Diego de Velázquez, nonché l’attività che svolse alla corte spagnola dell’epoca. L’opera dell’artista fiammingo, studioso e un appassionato di cultura umanistica dell’antichità, fu caratterizzata da una spinta italianeggiante e classicheggiante; non a caso egli fu tra i primi a contribuire in Italia allo sviluppo dell’arte barocca, così distante dalla pittura tipica olandese, i cui soggetti privilegiati erano invece le scene di vita quotidiana della nuova borghesia dei centri urbani. Rubens ritrae due momenti diversi della vita di Ercole.

Peter Paul Rubens – Autoritratto, 1623, National Gallery of Australia  (Fonte www.rubenssevilla.com)

Nella prima imponente tela – 2,46 x 1,68 m – Ercole è raffigurato nel momento in cui, ucciso il serpente Ladone, porta a compimento la sua undicesima fatica: raccogliere i leggendari pomi d’oro dagli alberi del giardino delle Esperidi, come narrato nella Teogonia di Esiopo. L’eroe è avvolto dalla leontè, la pelle di leone che insieme alla clava su cui si poggia e da lui costruita, rappresentano gli attributi tipici di riconoscimento dello stesso. Entrambi gli oggetti risalgono alla prima delle fatiche che Ercole ha dovuto sostenere, quella contro il leone di Nemea. La testa del serpente Ladone che tenta inutilmente e disperatamente di divincolarsi è schiacciata sotto i piedi del semidio.

Pieter Paul Rubens – Ercole nel giardino delle Esperidi, 1638, Torino, Musei Reali – Galleria Sabauda (Fonte Arthemisia)

Nel secondo dipinto anch’esso di straordinaria imponenza – 2,45 x 1,68 metri – è ritratta la sposa di Ercole, Deianira per le cui fattezze probabilmente Rubens si ispirò alla sua seconda moglie, Hélène Fourment. La moglie del semidio ascolta le parole della Furia, dai capelli di serpente che, piegandosi verso di lei le porge una tunica bagnata nel sangue del centauro Nesso. La dea della vendetta la convince che il sangue prodigioso a contatto con il corpo del marito lo avrebbe fatto innamorare nuovamente di lei abbandonando la bella Iole di cui si era invaghito. Non sospettando l’inganno, Deianira la offre così in dono ad Ercole scoprendo poi che il sangue velenoso del centauro ne causerà la morte tra atroci sofferenze e per questo la donna si suiciderà.

Pieter Paul Rubens – Deianira tentata dalla Furia, 1638, Torino, Musei Reali – Galleria Sabauda (Fonte Arthemisia)

È proprio il mito a costituire il fil rouge che lega le tele dell’artista, definito da Eugéne Delacroix “l’Omero della pittura”, al Palazzo di Siviglia. Nella mitologia greca infatti le ninfe Esperidi custodivano un meraviglioso giardino che secondo il geografo greco Estrabòn si trovava nel sud della Spagna, in un boschetto dove crescevano mele dorate che donavano l’immortalità.

Mosaico dal Palacio de la Condesa de Lebrija (Fonte httpwww.rubensensevilla.com)

Il dialogo è poi particolarmente intenso tra la “Deianira tentata dalla Furia” e il “Busto giovanile di Afrodite”, replica dell’originale di Fidia scolpito dal discepolo Agoracrito di Paros nel V secolo a. C. Altra opera in dialogo è il marmo raffigurante Minerva, con l’elmo sul capo e con un gorgoneion che le decora il petto raffigurante la testa di Medusa, offertole da Perseo, rappresentata in un atteggiamento di lotta che richiama la figura di Deianira, abile guerriera e conduttrice di carri nelle battaglie.

È inoltre lo stesso magnifico palazzo, risalente al XVI secolo, ad essere scenario ideale per il confronto tra le opere seicentesche e barocche di Rubens e i reperti archeologici e classici a lungo collezionati dai conti di Lebrija. In esso sono contenuti gli oggetti acquisiti durante i suoi viaggi dalla contessa Doña Regla Manjon, illustre nobildonna e prima donna accademico di Belle Arti di Santa Elisabetta d’Ungheria a Siviglia, accademico della Real Academia de Bellas Artes de San Fernando a Madrid, e soprattutto appassionata di archeologia, tanto da acquistare i terreni in cui si sospettava fossero sepolti reperti archeologici per scavare, salvarli dalla distruzione e restaurarli. Il palazzo ospita inoltre una vasta libreria con oltre 4.000 volumi e nel corso delle diverse stanze del palazzo è possibile anche ammirare elementi della lingua araba e romana, una raccolta di parapetti e, inoltre, anfore, colonne e sculture, busti greco-romani e rappresentazioni mitologiche insieme ad altre di stile cinese e persiano, il tutto esposto sia sui muri che nelle vetrine. Tra i dipinti, che a loro volta sono veri tesori, si annoverano opere di Van Dyck, Bruegel il Vecchio, Joaquín Sorolla e Murillo School.

(In copertina: Pieter Paul Rubens – Deianira tentata dalla Furia, fonte Arthemisia)

Dettagli evento

Luogo:
Palacio de La Condesa de Lebrija, Calle Cuna, 8, 41004 Sevilla
Date:
4/04/2019 - 22/09/2019
Orario:
Tutti i giorni dalle 10:30 alle 19:30
Costo:
intero 12 €, ridotto (6-12 anni) 6 €