Di Francesca Maria De Matteis

Avvolto nella nebbia, il castello di Kronborg a Helsingør, conosciuto anche come il Castello di Amleto, si staglia davanti a noi. Siamo appena usciti dalla stazione di Elsinora (traduzione italiana di questa piccola località), a circa un’ora di treno da Copenaghen, e riconosciamo subito la meta del nostro viaggio. Imponente ed elegante, maestoso ma diffidente, invita i visitatori ad avvicinarsi senza, però, permettere loro di andare oltre quel velo di diffidenza che accompagna le novità. Dietro al porto, ma distante dalle case alte e strette, tipicamente pitturate con colori freddi come il bianco, il grigio e il celeste, scorgiamo il profilo quasi spettrale del castello che ha ispirato la più celebre tragedia shakespeariana.

Fonte: voglioviverecosi.com

Scritta da William Shakespeare alla fine del XVI secolo, La tragedia di Amleto, Principe di Danimarca è ambientata proprio nel Castello di Kronborg. Qui, infatti, durante la visita, è possibile ripercorrere i passi che il poeta inglese fece solcare al protagonista. Attraversando il Flag Bastion e le Stanze della Regina, si ha l’impressione di sentire tutta la tragicità di quegli eventi, che, così abilmente, furono messi in scena secoli fa. Una seconda leggenda, ancor più suggestiva, affascina i visitatori di questo luogo allo stesso tempo meraviglioso e spettrale. Nei sotterranei sembra stia dormendo il fantasma dell’eroe nazionale danese Holger Danske: egli si sveglierà solo quando il Paese sarà minacciato.

Con 90 corone danesi, dkk, l’equivalente di circa 12 euro, acquistiamo il biglietto e iniziamo la visita.

Fossato, mura difensive, cannoni e bastione di avvistamento sono simboli eloquenti dell’antico ruolo di fortezza ricoperto dall’edificio. Posizionata ad un’estremità dei confini esterni dell’edificio, adiacenti al mare, una bandiera danese sventolo orgogliosa, memore della passata egemonia marittima. Guarda alla Svezia, situata sulla costa opposta, raggiungibile dopo appena 4 kilometri di traversata con un battello. Siamo nel Mare del Nord e i due Paesi scandinavi si guardano, scrutando tra la nebbia l’uno il profilo dell’altro. Sottolineare tale breve distanza tra Svezia e Danimarca, aiuta a spiegare la posizione strategica del castello.

Fonte: scuolafilosofica.com

Attraversato il ponte sul fossato, ci basta percorrere pochi metri prima di attraversare una elegante porta di pietra, ornata da elementi architettonici classicheggianti, quali colonne scanalate dai capitelli ionici, stucchi, bassorilievi, statue, lesene e un arco a tutto sesto. Superato quest’ultimo siamo nel cortile interno, dove affacciano le numerose porte che danno accesso alle varie zone dell’edificio. Le stanze del re e della regina, le cucine, la cappella e la torre di avvistamento. È possibile visitarle tutte con l’unico biglietto acquistato all’ingresso.

Ultima parte intatta, risalente al 1582, è la Cappella. Cristiano IV, re di Danimarca, partecipava alle funzioni che vi si tenevano, fin da quando era bambino. Questa zona mostra come era decorato il castello: infatti, come il soffitto della cappella, anche l’intero edificio e, in particolar modo, la Sala da Ballo, erano ornati da soffitti colorati e dorati. Nell’Amleto di Shakespeare, Claudio confessa l’omicidio del re Amleto suo fratello proprio di fronte all’altare.

Fonte: voglioviverecosi.com

Per capire meglio le caratteristiche strutturali e architettoniche della struttura è necessario ripercorrerne brevemente la storia. Il re di Danimarca Federico II commissionò la ricostruzione del Castello di Kronborg, allo scopo di farne la propria residenza e affermarsi come il più potente sovrano dell’intera Scandinavia. Voluto da Eric di Pomerania nel 1420, infatti, aveva fino ad allora controllato il passaggio delle navi che attraversavano lo stretto. Federico II si circondò di scienziati ed intellettuali e i suoi banchetti divennero presto famosi. Nel 1572 sposò la giovanissima regina Sophie: nonostante lei avesse solo quindici anni al momento delle nozze, il loro matrimonio è ricordato come uno dei matrimoni reali più felici d’Europa. Con il passare dei secoli l’edificio fu modificato varie volte, fu seriamente danneggiato da due incendi, venne assediato e, successivamente, trasformato in una base militare, passando sotto il diretto controllo dell’esercito. Dal 2000 è patrimonio dell’UNESCO.

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