Stiamo camminando lungo via Toledo. È aprile inoltrato e le temperature sono già alte, tanto che il caldo rende fastidiosi perfino la maglietta a maniche corte e i jeans. Non è facile districarsi tra i passanti, che, rumorosi, affollano i marciapiedi e la carreggiata, incuranti delle macchine e dei motorini che, apparentemente instabili, sfrecciano a pochi centimetri. A ogni passo siamo abbracciati da tepori profumati che stimolano l’appetito. Ci stiamo dirigendo verso Piazza del Plebiscito, ma la nostra attenzione viene subito catturata da una scritta sulla destra. Appesa tra due file di palazzine, su un cartello dalla forma irregolare spicca la scritta “Quartieri Spagnoli”.

Veduta di una delle vie principali dei Quartieri Spagnoli, Napoli.
Foto di: Ferdinando Maria De Matteis

Considerati da sempre una delle tappe fondamentali per chi visita Napoli, non sempre hanno ricevuto la giusta attenzione per la loro storia che li caratterizza. Per quanto sia innegabile che le strette vie che si inerpicano tra incerte costruzioni, sovrabbondanti di appartamenti e straripanti di popolarità, forniscano affascinanti scorci da fotografare, il nostro consiglio è quello di fermarsi un momento e cercare di apprendere dal loro passato ciò che rappresentano oggi.

Corrispondono ai quartieri San Ferdinando, Avvocata e Montecalvario, alcune delle zone più centrali di Napoli e costituenti la parte storica della città. Sono noti, ormai in tutto il mondo, i panni stesi ad asciugare, appesi a fili tesi da un balcone all’altro. Modeste nelle dimensioni, ma tutt’altro che trascurabili per qualità e importanza culturale sono le numerose botteghe artigiane che, insieme a pizzerie e friggitorie, riempiono i vicoli. L’importanza storica dei Quartieri Spagnoli è stata per anni offuscata dalla cattiva fama che nel tempo si sono guadagnati, a causa di prostituzione e criminalità.

Veduta di uno dei vicoli dei Quartieri Spagnoli, Napoli.
Foto di: Ferdinando Maria De Matteis

Nati nel XVI secolo, i Quartieri Spagnoli hanno inizialmente ricoperto il ruolo di luoghi di passaggio e transito. Furono, infatti, costruiti per accogliere le guarnigioni militari, durante eventuali sommosse della popolazione locale contro il dominio spagnolo, o viaggiatori di passaggio. Nonostante in quello stesso secolo, don Pedro de Toledo, viceré di Napoli per Carlo d’Asburgo, avesse emanato leggi nel tentativo di migliorare il contesto sociale della zona, non furono raggiunti risultati degni di nota.

Con accesso diretto sulla strada, sono costituiti da uno o al massimo due stanze, se così possiamo definirle, situate al piano terra degli edifici abitati. Simboli di povertà, disagio sociale ed economico, i Bassi, in napoletano ‘o Vascio, sono caratteristici tanto del capoluogo campano quanto delle aree partenopee limitrofe. In uno di essi, nascosto dal chiassoso viavai dei turisti, ma accuratamente indicato da un’insegna, una giovane donna fabbrica e vende gli strumenti musicali della tradizione popolare: tamburelli, Triccheballacche, Putipù, Castagnelle e Tammorre. Ci spiega tutto dettagliatamente e, orgogliosa delle proprie origini, sorride scandendo i ritmi più famosi.

Alcuni strumenti della tradizione musicale popolare napoletana.
Foto di: Ferdinando Maria De Matteis

Attirati dalla fama conquistatasi negli ultimi anni, ci convinciamo ad acquistare un biglietto della metro e, senza un’effettiva necessità di dover usufruire del servizio di trasporto pubblico, iniziamo a scendere in profondità, verso i binari. Óscar Tusquets Blanca è l’architetto, pittore e designer spagnolo che ha progettato la stazione Toledo, una delle fermate centrali della linea 1 della metropolitana di Napoli. Due rampe di scale mobili ci accompagnano nella discesa e, incuriositi, già dai primi metri iniziamo a sbirciare curiosi. Sul soffitto che sovrasta la seconda rampa migliaia di tessere blu e ocra compongono un mosaico che evoca l’ambiente marino, mentre installazioni di piccole luci verdi si accendono in modo alternato. A metà della discesa un’insolita cupola inghiotte gli sguardi degli ammiratori.

Veduta dal basso del mosaico della stazione Toledo della metropolitana di Napoli.
Foto di: Ferdinando Maria De Matteis

Nell’area sono stati progressivamente rinvenuti reperti di diverse epoche diverse. I più antichi sono datati 1500 a.C. circa: parte degli scavi di tali insediamenti risalenti all’Età del Ferro, possono essere visitati all’interno delle principali stazioni metropolitane del centro, tra le quali la centralissima Toledo. Di epoca medievale sono, invece, i resti rinvenuti nei pressi della Piazzetta di Santa Maria degli Angeli. Altri luoghi di interesse sono Palazzo Cammarota, dove spesso Giacomo Leopardi dimorò durante i suoi soggiorni napoletani, e la Chiesa di Santa Teresella degli Spagnoli.

Fonte immagine di copertina: Ferdinando Maria De Matteis
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